Zanne elefante

I crimini ambientali finanziano i terroristi per 213 miliardi di dollari l’anno. Lo sanno bene anche gli islamisti di Al-Qaida! Unep ed Interpol lanciano l’allarme: a rischio sicurezza e sviluppo sostenibile


Fermare la criminalità globale legata all’ambiente non è solo un atto dovuto alla salute del Pianeta. La pratica illegale del settore, calcolata in 213 miliardi di dollari l’anno, alimenterebbe, infatti, gruppi armati e terroristi mettendo a rischio sicurezza e sviluppo sostenibile in molti Paesi. A lanciare l’SOS il nuovo rapporto «La crisi del crimine ambientale» del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (Unep) e dell'Interpol, presentato in occasione della prima assemblea mondiale sull'ambiente dell'ONU (Unea) di Nairobi, il 24 giugno, che ha visto la partecipazione di circa 1.200 delegati fra ministri dell'Ambiente, rappresentanti delle forze dell'ordine, della giustizia e delle Nazioni Unite.

La criminalità ambientale non solo danneggia l'ambiente, causando enormi perdite ai paesi in via di sviluppo, ma i benefici vanno nelle mani delle organizzazioni criminali” ha detto Achim Steiner, direttore esecutivo del Programma Onu per l'Ambiente e vice segretario generale dell'ONU. ”Oltre ai danni ambientali immediati - ha tenuto a sottolineare - il traffico illegale di risorse naturali priva le economie in via di sviluppo di miliardi di dollari di entrate per riempire le tasche dei gruppi criminali". Secondo l'ONU questo traffico minaccia non solo "lo sviluppo sostenibile, i mezzi di sussistenza, la corretta amministrazione dello stato di diritto, ma fa affluire anche somme importanti nelle tasche delle milizie e dei gruppi terroristici".


Elefante

Giù le mani dall’ambiente!

L’illegalità ha messo le mani su settori strategici dell’equilibrio ambientale: il commercio legato alle foreste, la pesca, l'estrazione mineraria, il bracconaggio di animali quali elefanti, rinoceronti, tigri, scimmie e antilopi come di insetti, rettili anfibi, pesci e mammiferi, oltre alla flora. Settore «d’interesse» anche scarico e transazione di rifiuti tossici e nocivi.

Qualche dato rende meglio la dimensione del fenomeno: flora e fauna garantirebbero un introito che va dai 7 ai 23 miliardi di dollari l’anno. Dai 30 ai 100 miliardi di dollari l’anno «vale», invece, il commercio illegale legato alle foreste, equivalente al 10-30% del commercio di legname a livello mondiale. La ricaduta più tristemente famosa della caccia all’avorio rimane la riduzione della specie in tutta l'Africa, con più di 20mila elefanti uccisi ogni anno su una popolazione compresa fra 420 e 650mila.


Deforestazione


Il braccio armato… armato dalla pratica ambientale illegale, tocca ambiti del terrorismo più eclatante: tra questi, gli islamisti shebab dell’Africa orientale, somali legati ad Al-Qaida che possono contare su un giro d'affari tra 38 e 56 milioni di dollari l'anno grazie al commercio illegale di carbone da legna. Il traffico d'avorio nutre invece le truppe dell'Esercito di resistenza del Signore (Lra), gruppo ugandese che semina il terrore ai confini del Sudan, del Centro Africa e della Repubblica Democratica del Congo.

Una risposta efficace, sottolineano gli esperti dell’ONU; a questo inaccettabile stato di cose, può venire solo da una presa di posizione coerente e da una forte cooperazione internazionale.


Roberta Di Giuli

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