Stoccaggio anidride carbonica

Alessandro Ferri • Le tecnologie CCS (Carbon Capture and Storage) come fattore decisivo per la lotta all'anidride carbonica

 

Washington, DC. I Ministri per l’Energia e l’Ambiente dei Paesi aderenti al Carbon Sequestration Leadership Forum (CSLF: ovvero, letteralmente, Forum per la riduzione della CO2, ovvero l’anidride carbonica) hanno condiviso all’unanimità le tecnologie CCS (Carbon Capture e Storage) come componente chiave dei programmi internazionali volti a combattere il cambiamento climatico. Qualsiasi attività internazionale in tal senso dovrà, pertanto, prevedere l’adozione delle soluzioni sviluppate in questo settore. E i Ministri, a loro volta, si sono impegnati ad attivarsi per accelerare la diffusione di queste tecnologie.

Cos’è il CSLF

È doverosa qualche nota sul CSLF: è un’iniziativa internazionale sui cambiamenti climatici, mirata a condividere in tutto il mondo le risorse per sviluppare e migliorare le tecnologie per la separazione, la «cattura», il trasporto e lo stoccaggio a lungo termine della CO2, generato dalle centrali elettriche e dagli impianti industriali. Finora aderiscono al CSLF comprende 22 nazioni sviluppate e in via di sviluppo, tra cui Cina e India, e la Commissione europea: tutti uniti nella ricerca di soluzioni concrete e costruttive per affrontare le preoccupazioni sull’aumento della CO2 e i cambiamenti climatici da essa derivanti. I Paesi aderenti al CSLF - che «unisce» blocchi economici contrapposti in un’azione comune - rappresentano circa il 60% della popolazione mondiale (3,5 miliardi di persone): vale a dire il 76% dei «produttori» di CO2 e del PIL mondiale, e il 70% della produzione energetica mondiale.

«Cattura e Sequestro del Carbonio»

Tutto ciò premesso, è più facile spiegare in cosa consistano, in pratica, le tecnologie CCS: si tratta di sistemi e metodologie avanzate, letteralmente traducibili con l’espressione «Cattura e Sequestro del Carbonio», mirate al confinamento geologico dell'anidride carbonica (CO2) prodotta da grandi impianti di combustione.

 

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Le tecnologie CCS sono ormai entrate a far parte del mix di strategie disponibili, per far fronte alla crescente concentrazione in atmosfera di CO2 di origine antropica, un gas ad effetto serra che, in base alle ricerche più avanzate, sembra concorrere in modo preoccupante all'attuale riscaldamento del globo.

Le CCS servono quindi a «catturare» la CO2 emessa da centrali elettriche o impianti industriali, e convogliarla nel sottosuolo in adeguati siti per lo stoccaggio permanente. CCS identifica pertanto un’opzione inevitabile - come una sorta di direzione obbligata - nel percorso di riduzione delle emissioni di CO2, e ritenuta preferibile rispetto ad altre metodologie.

7 anni decisivi per il CCS

Il percorso che ha portato alla definizione dell’attuale stato dell’arte è frutto di studi, ricerche ed esperienze compiuti negli ultimi decenni. Ma saranno i prossimi sette anni a essere decisivi per creare le condizioni di ulteriore sviluppo della CCS, così da essere pronti per la distribuzione su larga scala entro la fine del decennio. I progressi compiuti sono significativi, ma rimangono ancora delle sfide da superare, soprattutto per garantire la sicurezza, nel tempo, dei contenitori e dei siti. Che dovranno a loro volta rispondere a severissime specifiche per la tutela ambientale e, per quanto riguarda la «security», la prevenzione da attacchi di matrice terroristica.

Obiettivo comune dei Ministri del Forum, è quello di garantire le condizioni per completare i progetti CCS attualmente in costruzione, o in fase avanzata di progettazione, e permettere il futuro sviluppo commerciale della tecnologia nei primi anni del prossimo decennio (2020-2029). E per questo, sono state delineate le azioni chiave necessarie a implementare il più possibile la distribuzione degli impianti CCS.

In primo luogo occorre sviluppare quadri finanziari (e modelli di business) prevedibili, e meccanismi di incentivazione per indirizzare al compimento, nel breve termine, l’installazione di CCS. Prevedendo nel contempo tecnologie competitive con altri sistemi a basse emissioni di CO2.

 

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È quindi necessario sviluppare impianti CCS, dimostrativi dell’efficacia delle tecnologie, in piena consapevolezza che il costo per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei gas a effetto serra sarà significativamente più alto.

Ricerca e Cooperazione

Per il Forum dei Ministri è poi importante sottolineare l’importanza vitale degli sforzi coordinati a livello mondiale, in materia di ricerca coerente e ottimale dei CCS - sia nella fase di sviluppo preliminare, che in quella dimostrativa - e cercare attivamente di sostenere tali opportunità attraverso la collaborazione bilaterale e multilaterale con altri importanti organismi. Come l’Agenzia Internazionale per l’Energia, e il Global Carbon Capture and Storage Institute. Spetta poi agli organismi politici dei singoli Paesi membri, imporre normative che garantiscano sicurezza e integrità dei sistemi CCS integrati, eliminando inutili ostacoli per la loro distribuzione. A tale proposito, è importante definire il meccanismo di convalida per lo storage, nella fase preliminare alla definizione finale dei siti (una fase che, prevedibilmente, sarà delicatissima sotto gli aspetti amministrativi e finanziari). E questo non potrà avvenire che incoraggiando la cooperazione tra i paesi nell’identificare e valutare le risorse di storage condivise, e sviluppando Piani per il loro sviluppo congruente ai paesi e ai territori che ospiteranno i sistemi CCS, compreso lo sviluppo dei sistemi di trasporto correlati a tali impianti. Non meno importanti, a tale proposito, saranno le attività di promozione e di disseminazione comunicativa dei concetti alla base dei sistemi CCS: la conoscenza, nelle grandi trasformazioni tecnologiche che rivestono implicazioni sociali, si rivela sempre uno strumento molto più prezioso di quanto già non sia.

 

Alessandro Ferri

 

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