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Gli Stati Generali della Green Economy hanno delineato un percorso di sviluppo sostenibile per l’economia del nostro Paese


•• Ripresa degli investimenti e dell’occupazione per uno sviluppo duraturo e sostenibile. Con questo ambizioso obiettivo oltre 2.000 partecipanti tra cui 80 relatori italiani e internazionali hanno preso parte agli Stati Generali della Green Economy, l’appuntamento annuale per fare il punto sul settore in Italia ospitata da Ecomondo, la fiera-evento sulla sostenibilità di Rimini giunta quest’anno alla ventesima edizione.


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Al centro dei dibattiti organizzati da 64 organizzazioni attive nel settore della green economy numerose tematiche: dall’economia circolare all’impatto di tecnologia e innovazione, dal trasporto a zero emissioni a un focus sull’evoluzione delle città. Nel corso dell’evento è stata presentata la Relazione sullo stato della green economy, elaborata dalla Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, che analizza 8 tematiche strategiche (emissioni di gas serra, rinnovabili, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, eco-innovazione, agroalimentare di qualità ecologica, capitale naturale e mobilità sostenibile) con 16 indicatori chiave e mette a confronto l’Italia con le altre quattro principali economie europee (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna). Il documento evidenzia come, seppur non priva di debolezze e criticità, la green economy italiana si afferma come leader assoluta tra le «grandi» d’Europa, collocandosi al primo posto nella quota di rinnovabili, nel riciclo dei rifiuti speciali, nelle emissioni pro-capite nei trasporti e nei prodotti agroalimentari di qualità certificata e al secondo per quanto riguarda efficienza energetica, produttività delle risorse e agricoltura biologica. Emerge tuttavia una preoccupante discrepanza tra le performance italiane e la loro percezione a livello internazionale su cui è necessario fare una seria riflessione.

2017, un anno chiave per l’ambiente

GallettiLa manifestazione è stata inaugurata dal Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti, che ha annunciato la sigla di un accordo con il governo cinese che prevede un forum sull’economia sostenibile, la green economy, da tenere un anno in Cina e un anno in Italia. “C’è una grande attenzione all’economia green italiana - ha detto il Ministro - proprio perché, in questi anni, abbiamo investito sulle politiche ambientali e siamo tra i Paesi leader in Europa. Eppure, spesso non ce ne rendiamo conto. Siamo abituati a parlar male del nostro Paese, quando siamo all’estero lo dipingiamo peggio di quello che è. E invece i dati scientifici dicono che l’Italia è leader in tanti settori ambientali, è sufficiente dire questo per creare più attrattività delle nostre imprese all’estero e più investimenti in Italia”.

Il Ministro ha voluto sottolineare la rilevanza di una manifestazione come Ecomondo, che “ha gettato le basi affinché l’ambiente diventasse un tema al centro dell’agenda della politica nazionale ma anche della politica europea. Da qui deve rinnovarsi la spinta del Paese per fare ancora meglio. L’accordo di Parigi è un evento storico che attendevamo da tempo, tra i 60 Paesi che hanno approvato Parigi c'è l'Italia. Abbiamo indicato il futuro. Ieri si è aperta la COP22 a Marrakech e anche li saremo protagonisti”.

L’ambiente è uno dei principali settori in cui si giocherà la partita della crescita negli anni futuri. “La quarta rivoluzione industriale vedrà tra i driver principali l'innovazione, le reti digitali, l'intelligenza artificiale e anche l'ambiente, indispensabile per rendere l’economia competitiva” sottolinea Galletti. “Industria 4.0 è un Piano industriale strategico che individua, tra i settori di sviluppo, quello ambientale. I Paesi e le imprese che lo capiscono prima saranno più concorrenziali nel nuovo mondo, e noi in questo abbiamo una grande leva, avendo già sperimentato pratiche innovative”.

Il Ministro ha concluso il suo intervento anticipando alcuni temi chiave del prossimo anno. “Il 2017 avrà alcune scadenze molto importanti, tra cui il varo della direttiva UE sull'economia circolare. L'Europa ci dice: più prevenzione, più raccolta differenziata e meno discariche. Abbiamo fatto grandi passi in avanti sui primi due temo, ma sulle discariche abbiamo performance pessime: il 40% dei rifiuti finisce ancora in discarica, una vergogna di questo Paese che non si può tollerare. L’articolo 35 dello Sblocca Italia, in questo, mette ordine: occorre chiudere il ciclo integrato, le Regioni devono avanzare un piano per arrivare al livello dei target europei”. 

Dieci proposte per un futuro verde

Al termine della due giorni di dibattiti il Consiglio Nazionale della Green Economy, composto da 64 organizzazioni di imprese attive nel settore, ha redatto come sintesi programmatica dell’evento un decalogo di proposte, da sottoporre al Governo per l’attuazione di politiche che garantiscano uno sviluppo sostenibile al nostro Paese.

- Attuare l’accordo di Parigi sul clima attraverso la definizione di una nuova strategia energetica nazionale che porti al taglio delle emissioni di gas serra del 50% rispetto al 1990, alla riduzione dei consumi energetici del 40% rispetto allo scenario tendenziale e al soddisfacimento del 35% del consumo finale lordo di energia con fonti rinnovabili. Obiettivi da raggiungere anche utilizzando un Fondo per la transizione energetica alimentato dalla riallocazione dei sussidi dannosi all’ambiente e da una carbon tax progressiva che parta da 25 euro a ton/CO2 nel 2017 per raddoppiare nel 2030, integrata con l’ETS (Emission Trading System).

- Sostenere l’impegno dell’Italia per l’attuazione dell’Agenda 2030 dell’Onu aggiornando ogni tre anni la strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile con l’obiettivo chiave di favorire la green economy.

- Sostenere le politiche finanziarie e fiscali green con politiche pubbliche che incentivino gli operatori finanziari verso eco-investimenti, il sostegno allo sviluppo dei green bonds e una riforma fiscale ecologica.

- Promuovere strumenti di contabilità non finanziaria per indirizzare le imprese alla valorizzazione del capitale naturale, allargando la platea delle imprese che devono fare una rendicontazione non finanziaria ed estenderla anche a Comuni, Regioni e Stato.

- Potenziare gli strumenti per lo sviluppo delle start-up green semplificando e velocizzando le procedure, agevolando l’accesso ai finanziamenti, istituendo un Osservatorio e sviluppando acceleratori dedicati.

- Implementare e diffondere il marchio «made green in Italy» nell’agroalimentare per sostenere la qualità e sostenibilità ecologica dei prodotti agricoli. La gestione di questo marchio dovrà essere trasparente sull’origine dei prodotti e garantita da un efficace sistema di controllo.


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- Sostenere una rapida definizione e recepimento del nuovo pacchetto delle direttive europee sull’economia circolare per i rifiuti. Nel recepimento dovrà essere previsto che la prevenzione della produzione dei rifiuti venga incrementata con una strategia nazionale che attivi strumenti economici e leve fiscali, e che la tariffa venga applicata in modo omogeneo a livello nazionale con incentivi per i comportamenti virtuosi di cittadini e imprese. Sarà necessario puntare sulla raccolta differenziata di qualità e minimizzare il ricorso alla discarica.

- Promuovere ed estendere il Green Public Procurement (GPP) valorizzando le norme del Codice degli appalti, attraverso un sistema di monitoraggio che consenta una raccolta dati omogenea e l’introduzione di un Piano nazionale di formazione sul GPP.

- Riformare i servizi idrici riducendo l’impatto ambientale delle attività di regolazione e approvvigionamento, anche rispetto ai servizi eco-sistemici, e fare un uso efficiente delle risorse ed incentivare il riciclo. Per la realizzazione delle infrastrutture idriche è inoltre necessaria l’introduzione di criteri ambientali minimi nelle gare per l’aggiudicazione di lavori e servizi.

- Sviluppare politiche e misure per una mobilità più sostenibile prevedendo, seguendo l’esempio di Olanda e Norvegia, il divieto di immatricolazione a partire dal 2030 per le auto alimentate da combustibili fossili (consentendo dunque soltanto l’alimentazione elettrica, ibrida, da biocarburanti e gas). È necessario anche varare un Piano nazionale della mobilità che investa nel trasporto a zero emissioni e incoraggi la mobilità condivisa.

RonchiPer il Presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile Edo Ronchi “le proposte di policy presentate dal Consiglio Nazionale agli Stati Generali della Green Economy costituiscono un driver per un nuovo sviluppo per l’Italia. Per rilanciare benessere, qualità ambientale e occupazione servono idee per nuovi beni e nuovi servizi: quelli di una green economy. Il Piano nazionale industria 4.0, per diventare motore di innovazione e rilancio delle imprese italiane, ha bisogno di ben più forti scelte in direzione green”. In particolare, evidenzia Ronchi, “la giornata conclusiva degli Stati Generali dedicata alle città apre nuovi scenari di lavoro per l’appuntamento dell’anno prossimo. Nelle città sono concentrati molti problemi, ma vi è anche un potenziale maggiore per lo sviluppo della green economy”.


Paolo Magnani
[8 Nov 2016]


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