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Lanciato a Bruxelles l'impegno per un mercato globale del GNL più liquido e flessibile. Nasce un fronte dei Paesi importatori per contrastare le restrizioni alla rivendita del gas in eccesso


•• Un memorandum di cooperazione sul gas naturale liquefatto (GNL) è stato firmato a Bruxelles lo scorso 11 luglio dal Commissario UE all’energia e all’azione climatica Miguel Cañete e dal Ministro giapponese dell’Economia Hiroshige Seko. L’intesa di massima tra l’Esecutivo comunitario e il governo giapponese era arrivata il 20 giugno, mentre le delegazioni tecniche avevano iniziato a lavorare su un testo comune già dal 12 maggio. Con questo accordo le due parti si impegnano a promuovere indici affidabili per i prezzi spot di GNL allo scopo di rendere il mercato globale più liquido, flessibile e trasparente.

Leggendo tra le righe del linguaggio diplomatico utilizzato, sembra tuttavia evidente come l’obiettivo principale sia in realtà quello di creare un humus internazionale favorevole alla rimozione delle restrizioni di rivendita per i paesi importatori. Tali limitazioni sono spesso contenute nelle clausole di destinazione dei contratti conclusi con i Paesi esportatori, che acquisiscono così una posizione di vantaggio rispetto a chi importa.

La rilevanza strategica del memorandum sta nel fatto che a unire le forze sono due blocchi economici che insieme raggiungono la metà del consumo globale di GNL. La mossa di Bruxelles e Tokyo prende forma in una fase di offerta mondiale eccedente di GNL, che potrebbe avere la conseguenza di ancorare i prezzi dei contratti a lungo termine ai fondamentali del mercato del gas e non a quelli del petrolio.

I problemi del Giappone

gnlDopo il disastro ambientale di Fukushima, il GNL ha assunto un ruolo importante nella transizione dal nucleare, esaltando il posto del gas nel mix energetico giapponese. Ad oggi il Giappone resta il maggior importatore globale di GNL e pertanto subisce gli effetti negativi della difficile riallocazione sul mercato del gas in eccesso.

La situazione potrebbe addirittura peggiorare in seguito alla realizzazione di nuovi terminal di rigassificazione nell’arcipelago nipponico e alla comparsa di nuovi fornitori internazionali pronti a inondare il mercato di ulteriore GNL. Secondo un’analisi del Platts, il Giappone ha già stipulato contratti per 15,7 milioni di tonnellate nel 2018 e per altri 16,9 milioni di tonnellate nel 2019.

La quasi totalità di contratti a lungo termine già firmati presentano restrizioni che rendono particolarmente difficile, o comunque non conveniente, la reimmissione sul mercato del gas in eccesso. E se in futuro le proprie scorte di gas dovessero aumentare, il Giappone si troverebbe impossibilitato a rivenderne gran parte.

Verso un «fronte» dei paesi importatori

Se per l’ordinamento giapponese queste clausole non sono in aperta violazione della normativa antitrust, in Europa la loro introduzione nei contratti di fornitura è illegale. Anche se immuni al fenomeno, gli Stati membri UE hanno interesse a favorire sia l’ingresso sul mercato di nuovi esportatori, sia la possibilità di rivendita di scorte in eccesso per i grossi importatori di GNL, poiché entrambi influiscono in modo positivo sui prezzi e sui flussi fisici di gas.

Ma dietro la mano tesa dell’Europa si può scorgere il tentativo di creare un fronte unito dal lato dei Paesi importatori, per incrementare il proprio potere contrattuale nei confronti dei produttori «storici» come Qatar, Australia e Stati Uniti. Si tratta di un disegno più ampio, che guarda alla prospettiva di cooperazione anche nei principali fori energetici internazionali come la IEA, l’IRENA e nei consessi globali multilaterali come il G7 e il G20. È questo quello che si intende quando si parla di favorire “un dialogo proficuo tra produttori e consumatori, essenziale per lo sviluppo effettivo di un mercato globale di GNL davvero liquido”, cercando di legare il tema anche alle problematiche di sicurezza energetica.


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In generale gli aspetti contrattuali che riguardano durata, fissazione dei prezzi e revisioni dei termini sono ancora considerati troppo bloccati dai Paesi importatori, che vorrebbero incoraggiare lo spostamento verso un modello di commercio globale di GNL governato da transazioni più flessibili e con maggiore spazio per i contratti a breve termine, anche in linea con le esigenze dei nuovi Paesi esportatori.

Le relazioni UE-Giappone sullo scenario globale

La firma del memorandum è arrivata pochi giorni dopo il vertice economico di Bruxelles del 6 giugno, nel corso del quale Giappone e UE hanno posto le basi per un futuro accordo di libero scambio. L’alleanza nipponico-europea è un chiaro messaggio all’altra parte del mondo occidentale che sembra credere sempre meno alle potenzialità del commercio globale. Non a caso l’intesa politica sul futuro patto è stata simbolicamente ufficializzata il giorno prima dell’incontro dei 20 grandi ad Amburgo.

L’accordo sul GNL dura 10 anni ma non costituisce in sé né un trattato di libero commercio, né sarà parte dell’accordo futuro. Rientrava però nelle tante questioni economiche bilaterali di cui si è discusso nel corso del summit. La direzione generale Energy della Commissione ha intavolato da anni una collaborazione proficua con le controparti giapponesi, soprattutto nell’area di riforma del mercato elettrico e nelle tecnologie innovative.

Gerardo Fortuna

[14 Ago 2017]

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