Bocche di Bonifacio

Roberta Di Giuli • Gli scienziati dell’associazione onlus Accademia del Leviatano stanno monitorando la presenza di plastiche galleggianti nell’area delle Bocche di Bonifacio. Si avvalgono di un metodo sperimentale adattato dall’ISPRA e dall’Università di Pisa per la situazione mediterranea. La ricerca utilizza, per il monitoraggio, i traghetti di linea



Non sbaglia chi sostiene che sarà ricordata, la nostra, come l’era della plastica. Ne siamo circondati e, bravissimi nel crearla, fatichiamo non poco per farla divenire innocuo rifiuto. La plastica è tenace, non «soffre» di veloce degrado e sa galleggiare benissimo. Uno dei problemi più duri da affrontare, infatti, riguarda proprio la sua massiccia presenza nei nostri mari. È la protagonista per eccellenza dei rifiuti marini che stanno diventando  una seria minaccia per la salute dei bacini. Grandi quantitativi di rifiuti giungono da terra e, soprattutto le plastiche, che non riescono a degradarsi, possono essere ingerite da tartarughe, cetacei ed uccelli. La plastica può frammentarsi in particelle più piccole che vengono ingerite dai pesci entrando così a far parte anche della catena alimentare dell’uomo.


Grafico campagna di monitoraggio Bocche di Bonifacio


A portare risultati in merito, ancora una volta, è stata la campagna di monitoraggio invernale dei rifiuti galleggianti nella Regione transfrontaliera delle Bocche di Bonifacio, tra la Sardegna e la Corsica. In realtà i valori emersi risultano bassi rispetto ad altre aree costiere nel Tirreno, ma parliamo del periodo invernale, che implica un «indotto» meno importante rispetto a quello estivo più turistico. Rispetto, infatti, alle altre aree monitorate, quali l’arcipelago Toscano e le coste Laziali, il quantitativo di rifiuti censito è di circa la metà.

Alla ricerca della plastica perduta

Per poter valutare i quantitativi di plastica in mare, l’associazione onlus Accademia del Leviatano sta monitorando, in specifiche aree di valutazione nel Tirreno, la distribuzione e l’abbondanza di plastiche galleggianti più grandi di 25 cm. Per raccogliere  dati, i ricercatori utilizzano un metodo sperimentale già utilizzato in altre parti del mondo ed adattato da ISPRA ed Università di Pisa per la situazione mediterranea. Il metodo si avvale, per il monitoraggio, dei traghetti di linea come piattaforme di osservazione, permettendo così sia di poter monitorare aree di mare alto, sia di poter ripetere le osservazioni lungo la stessa rotta. I dati raccolti sembrano positivi: è stato infatti censito, nella regione delle Bocche di Bonifacio, dopo più 1.100 km percorsi, circa un oggetto per km quadro. Questo valore aumenta del 50% proprio nell’area dello Stretto.


Bocche di Bonifacio


Lo studio dell’Accademia del Leviatano proseguirà fino all’estate ed è reso possibile grazie alla collaborazione delle compagnie di traghetti Grimaldi Lines e Corsica-Sardinia Ferries e riguarderà tutto il Tirreno. Il protocollo di monitoraggio è all'interno del network internazionale che monitora i cetacei utilizzando traghetti di linea. Al network, coordinato da ISPRA, partecipano anche la Fondazione CIMA, l'Università di Pisa, l'AMP di Capocarbonara, l'associazione Ketos, oltre agli enti francesi EcOcean e GIS3M e quelli Tunisini Ass. Atutax ed Università di Bizerte.


Roberta Di Giuli
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