Acquacoltura

Roberta Di Giuli • Un nuovo rapporto congiunto Banca Mondiale, FAO e IFPRI esamina le prospettive della pesca e dell'acquacoltura. Il settore può contribuire alla sicurezza alimentare e alla crescita economica di un mondo sempre più affamato



Un mondo nutrito dall’acqua! In un dettagliato rapporto dal titolo «Fish to 2030: Prospects for Fisheries and Aquaculture (La pesca nel 2030: Prospettive per la pesca e l'acquacoltura)», a firma di Banca Mondiale, lFAO e IFPRI, l'Istituto internazionale di ricerca sulle politiche alimentari, pubblicato il 5 febbraio, un «tuffo» nel settore dell’acquacoltura e del commercio mondiale di pesce per evidenziare una realtà in evoluzione, destinata ad un ruolo sempre più da protagonista, necessariamente in linea con le esigenze dello sviluppo sostenibile. Il tutto partendo da alcuni dati in proiezione.

Per il 2030 la pesca d'allevamento fornirà quasi due terzi del consumo di prodotti ittici a livello mondiale, mentre la pesca da cattura si stabilizzerà e la domanda di un'emergente classe media, soprattutto in Cina, aumenterà in modo considerevole.

Attualmente - racconta la FAO - il 38% di tutto il pesce prodotto nel mondo viene esportato e, in termini di valore, oltre due terzi delle esportazioni di prodotti ittici dei Paesi in via di sviluppo sono dirette ai paesi sviluppati. Alla ribalta del settore sarà, secondo il rapporto, la Cina, il cui mercato, in crescita, coprirà nel 2030 il 38% del consumo mondiale di pesce. La Cina e molti altri paesi stanno incrementando i propri investimenti nel settore dell'acquacoltura per contribuire a soddisfare una domanda crescente. Per il 2030 l'Asia meridionale, il Sud-Est asiatico, la Cina e il Giappone rappresenteranno il 70% del consumo mondiale di pesce mentre l'Africa sub-sahariana registrerà, tra il 2010 e il 2030, un calo del consumo di pesce dell'1% pro capite l'anno, ma, a ragione della crescita della popolazione del 2,3% nello stesso periodo, il consumo di pesce totale della regione crescerà complessivamente del 30%.


Acquacoltura

Le specie più promettenti dell’acquacoltura

Il rapporto prevede che per il 2030 il 62% della pesca verrà dall'acquacoltura, con una probabile crescita più rapida di alcune specie: le tilapia, le carpe ed i pesci gatto. La produzione mondiale di tilapia quasi raddoppierà passando dagli attuali 4,3 milioni di tonnellate a 7,3 milioni di tonnellate l'anno tra il 2010 e il 2030.

"La rapida evoluzione dell'acquacoltura è ciò che ha reso questo un settore particolarmente impegnativo da gestire ma, allo stesso tempo, ne incarna l'aspetto più emozionante in termini di prospettive future per la trasformazione e il cambiamento tecnologico", ha detto uno degli autori del rapporto Siwa Msangi dell'IFPRI.

"Confrontando questo studio con uno simile che abbiamo fatto nel 2003, possiamo vedere che la crescita della produzione dell'acquacoltura è stata più accentuata di quanto non avessimo previsto".

Il pesce… sostenibile

AcquacolturaUno strumento utile di informazione, una base da cui partire. Così definisce il rapporto il Direttore della Banca Mondiale per il Dipartimento Agricoltura e Servizi Ambientali, Juergen Voegele, che consiglia di farne tesoro ai paesi in via di sviluppo interessati a far crescere le loro economie attraverso la produzione ittica sostenibile. Però, avverte, le politiche devono essere frutto di attente valutazioni per garantire che le risorse siano gestite in modo responsabile. "Fornire pesce in modo sostenibile - produrlo senza esaurire le risorse naturali, produttive e senza danneggiare il prezioso ambiente acquatico - è una sfida enorme", ha aggiunto. "Continuiamo ad assistere ad una eccessiva e irresponsabile pesca di cattura e di allevamento, con il diffondersi di epidemie che, tra le altre cose, hanno pesantemente influenzato la produzione. Se i Paesi sapranno gestire bene le loro risorse, saranno in una buona posizione per beneficiare del cambiamento della situazione commerciale".

Settore strategico ma vulnerabile

Occupazione, cibo nutriente e opportunità economiche, soprattutto per le comunità di pescatori su piccola scala. Queste le garanzie che offrono pesca e acquacoltura. Ma a fronte di questo ruolo vitale c’è una realtà che allerta: la minaccia di epidemie su larga scala nel settore della pesca d'allevamento e l'impatto del cambiamento climatico potrebbero alterare drasticamente questa situazione. Árni M. Mathiesen, vice-Direttore Generale della FAO per il Dipartimento Pesca ed Acquacoltura, ha sottolineato che liberare il potenziale dell'acquacoltura potrebbe avere benefici duraturi e positivi. "Con la popolazione mondiale che si prevede raggiungerà i 9 miliardi di persone per il 2050 - in particolare nelle aree che hanno alti tassi di insicurezza alimentare - l'acquacoltura, se responsabilmente sviluppata e praticata, potrà dare un contributo significativo alla sicurezza alimentare globale e alla crescita economica". 


Roberta Di Giuli
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