Enea - rischio inondazione aree costiereIl nostro Paese risulta particolarmente esposto ai cambiamenti climatici ed alle conseguenze che ne possono derivare. L’identikit della trasformazione in uno studio realizzato dai ricercatori ENEA


•• Disegna la geografia del clima in evoluzione lo studio dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’ENEA che sottolinea, a fronte dei cambiamenti che si vanno registrando, i rischi che ci attendono. La ricerca, coordinata da Gianmaria Sannino, è pubblicata su Nature Scientific Reports.

Vittima del clima anche il nostro Paese che, per collocazione geografica e conformazione, risulta più esposto di altre zone all’impatto dell’aumento delle temperature globali. Il rischio è quello di diventare, già in questo secolo, un Paese sempre più simile al Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana.

Altro pericolo è quello di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale. A rischiare l’immersione sono la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani ela piana di Catania (si veda l’immagine in fondo). Gli studi parlano anche di un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi.


Enea


Ma cosa si può fare? “Un sistematico monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri” sottolineano i ricercatori ENEA.

L’ondata di cambiamenti nel Vecchio Continente

Il rischio clima per il Nord Europa, ed in particolare per l’Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia, è invece quello di «mediterraneizzarsi», con estati molto più secche e inverni più piovosi rispetto.

Le proiezioni realizzate attraverso i modelli climatici mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan, dove prevarrà un clima sempre più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il Nord America, in particolare la parte nord-occidentale.

Oltre all’Italia, anche Spagna meridionale, Grecia e Turchia risultano maggiormente vulnerabili rispetto al surriscaldamento del Pianeta.

Roberta Di Giuli
[7 Dic 2015]
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