Giornata Mondiale dell'Acqua 2014

Nella Giornata Mondiale dell’Acqua, Federutility - per voce del vice-Presidente D’Ascenzi - punta il dito sulle italiche emergenze, a cominciare dai depuratori, e sulla possibilità di avere dall’acqua un’occasione di crescita con gli opportuni investimenti…



Le forme dell’acqua… Diverse in ogni Paese che annovera emergenze «personali». Fare di ogni ruscello…un fiume non aiuta a risolvere quelle che sono le esigenze individuali. Senza togliere nulla al «valore» delle grandi emergenze, Federutility - che riunisce tutti i gestori italiani del servizio idrico integrato - in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua sottolinea una tendenza politica e “culturale”  non costruttiva e lancia un appello: “Oro blu, equilibrio mondiale con i Paesi in via di sviluppo, acquedotti colabrodo e rispetto per Sorella Acqua. In occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua sono quasi sempre questi i temi ricordati. In Italia sarebbe bene concentrarsi sulle nostre vere emergenze: un cittadino su quattro non è collegato alle fognature e un cittadino su tre scarica direttamente i liquami a mare, senza passare per la depurazione. Riconoscere valore all’acqua, significa prendersene cura con i fatti”.

A parlare è Mauro D’Ascenzi, vice-Presidente di Federutility che in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua 2014 lancia un appello affinché non rimangano sommerse quelle che rappresentano le vere emergenze del nostro Paese, che ancora una volta, nella classifica degli «utilizzatori» più virtuosi, porta a casa una pagella deludente: “La mia provocazione è per spiegare che ogni Paese, in relazione all’acqua, ha una necessità differente. Da noi c’è un’urgenza sulla depurazione per il cronico ritardo che abbiamo verso l’UE. Una ritardo che ci costerà 700 milioni l’anno di sanzioni dalla Corte UE, se non ci sbrighiamo a costruire depuratori”.

A guardarsi intorno - come sempre - c’è di che andare poco fieri sulla nostra capacità gestionale della risorsa blu: “Nei Paesi OCSE più evoluti del nostro, dove per ciascun abitante si investono 80 euro l’anno dedicati al servizio idrico, con punte di 160 euro/anno in Danimarca -  contro i nostri 30 euro l’anno - le necessità sono meno ingenti, le reti idriche perdono di meno e gli standard ambientali sono rispettati”.

Posta nella giusta condizione, l’acqua potrebbe invece  rappresentare un’occasione: “Nei Paesi in Via di Sviluppo ci si deve concentrare sull’approvvigionamento e molte aziende italiane potrebbero contribuire alla realizzazione di acquedotti e di infrastrutture se venisse riconosciuto - come chiediamo da tempo - l’accantonamento dell’1% delle bollette a favore delle iniziative di cooperazione internazionale. Non beneficenza, progetti industriali”.

Infine, un appello: ”L’acqua è un valore – sentenzia D’Ascenzi - ma spesso le nostre istituzioni, la politica e le associazioni, si limitano ad affermarlo più a parole che nei fatti. Riconoscere valore all’acqua significa prendersene cura, realizzando 3 miliardi all’anno di investimenti per i prossimi 20 anni, concentrandosi sulla depurazione delle acque che scarichiamo per non lasciare ai nostri figli un mostruoso debito ambientale.


Roberta Di Giuli
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