BioEnergy ItalyAl BioEnergy Italy di CremonaFiere la fotografia di un mercato che oggi «pesa» 160 milioni di tonnellate e che entro il 2020 varrà 40 miliardi di euro nell'UE. Una risposta al mondo sostenibile che inseguiamo: dagli scarti più banali, la vita che non ti aspetti!


•• Italia, Paese dei bioprodotti! Grande e tanta, infatti, la varietà disponibile, a cominciare dagli scarti e sottoprodotti agricoli come deiezioni animali (130 milioni di tonnellate), frazioni organiche di rifiuti urbani (10 milioni di tonnellate), residui colturali (8,5 milioni di tonnellate), scarti agro-industriali (5 milioni di tonnellate), fanghi di depurazione (3,5 milioni di tonnellate), scarti di macellazione (1 mllione di tonnellate). A livello europeo, il mercato dei principali bioprodotti (bioplastiche, biolubrificanti, tensioattivi vegetali e biosolventi) raddoppierà da 20 a 40 miliardi di euro nei prossimi 16 anni occupando circa 93mila addetti. E’ in aumento anche la domanda di materie prime agricole per lo sviluppo di bioprodotti, come dimostra la riconversione dell'ex petrolchimico di Porto Torres in Sardegna che consentirà, una volta completati gli impianti, di produrre 350 mila tonnellate di prodotti chimici biologici all'anno partendo dalle coltivazioni locali.

Questi alcuni dati emersi a CremonaFiere in occasione della manifestazione BioEnergy Italy, il salone delle tecnologie per le energie rinnovabili prevista fino al 27 febbraio e che, tra l’altro, ha voluto fotografare il mondo del bio… nel mondo!

Un futuro bio-economico

La bioeconomia non passa inosservata. E ci sono governi di Europa, Stati Uniti e Cina che la additano quale via maestra per garantire alle future generazioni sviluppo sostenibile, sicurezza alimentare e minore dipendenza dalle fonti fossili di energia. È un complesso di attività che ha il suo fulcro nell’agricoltura e che in Europa genera un fatturato di circa 2mila miliardi di euro e dà lavoro a 22 milioni di persone. Si occupa della trasformazione di risorse biologiche rinnovabili e rifiuti biodegradabili in prodotti a valore aggiunto come alimenti, mangimi, bioenergie, intermedi chimici e bioprodotti.

Anche il vecchio continente dimostra di saper interpretare il nuovo che avanza. In Europa è previsto un investimento nell’innovazione per la bioeconomia di 2 miliardi di euro nei prossimi 7 anni. La Germania, ad esempio, ha stanziato un budget di 2,4 miliardi di euro in 5 anni e altri programmi stanno partendo in Svezia, Belgio, Norvegia e Danimarca.

Negli Stati Uniti sono state varate dal 2002 diverse leggi a sostegno dei bio-prodotti derivati dall’agricoltura e l’amministrazione Obama ha lanciato di recente un nuovo «National Bioeconomy Blueprint» che traccia gli indirizzi strategici per i prossimi anni con politiche di sostegno, come acquisti verdi pubblici, fondi per la R&S ecc. In Cina le biotecnologie sono considerate una delle 7 industrie strategiche emergenti e si punta in particolare sull’aspetto farmaceutico e sui bioprodotti.

La chimica verde è il settore più innovativo della bioeconomia e rappresenta una grande sfida ecologica e una grande occasione di rilancio economico per l’Italia e per l’Europa. Utilizza materie prime rinnovabili di origine agricola per realizzare una nuova generazione di prodotti e composti chimici a basso impatto per l’ambiente e per la salute. L’Italia vanta riconosciute punte di eccellenza e un indotto di attività in notevole crescita.

Insospettabili materie prime: gli scarti di mela!

Da 0 a 30 tonnellate al mese. Esattamente questo il trend di crescita del quantitativo di scarti utilizzato per realizzare prodotti ecosostenibili registrato negli ultimi cinque anni. Un esempio eclatante lo racconta la mela. Se fino a pochi anni fa gli scarti della lavorazione industriale delle mele venivano utilizzati solo per alimentare gli impianti a biogas, oggi sono impiegati per produrre la «cartamela» per fazzolettini e rotoli da cucina, o la «pelle mela» per le calzature e rivestimenti di divani. Novità anche sul fronte del vecchio polistirolo che ogni anno, per il settore ittico, consuma circa 10 milioni di cassette che devono essere smaltite e conferite nella raccolta rifiuti indifferenziata, con alti costi economici e un potenziale ed elevato livello di inquinamento per l’ambiente, a iniziare dalle acque marine. Una soluzione bio l’ha trovata la Blue Marine Service, una cooperativa di San Benedetto del Tronto (AP) che commercializza prodotti ittici e che ha iniziato a impiegare cassette realizzate in Polypla, un materiale «bio-based» totalmente realizzato con materie prime naturali biodegradabili, per lo stoccaggio e la movimentazione del pesce.


Roberta Di Giuli
[28 Feb 2015]




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