Fitodecontaminazione

La straordinaria funzione delle piante che salvano l’uomo depurando i terreni da sostanze estremamente velenose. L’Italia è all’avanguardia tra i Paesi che hanno compiuto approfondite indagini di protezione ecologica utilizzando alcune preziose specie vegetali



Fino a non molto tempo fa, quando si affrontavano le problematiche ambientali sulle pagine di riviste e quotidiani o nel corso di programmi televisivi e radiofonici, era quasi sempre la cattiva notizia a farla da padrone. Oggi registriamo un cambiamento di tendenza perché il pubblico, ormai assuefatto alle affermazioni catastrofiche di tanti «profeti di sciagure», mostra maggiore interesse alle news che evidenziano risultati scientifici positivi: si tratta di una miriade di obiettivi raggiunti, soprattutto nel settore delle scienze applicate, che rappresentano la soluzione di tanti problemi pratici da cui è afflitto l’uomo del terzo millennio.

Per tale motivo abbiamo deciso di creare una nuova rubrica nella quale ci occuperemo esclusivamente di informazioni relative ai progressi delle scienze e ai risultati eccellenti la cui applicazione contribuirà a rendere migliore la qualità della nostra vita.

La buona notizia che ha attirato la nostra attenzione in questi giorni si riferisce all’accertata efficacia della fitodecontaminazione, vale a dire un insieme di tecniche di riqualificazione ambientale a costi molto bassi ed assolutamente ecosostenibili mediante le quali varie tipologie di piante, coltivate in modo intensivo e mirato, vengono impiegate con successo come validi sistemi naturali di decontaminazione ecologica: principalmente per risanare terreni avvelenati da metalli pesanti conseguenti a particolari attività antropiche e industriali.


girasoli


Dà ancora più corpo e rilievo a questa notizia la constatazione che l’Italia può essere annoverata tra i primi Paesi al mondo proprio nel settore delle tecniche fitodecontaminanti grazie agli studi e alle sperimentazioni effettuate in un recente passato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche attraverso il suo Istituto di Biofisica di Genova. I risultati ottenuti da questo organo di ricerca hanno, infatti, reso obsolete le tecniche più diffuse di disinquinamento adottate in precedenza, che si basavano sulla utilizzazione di elementi chimici, ma evidenziavano, nello stesso tempo, limiti oggettivi sia per i costi di bonifica delle aree interessate, sia per gli effetti successivi al trattamento, come la perdita della fertilità e altre gravi alterazioni di natura chimica, fisica e biologica, che rendevano inutilizzabili per decine di anni i terreni risanati.

I metalli killer

contaminazioni metalli pesantiElevate concentrazioni di sostanze altamente nocive in forma diffusa e parcellizzata, quali polveri e microparticelle presenti nell’aria, nell’acqua e nel suolo, possono avere gravi conseguenze sulla salute umana, specialmente se si tratta di metalli pesanti (quelli, cioè, con peso atomico superiore al Ferro, come il Piombo, il Mercurio, il Cadmio, il Cromo, il Nichel, il Rame, per citarne solo alcuni).

Queste sostanze entrano nel nostro organismo attraverso l’aria, l’acqua e il cibo, dando origine a vari tipi di neoplasie, producendo danni spesso irreversibili al sistema nervoso centrale e a quello immunitario, generando poi, in casi abbastanza frequenti, difficoltà respiratorie, problemi ai reni, e persino modifiche al DNA. Si comprende, dunque, molto bene quanto valore venga ad assumere, oggi, la fitodecontaminazione e quanti benefici porterà all’uomo.

Le piante che si nutrono di metalli

Vediamo ora quali sono le principali specie vegetali capaci di operare una completa depurazione del terreno senza rimanere preda delle tossine assorbite.

Rinorea noccioliferaLa più efficace e resistente è senza dubbio la Rinorea niccolifera, scoperta qualche anno fa nella parte occidentale dell’isola di Luzon, nelle Filippine, da una équipe di ricercatori del Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Consiglio delle Filippine per l’Industria, l’Energia, la Ricerca e lo Sviluppo.

Il prof. Edwino Fernando, coordinatore di quel gruppo di studiosi, pubblicando un articolo sulla Rivista Phytokeys, ha fornito numerose, utili informazioni relative alla Rinorea, detta niccolifera per le sue capacità di assorbire e conservare nei propri vacuoli (cavità delle cellule) ingenti quantità di nichel: si tratta di un arbusto appartenente alla famiglia delle violacee in grado di accumulare e conservare, nelle foglie e nello stelo, più di 18000 mg di nichel per ogni chilogrammo di tessuto vegetale senza ricevere alcun danno fisiologico, ma, anzi, ponendosi come potenziale elemento di sostegno alle green technologies, in quanto il nichel incorporato, una volta estratto, può  essere riutilizzato con finalità commerciali.

Numerose altre piante assolvono bene al compito di risanare il terreno in cui sono coltivate. Fra di esse sono degni di nota il girasole, il mais, un tipo di cavolo appartenente alla famiglia delle brassicacee, il coriandolo, il pioppo. Quest’ultimo, in particolare, presenta anche la peculiarità di riuscire, tramite radici e batteri simbionti, a rompere le catene di idrocarburi che contaminano i terreni.

Le piante che abbiamo elencato, potendo attraverso le loro radici assorbire elementi e composti senza ricevere alcun danneggiamento e concentrare, poi, le sostanze nocive nelle parti mietibili (fusto e foglie), svolgono un ruolo fondamentale e insostituibile nel settore della moderna ecologia. Esse, se opportunamente trattate con prodotti chiamati chelanti, necessari per rendere estraibili i metalli inquinanti, funzionano come pompe che operano a energia solare. Espletata la loro funzione, le piante vengono raccolte e incenerite a bassa temperatura, in modo da evitare la reimmissione degli agenti pericolosi nell’atmosfera e l’uomo può riappropriarsi dei suoli perfettamente bonificati. Ma non sono solo questi i benefici. La biomassa ottenuta, infatti, può essere utilizzata per generare gas da impiegare per la produzione di energia, mentre i residui minerali ben si prestano ad essere riciclati o inglobati in matrici cementizie. Le ceneri, infine, vengono smaltite in discariche attrezzate a costi di gran lunga inferiori rispetto a quelli necessari per il normale smaltimento del suolo, in considerazione del minor volume del materiale contaminato.

Mario  Apice
[23 Gen 2016]
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