Ghiacciaio Miage

L’area occupata dai ghiacci sulle nostre montagne è sempre più ridotta, pari a quella del lago di Garda. I fattori climatici in mutamento mettono a rischio un «deposito» di storia e di conoscenza del nostro passato e una risorsa per l’avvenire. Un primo passo, la mappatura dell’esistente: il catasto aggiornato presentato a Milano



•• Parlare di ghiacciai, una volta definiti eterni, significa parlare della nostra storia, dalle ere geologiche ai nostri giorni. Le grandi masse nevose divenute nei millenni ghiacciai, favoriti da piccole e medie glaciazioni, rappresentano da un lato il termometro di quanto accade nell’habitat, dall’altro la memoria «genetica» di quel che eravamo, di quello che era la Terra milioni e millenni di anni fa! È quindi di tutta evidenza che la conservazione, la comprensione dei fenomeni che mettono a rischio questo patrimonio deve essere continua e che il primo passo sia conoscere dove sono, quanti sono, quali tipi specifici rappresentano nella varia e complessa casistica che ha dato loro origine. Un punto importante è stato la presentazione all’Università degli Studi di Milano, in occasione di uno degli appuntamenti «Aperitivo Expo2015», del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani. Si tratta di un progetto realizzato dallo stesso ateneo lombardo e da Levissima, in collaborazione con Ev-K2-CNR e con il supporto scientifico del Comitato Glaciologico Italiano. L’iniziativa si avvale anche del patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del World Glacier Monitoring Service. Il suo avvio pratico è avvenuto nel 2012 con l’obiettivo di aggiornare i dati dei due precedenti catasti, realizzati dal Comitato Glaciologico Italiano (CGI) rispettivamente nel 1959-1962 e nel 1981-1984.

La fotografia che è emersa dall’incontro presenta ombre e luci, partendo dal presupposto che in Italia, come in ogni angolo del mondo – persino ai poli – la situazione della grandi masse glaciali è sotto pressione. Per quel che riguarda il nostro Paese, è stato possibile stabilire le evoluzioni, dagli anni ’50 ad oggi, e comprenderne lo «stato di salute». Non buono se si pensa che negli ultimi trent’anni il loro decremento è stato del 40%. Sulle montagne dell’arco alpino, oggi, sono 896 i corpi glaciali per una superficie complessiva confrontabile a quella del Lago di Garda, intorno ai 368 km quadrati. Si tratta, ed è questo un altro rilevante fattore di criticità, di ghiacciai piccoli, molto parcellizzati e frammentati, con un areale medio di 0,4 km quadrati. Fanno eccezione a questo status, soltanto tre complessi con un’area superiore ai 10 km quadrati: parliamo dei Forni in Lombardia, del Miage in Valle d’Aosta, e del complesso Adamello-Mandrone in Lombardia e Trentino. Proprio quest’ultimo detiene il primato e rappresenta in assoluto il più vasto ghiacciaio italiano, 16,44 km quadrati; ha una forma insolita, che ricorda i grandi ghiacciai della Scandinavia, caratterizzato da un altopiano da cui si diramano tante lingue. Questo ghiacciaio ha tolto il primato al Ghiacciaio dei Forni in Valtellina, non perché l’Adamello-Mandrone si sia ingrandito in modo particolare, ma perché è stata creata una nuova suddivisione su basi glaciologiche. Mentre nel precedente catasto veniva suddiviso in numerosi ghiacciai, recenti rilievi di spessore hanno mostrato che si tratta di un grande corpo glaciale unitario.


Ghiacciaio dei Forni


La caratteristica geologica dei nostri complessi glaciali è quella di essere in gran parte di tipo «montano» il 62%, seguiti dai «glacionevati» 35%, e in misura molto ridotta, 3%, dai grandi ghiacciai «vallivi». Sono presenti in tutte le regioni alpine, ma con una distribuzione molto diversificata che dipende, almeno in parte, dalle quote dei massicci montuosi: si passa, infatti, dai 134 km quadrati della Valle d’Aosta, agli 88 km quadrati della Lombardia, agli 85 km quadrati dell’Alto Adige per arrivare ai 3,2 km quadrati del Veneto e agli 0,2 km quadrati del Friuli-Venezia Giulia. Va anche ricordato che i ghiacciai italiani sono tutti collocati sulle Alpi, con un’unica eccezione: il Calderone in Abruzzo (0,04 km quadrati di area), ultimo residuo della glaciazione appenninica, ormai frammentato in due parti.


Ghiacciaio


Ma dove stanno andando i nostri ghiacciai. La risposta è complessa. Un primo approccio lo ha dato  il professor Smiraglia, a capo del progetto di ricerca. “Nonostante sia tutt’ora in atto una lunga fase di regresso glaciale, l’incremento della copertura detritica superficiale potrebbe ridurre i ritmi di fusione, mentre l’incremento di polveri naturali o antropiche potrebbe aumentarla, ha osservato. La variabilità meteo-climatica, con inverni molto nevosi ed estati fresche ed umide, favorirebbe inoltre periodi di rallentamento di questa attuale fase negativa. A fine estate 2013, ad esempio, la riduzione di spessore di molti ghiacciai italiani è stata minore rispetto a quella registrata negli anni precedenti, a causa delle forti nevicate dell’inverno 2012-2013”. “È chiaro - ha poi aggiunto Smiraglia - che, per avere una vera e propria inversione di tendenza, dovrebbe verificarsi una successione, almeno decennale, di queste caratteristiche meteo-climatiche, come quella del 1965-1985.”.

I ghiacciai rappresentano da sempre un’importante risorsa idrica, energetica, paesaggistica. Sono anche diventati in questi ultimi anni il simbolo più tangibile ed affidabile delle rapide trasformazioni climatiche che il nostro pianeta sta vivendo. L’importanza del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani è stata anche sottolineata dai rappresentanti di Lievissima, partner nello studio: “Levissima, marchio di acqua minerale del Gruppo Sanpellegrino, ha nel suo DNA la natura incontaminata e la passione per l’alta montagna, da cui trae tutta la sua purezza - quanto ha detto Daniela Murelli, Direttore Corporate Social Responsibility del Gruppo Sanpellegrino - e proprio per questo collaboriamo con l’Università degli Studi di Milano dal 2007, con l’obiettivo di conoscere e tutelare il patrimonio freddo delle nostre montagne”.


Roberto Mostarda
Share

Noi usiamo i cookie per per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo utilizzate. I cookie essenziali al funzionamento del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, leggi la nostra cookie policy.

Io accetto i cookie di questo sito.