AcquaIl Consiglio regionale del Lazio ha approvato all'unanimità la legge sull'acqua pubblica, che è - e rimane - bene di tutti. La soddisfazione di Zingaretti, e non solo


•• Giù le mani dall’acqua! Da oggi, il principio proposto con il referendum del 2011 (avanzato  da 39 Comuni e sottoscritto da 40 mila cittadini) è divenuto legge e quindi in qualità di «bene naturale» con “diritto umano universale", l’acqua del Lazio rimarrà a gestione pubblica. Nessuna possibilità, dunque, per la concorrenza commerciale di allungare la mano per accaparrarsi un ruolo da protagonista nella sua gestione.

Grande la soddisfazione tra gli addetti ai lavori. “L’approvazione all’unanimità della legge in Consiglio regionale sull’acqua rappresenta un grande successo, la vittoria di cittadini e istituzioni che hanno combattuto insieme perché l’acqua restasse un bene di tutti. Questa legge è in linea con l’esito referendario e riconosce la tutela pubblica su un bene comune, scarso e limitato, come l’acqua. Il testo approvato rappresenta un primo, ma fondamentale passo di un iter, più lungo e complesso, che porterà alla riforma di tutta la materia. Ringrazio, infine, maggioranza e opposizione che ancora una volta hanno dato prova di compattezza e responsabilità su un tema delicato, sollecitato da una proposta nata dai cittadini, dai movimenti e dai Comuni. Oggi abbiamo ancora una volta dimostrato che si può cambiare davvero il volto di questa regione e soprattutto il suo rapporto con la comunità: il testo approvato è infatti il frutto di un lavoro di concertazione tra cittadini, movimenti, Enti Locali, Consiglio e Giunta. Serietà, partecipazione e dialogo sono e restano gli strumenti che vogliamo utilizzare in questo processo di riforma e rinascita del Lazio”. A parlare è il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti in una nota diffusa a commento dell’approvazione.

Soddisfatti anche, e soprattutto, i comitati per l'acqua pubblica: "Ora auspichiamo una reazione a catena delle altre Regioni - hanno affermato - Questa è una legge che rimette al centro finalmente gli enti locali".

I nuovi percorsi dell’acqua

Il testo sancisce che la gestione del servizio idrico integrato "deve essere svolta senza fini di lucro". Addio, con la legge, ai  vecchi «Ato» (Ambiti territoriali ottimali), a favore di una  gestione dell'acqua nel bacino idrografico (da individuare entro sei mesi), ognuno con un bilancio idrico sostenibile. Un preciso bilancio idrico dovrà assicurare "l'equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico" e dovrà essere aggiornato con cadenza almeno quinquennale. Le autorità di bacino formate dagli enti locali coinvolti, Comuni in prima fila, dovranno predisporre annualmente "un report sulle perdite idriche nelle reti di distribuzione". Le Autorità dovranno gestire il sistema in modo integrato: tutti gli impianti, dagli acquedotti alle fognature, dovranno essere di proprietà pubblica. E per quegli enti locali che volessero subentrare nelle società di capitali, è stato istituito il Fondo di ripubblicizzazione, sostenuto dal bilancio regionale.


Roberta Di Giuli


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