Nel #CO2 FreeForum di Città del Vaticano si è discusso dell’abbattimento di emissioni climalteranti e dell’importanza dell’evoluzione tecnologica verso un mondo a zero emissioni


Con i suoi 0,44 chilometri quadrati la Città del Vaticano è lo Stato più piccolo al mondo, ma potrebbe diventare il primo Stato al mondo completamente a zero emissioni lanciando, in virtù della sua importanza storica e morale, un segnale a tutti per contribuire concretamente alla salvaguardia del Pianeta dalla minaccia del riscaldamento globale. Se ne è discusso ieri nell’ambito del #CO2FreeForum «Laudato si’: la sostenibilità tra comunicazione e innovazione», che si è svolto presso l’Istituto Patristico Augustinianum e ha coinvolto esponenti delle istituzioni, imprenditori, esperti e opinion leader. A ispirare l’incontro è stata l’Enciclica Laudato si’, scritta da Papa Francesco nel 2015 e dedicata all’ambiente e ai temi dello sviluppo sostenibile. Nel testo si legge come la sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale”.

Rischio migranti climatici

Il #CO2FreeForum è stato ideato da Opel (che ha regalato a Papa Francesco una Ampera elettrica) in collaborazione con Enel, con il Patrocinio della Segreteria Vaticana per la Comunicazione e il contributo scientifico di Greening Marketing e organizzato da epr comunicazione. L’evento rientra nel calendario del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2017, promosso dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo sostenibile (ASVIS): un’associazione nata per far crescere nel nostro Paese la consapevolezza dell’importanza di questa tematica e che oggi riunisce quasi 130 soggetti: dalle ONG ai sindacati, dalle università alle fondazioni.

Tra gli interventi: in apertura quello del Sindaco di Roma Virginia Raggi, accompagnata dall'on. Luigi Di Maio (Movimento 5 Stelle), Monsignor Dario Edoardo Viganò (Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede), il Presidente di Opel Karl-Thomas Neumann, Carlo Ratti del MIT (Massachusetts Institute of Technology), Ennio Cascetta (Coordinatore Struttura Tecnica di Missione per l’indirizzo strategico Ministero del Trasporti), Stefano Donnarumma (A.D. di Acea), Enrico Giovannini (Univ. Roma Tor Vergata, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile), Francesco Masci (Direzione Tecnologica della Segreteria Vaticana per la Comunicazione), Giancarlo Morandi (Presidente COBAT), Rossella Muroni (Presidente Nazionale Legambiente), Francesco Ferrante (vice-Presidente Kyoto Club), Fabio Orecchini (Direttore Dipartimento di Ingegneria della Sostenibilità, Univ. G. Marconi di Roma), Suor Alessandra Smerilli (Economista, Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium)



In attesa del G7 Ambiente

Nel suo intervento, il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti si è soffermato sul G7 Ambiente, che si terrà in Italia a Bologna e farà seguito al G7 generale appena chiuso a Taormina, in Sicilia. “Abbiamo organizzato il G7 Ambiente proprio partendo dall’enciclica del Pontefice. A Bologna infatti non si parlerà soltanto di economia, innovazione e tecnologia, ma anche della relazione tra il degrado umano e il degrado ambientale. Quando parliamo di ambiente, come dice il Papa, parliamo delle diseguaglianze che ci sono nel Mondo, di spreco di cibo e quindi di povertà e di migrazione. Parliamo di debito ambientale che abbiamo nei confronti di intere popolazioni. C’è chi vuole risolvere il problema elevando muri, una teoria che non può funzionare. L'ambiente è un tema in cui nessuno può pensare di fare bene da solo: se non seguiremo questa strada, nei prossimi anni avremo oltre 250milioni di migranti climatici” evidenzia il Ministro, che ha commentato anche la volontà del Presidente statunitense Donald Trump di ritirare gli USA dall’accordo sul clima raggiunto nel 2015 a Parigi nell’ambito della Conferenza Onu sul cambiamento climatico (COP21). “Non mi preoccupo di Trump perché' sarà l’economia americana a non seguirlo. Noi andiamo avanti e gli USA perderanno una grande opportunità, probabilmente a favore della Cina”, conclude Galletti.



Open Innovability per un mondo più sostenibile

A seguire Ernesto Ciorra, Direttore Innovazione e Sostenibilità di Enel, ha illustrato alla platea la filosofia Open Innovability abbracciata dall’azienda elettrica, che unisce appunto l’innovazione e la sostenibilità in un binomio inscindibile alla base di tutte le attività del Gruppo. “Le aziende che non innovano muoiono. Decine di casi di studio dimostrano che per innovare bisogna coinvolgere le menti migliori che sono fuori dall’azienda, ma queste non innovano per soldi: sono stimolate dalla passione, dalla curiosità, dalla volontà di lasciare un segno. Non sono dunque disposti a lavorare per aziende non sostenibili” spiega Ciorra. “Con Open Innovability parliamo di un grande sogno che abbiamo in Enel: garantire l’accesso all’energia a oltre un miliardo di persone che oggi ne sono prive. Non è filantropia, è un’opportunità di business, ma è anche migliorare la vita di quelle persone. Quindi mettiamo in pratica la cosiddetta reverse innovation: andiamo nei paesi emergenti, testiamo tecnologie innovative e low cost in grado di cambiare il nostro modello di business. Dobbiamo essere noi a uccidere il nostro attuale modello di business prima che lo faccia qualcun altro”. Ciorra si è poi soffermato sull’assenza del concetto di gerarchia in una collaborazione tra una grande azienda e, ad esempio, una piccola start-up. “Abbiamo bisogno di coloro che stanno fuori dall’azienda perché non ne conoscono le regole dominanti e quindi sono più liberi di fornire un contributo di innovazione. Ricerchiamo quindi collaborazioni con grandi aziende di innovazione, grandi università e centri di ricerca, start-up. Si lavora in partnership, quindi alla pari. La gerarchia infatti è l’opposto dell’Open Innovation, che è creazione di un ecosistema con interlocutori allo stesso livello, una comunità”.



Un numero sempre maggiore di investitori seleziona le aziende in base ai criteri di buon governo e alle pratiche di sostenibilità sociale e ambientale. L’analisi dei fattori ESG (Environment, Social and Governance), insieme a quella economico-finanziaria, fornisce infatti una visione completa e a lungo termine dell’evoluzione di un’azienda. Enel ha posto l’integrazione della sostenibilità al centro delle strategie operative e delle scelte di business e quindi la creazione di valore condiviso con le comunità in cui opera, basata sul rispetto dei loro usi e costumi. Per questo, conclude Ciorra, “la nostra azienda si è impegnata a contribuire direttamente al raggiungimento di quattro dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delineati dalle Nazioni Unite. Tra gli scopi a medio termine (da conseguire entro il 2020), oltre a garantire l’accesso all’elettricità a 3 milioni di persone che ne sono prive, forniremo un’educazione basilare sui temi energetici a 400.000 persone e daremo il nostro apporto per l’occupazione e la crescita economica di altri 500.000 individui. Entro il 2050 contiamo invece di tagliare il traguardo della carbon neutrality, eliminando totalmente l’emissione di CO2 in tutte le nostre attività”.

 Paolo Magnani

[31 Mag 2017]

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