Cava1.574 imprese attive sul territorio per un valore corrispondente a quasi il 2% del PIL italiano. Sono i numeri del settore delle attività estrattive in Italia, presentati all’Università degli studi di Milano-Bicocca. Ma non è tutt’oro… quel che si estrae!


•• La dimensione di quello che rappresenta un fenomeno dell’industria italiana, quella estrattiva, riassunto in una manciata di numeri: 1.574 imprese, di cui il 99,5% di dimensioni da piccolissime a medie, (nel dettaglio, il 74,5% da micro imprese, il 22% da piccole, il 3% da medie e soltanto lo 0,5% sono grandi, dati 2011). A «pesare» il comparto, è stata la ricerca «Il settore estrattivo in Italia. Analisi e valutazione delle strategie competitive per lo sviluppo sostenibile» condotta dal CRIET, Centro di Ricerca Interuniversitario in Economia del Territorio con sede all’Università di Milano-Bicocca.

“La ricerca condotta da CRIET ha il grande valore di tracciare un quadro organico del settore delle attività estrattive non energetiche in Italia e, in particolare, delle diverse aree di affari che lo compongono”, ha affermato l’ing. Domenico Savoca, dirigente della Regione Lombardia e coordinatore del Comitato Strategico Operativo del Laboratorio Materie Prime. Infatti, al settore estrattivo non rientrano solo risorse quali petrolio, carbone, gas naturale e metalli preziosi, da sempre oggetto di maggiore attenzione pubblica, ma anche attività connesse all’estrazione di materie prime non energetiche che rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo economico di ogni Paese. Sono “ghiaie, sabbie, argille e caolino” (50,5%) e “pietre ornamentali e da costruzione, calcare, pietra da gesso, creta e ardesia” (40,5%) le materie prime che vengono estratte in modo preponderante. Le attività estrattive si concentrano per lo più nel Nord Italia, con una considerevole importanza della Lombardia sia per numero di aziende che per fatturato prodotto.

Il «percorso» della ricerca

La ricerca si è composta di tre fasi fondamentali, tra loro interconnesse:

? un’analisi economico-finanziaria delle imprese del settore, con l’obiettivo di valutare i livelli di redditività, di solidità patrimoniale e della situazione di equilibrio finanziario;

? l’analisi competitiva del settore, sviluppata attraverso un’indagine quantitativa sulle imprese, finalizzata a delineare il posizionamento strategico e i fattori chiave di successo delle imprese di settore;

? l’analisi delle best practices, mediante interviste dirette ad imprenditori di rilievo, per individuare quali siano le condotte strategiche e i modelli di business adottati dalle imprese di successo.

Crisi in agguato

Eppure, dai dati di bilancio ufficiali, il settore registra una contrazione per la progressiva diminuzione dei ricavi di vendita - la variazione negativa nel 2011 si assesta al mezzo punto percentuale - e degli utili (-18,83% rispetto all’anno precedente).

I principali indici (tabella 1) mostrano comunque un accettabile «stato di salute» del settore estrattivo in senso stretto, con riferimento alla situazione di equilibrio economico, finanziario e patrimoniale. La situazione appare decisamente più critica per quelle imprese che si sono integrate a valle nella filiera; seppur tale settore appaia in equilibrio dal punto di vista finanziario, l’utile del 2011 è calato del 71,46% rispetto all’anno precedente e gli indici di redditività mostrano una perdita di competitività del settore.



Settore estrattivo in senso stretto
Settore estrattivo integrato a valle
2010
2011
Var%
2010
2011
Var%
ROE (%)1,71
1,45
-15,20%
2,07
0,61
-70,53%
ROI (%)2,342,43
3,85%2,320,66-71,55%
ROS (%)4,404,573,86%4,551,30-71,43%
EBITDA/Vendite (%)11,7811,70-0,68%14,0912,36-12,28%
Oneri finanziari/Fatturato (%)2,042,3716,18%2,873,1710,45%
Indice di liquidità0,850,86
1,18%
1,03
1,10
6,80%
Indice di disponibilità1,13
1,13
0,00%
1,40
1,49
6,43%
Indice copertura immobilizzazioni1,01
1,01
0,00%
1,05
1,07
1,90%
Rapporto di indebitamento2,54
2,61
2,76%
2,13
2,10
-1,41%
Indice indebitamento a breve0,70
0,69
-1,43%
0,50
0,48
-4,00%
Fatturato (M€)3.312,763.296,22-0,50%8.170,737.772,42-4,87%
Risultato di esercizio (M€)41,8433,96-18,83%153,4543,80-71,46%
Tabella 1. Analisi economico-finanziaria settore estrattivo a livello nazionale. Fonte: elaborazione su dati AIDA


L’analisi competitiva del settore, condotta attraverso la somministrazione di un questionario erogato a 658 imprese, mostra come il settore estrattivo sia caratterizzato da un elevato grado di radicamento territoriale, strutture organizzative semplici, partecipazione diretta della proprietà al governo e alla gestione d’impresa, comportamenti strategici informali e interesse verso opzioni di internazionalizzazione solo nel caso dei produttori di pietre ornamentali.

In particolare - aggiunge Angelo Di Gregorio, Direttore di CRIET - dall’indagine competitiva è emerso come le imprese abbiano una ridotta consapevolezza dei propri punti di forza, e abbiano una limitata percezione delle opportunità presenti sul mercato, quali ad esempio quelle offerte dalle iniziative eco-sostenibili; infine, risulta come le imprese attribuiscano una scarsa importanza alla fase di pianificazione strategica, intesa come processo consapevole. Sono infatti molteplici le aziende che competono senza aver delineato una propria strategia, finendo così col subire le pressioni ambientali”.

“A fronte delle criticità del settore evidenziate - conclude l’ing. Franco Terlizzese, Direttore generale presso il Ministero Sviluppo economico, Direzione Risorse Minerarie ed Energetiche - sono ipotizzabili alcune aree di intervento e di miglioramento. Ad esempio investimenti in attività di comunicazione e nella capacità di sviluppare relazioni in ambito internazionale. Sono altresì importanti la definizione dei gap della filiera, per esporre esigenze e fabbisogni delle imprese all’attenzione dei ministri competenti, e il rafforzare il partenariato tra Governo ed imprese, ma certamente anche il tema dello sviluppo e l’impegno delle aziende italiane nel riciclo e nei progetti di «mining sostenibile» nell’ambito dell’impegno comunitario con riferimento all’EIP (European Innovation Partnership)”.



Roberta Di Giuli
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