asia pulp paper

Per combattere il cambiamento climatico, l’economia deve puntare su riciclo, riutilizzo e riduzione dei consumi


•• Un consumo che non generi uno scarto inutile, bensì un quantitativo di materia che possa essere rielaborato e rientrare nel circolo della produzione e del consumo. La maggioranza degli Stati e delle aziende sta ormai acquisendo la consapevolezza che le materie prime non sono inesauribili, che lo smaltimento dei rifiuti è una problematica collettiva e che l’economia lineare appartiene al passato ed è pronta per essere sostituita dall’economia circolare. Il nuovo modello di produrre, che punta a risparmiare energia e materiali nel rispetto dell’ambiente, riflette le direttive sancite dalla COP21 di Parigi e dalla COP22 di Marrakech (le conferenze ONU sul cambiamento climatico): per combattere il riscaldamento globale, l’economia di oggi o è sostenibile - e quindi green - o, semplicemente, non è economia. Teorizzata fin dagli anni ’70 del secolo scorso, l’economia circolare è stata messa in pratica solo negli ultimi anni. La «circolarità» si basa essenzialmente su tre pilastri: riduzione dei consumi, riciclo e riutilizzo. La di difficoltà maggiore del processo sta nella necessità di prevedere fin dalla progettazione del prodotto il suo «fine vita», pur mantenendone le caratteristiche di usabilità e funzionalità. 

I pilastri dell’economia circolare

economia circolare

Mentre il concetto di riciclo è ormai assimilato sia in Italia che in Europa, è meno utilizzato quello di riutilizzo: prodotti finiti che rimangono tali, ma che vengono impiegati per nuovi scopi. Un valido esempio di riciclo viene dall’azienda di abbigliamento svedese H&M, che dal 2013 propone in tutti i propri punti vendita un servizio di ritiro di abiti dismessi (con lo slogan “La moda non merita di finire nei rifiuti”). Per ogni sacchetto di abiti usati consegnato, il cliente riceve un buono sconto da spendere presso i punti vendita della catena, che inoltre devolve 0,02 euro per ogni kg di vestiti recuperato all’organizzazione locale del progetto Charity Star (nel caso dell’Italia, Save the Children). A oggi, H&M ha raccolto nel mondo oltre 32mila tonnellate di vestiti, pari al tessuto contenuto in 100 milioni di t-shirt. Altro caposaldo dell’economia circolare è la riduzione dei consumi, che comprende la riduzione delle risorse necessarie alla produzione e quindi delle materie prime impiegate. In questo campo, il Gruppo Asia Pulp & Paper (APP) è la prima azienda produttrice di carta e polpa di cellulosa ad avere ottenuto, a fine 2016, la licenza FLEGT (Forest Law Enforcement Governance and Trade) dall’Indonesia per alcune cartiere, tra cui la Pindo Deli e Paper Mills. Questa licenza, che testimonia l’impegno dell’Indonesia nella lotta al commercio illegale di legname, renderà possibile un aumento del commercio tra il Paese asiatico e l’Unione Europea, perché attesta la provenienza legale e conforme alla normativa sul legno della UE (EUTR). APP si è spinta ancora più avanti nel campo della sostenibilità con la produzione di Extra Print, una carta legno-free. La tecnologia avanzata adottata nella sua realizzazione garantisce un veloce assorbimento dell'inchiostro, con un aumento del volume di stampa e una significativa riduzione dei tempi. Un esempio di come sia possibile combinare sostenibilità e innovazione, mantenendo caratteristiche di qualità ed eccellenza del prodotto. 

Italia e Europa

Secondo una ricerca congiunta di Ellen McArthur Foundation e McKinsey for Business and Environment, l’economia circolare può portare a un incremento di sette punti percentuali del PIL dell’Europa nel giro di 15 anni, con una crescita della produttività del 3% annuo e benefici totali per l’economia europea per 1,8 miliardi di euro. Per dare concreta attuazione a questa strategia, l’Unione Europea ha elaborato un’agenda dell’economia circolare in Europa, che prevede la revisione in «chiave circolare» di cinque direttive che attengono a rifiuti, rifiuti da imballaggio, discariche, rifiuti elettronici e batterie, uso di fertilizzanti biologici. L’agenda prevede obiettivi di riduzione degli sprechi e riutilizzo di materiali recuperabili. In particolare, la percentuale di riciclo dei rifiuti urbani sale al 65% e quella dei rifiuti di imballaggio al 75%. In questo contesto, una buona parte del nostro Paese si trova addirittura in anticipo rispetto agli obiettivi europei: nove regioni italiane hanno già raggiunto i target prefissati dall’UE per il 2020. Ci sono tuttavia, in Italia e non solo, notevolissimi margini di miglioramento. Il recente studio ‘Disoccupazione e economia circolare in Europa: le opportunità in Italia, Polonia e Germania’ di Green Alliance evidenzia come una vera trasformazione delle economie nazionali in senso circolare possa portare una soluzione concreta a problemi annosi.

L’Italia potrebbe cogliere grandi opportunità facendo leva sulla bio-economia e sulla trasformazione dell’industria di processo in vari settori - principalmente chimico, farmaceutico, biotecnologico, alimentare e delle bevande - che porterebbe alla creazione di oltre 520.000 nuovi posti di lavoro. Secondo lo studio, il maggior beneficio deriverebbe dalla riduzione delle disparità regionali, con una diminuzione del tasso di disoccupazione soprattutto nel Sud Italia e un risparmio di ben 1,69 miliardi di euro in sussidi di disoccupazione. Nel nostro Paese viene tuttavia registrata una carenza di comunicazione istituzionale e di sensibilizzazione su queste tematiche. Un segnale positivo in questo senso dovrebbe arrivare dal recepimento in tutti gli Stati membri della direttiva 95/2014 dell’Unione Europea, che introduce a partire da quest’anno l’obbligo di pubblicazione del bilancio di sostenibilità per tutte le grandi imprese con un minimo di 500 dipendenti e per gli enti di interesse pubblico. Il documento dovrà dar conto della provenienza dei prodotti offerti sul mercato, delle politiche ambientali (e di quelle eventuali nei confronti degli animali), del rapporto con i dipendenti e con le comunità in cui operano.  Un primo passo verso la condivisione su larga scala di una cultura della sostenibilità in Italia, che dovrebbe coinvolgere circa 250 aziende. 


Paolo Magnani
[17 Gen 2017]
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