Energy union

Italia ed Europa dialogano sulle potenzialità dell’Energy Union che pone innanzitutto l’obiettivo di eliminare la dipendenza energetica dell’Europa da fonti fossili e di creare un nuovo mercato energetico libero e concorrenziale



Dopo l’intervento in mattinata in Confindustria, il Commissario Europeo per l’energia e vice-Presidente della Commissione Europea, Maroš Šefcovic, ha incontrato il Ministro italiano dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare all’Auditorium Antonianum di Roma, Gian Luca Galletti, per un dialogo con cittadini ed addetti ai lavori sulle nuove politiche europee incentivanti la cooperazione degli Stati Membri per la creazione di una Unione Energetica Europea.

Il dibattito interattivo si è aperto e concluso con due domande dal pubblico presente in sala in merito agli strumenti posseduti dalla collettività per influenzare le politiche europee e se tali strumenti siano appropriati. Dalle risposte è emersa una presenza di strumenti soddisfacenti, ma inappropriati.


Energy Union Galletti


Il Ministro Galletti ha messo in evidenza i positivi risultati italiani raggiunti nel Protocollo di Kyoto del 1997, che ha segnato lo sviluppo del moderno sistema economico, in una dimensione di consapevolezza ecologica per i Paesi facenti parte dell’Annex 1 ponendo vincoli di riduzione delle emissioni del 12% sui valori del 1990. L’Europa già nel ’97 ha partecipato attivamente al raggiungimento di tale traguardo ed ora a Parigi i 163 Paesi responsabili del 95% delle emissioni di CO2 in atmosfera stanno presentando i loro contributi nazionali per riuscire a raggiungere il traguardo di riduzione della temperatura globale di 2° C.  La nuova economia che sorgerà dalla COP 21 determinerà un cambiamento nella concezione di sviluppo, rendendo le politiche ambientali il motore della crescita delle imprese in Europa, puntando su sicurezza, sostenibilità e competitività. A rendere il processo più snello e realizzabile ha contribuito la bozza della direttiva sull’economia circolare, depositata in Commissione Europea il 2 dicembre scorso («Piano d’azione per l’economia circolare»). Il Ministro inoltre ha posto l’attenzione sul “paradosso del cambiamento climatico”, secondo il quale proprio i Paesi più poveri sono quelli che si trovano a pagare il prezzo più alto in materia di sviluppo economico e sicurezza regionale energetica.



La soluzione, ha concluso il Ministro, è quella di contribuire alla collaborazione tra gli Stati a livello globale per esportare le best practices fino ad oggi conosciute e permettere così a tutti i Paesi di raggiungere l’indipendenza energetica attraverso uno sviluppo sostenibile. Nel caso dell’Italia, il nostro Paese dipende troppo dalle importazione di gas e petrolio dall’estero. Per permettere il raggiungimento dell’indipendenza e dell’efficienza energetica bisogna attuare politiche di investimento in rinnovabili che puntino sulla valorizzazione del nostro territorio.

Il vice-Presidente Šefcovic nel suo intervento ha posto l’attenzione sull’importanza della cooperazione tra gli Stati Membri per il raggiungimento dell’«Energy Union», evidenziando tra i benefici sicurezza ed efficienza. Per il conseguimento di tali risultati è necessaria la condivisione e la combinazione di tecnologie all’avanguardia all’interno della stessa Europa. L’innovazione tecnologica è il motore di avvio del processo di responsabilizzazione degli Stati nei confronti dell’ambiente, hot topic della conferenza di Parigi. Difatti, l’attenzione di tutti i Paesi è puntata sul processo di decarbonizzazione dell’economia globale, problema che riguarda l’intera società e la cui soluzione è da ricercare nell’incentivo allo sviluppo della green economy. Per raggiungere tale obiettivo è necessario un costante incremento del prezzo della materia prima, il carbone, così da poter realmente registrare una riduzione tra il 60 ed il 70% dell’impiego della risorsa nell’industria, nonché un investimento in ricerca per il miglioramento delle fonti energetiche alternative oggi impiegate, sovvenzionabile attraverso il Fondo Sociale Europeo, così da integrare il know-how dei singoli Paesi. Attraverso la creazione dell’Unione Energetica, si verrà a delineare un nuovo scenario europeo, basato su un libero mercato energetico innovativo, che determini un maggiore incontro tra produttore e consumatore, più sana competitività tra gli Stati membri, e trasparenza sugli attori e sulla bolletta energetica, la quale rispecchierà il costo reale dell’energia. La maggiore competizione tra le imprese dei singoli Stati garantirà al consumatore una maggiore protezione da disservizi ed una maggiore informazione sul processo di produzione dell’energia. Emergerà, inoltre, sul mercato una nuova figura, quella del prosumer, ovvero un cittadino che è al contempo produttore e consumatore di energia rinnovabile.



Successivamente a queste introduzioni sulle posizioni energetiche dell’Italia e dell’Europa, il pubblico ha partecipato attivamente per meglio comprendere il disegno nazionale ed europeo presentato in questi giorni a Parigi alla COP21, ponendo domande sulle effettive garanzie della figura del prosumer, la tangibile possibilità di creare un mercato europeo concorrenziale energetico, la riallocazione delle figure professionali che lavorano nel sistema energetico convenzionale.

Le due personalità politiche hanno risposto di concerto alle questioni poste da esperti del settore e da singoli cittadini, andando a focalizzare l’attenzione sulla variabile fondamentale del processo di integrazione energetica, ovvero la cooperazione tra gli Stati membri. È vero che in Europa sono presenti grandi gruppi, territorialismi e localismi, e solo attraverso un nuovo disegno del mercato elettrico sarà possibile eliminare gli errori generati dai correnti sistemi nazionali per favorire la cooperazione regionale. Con la generazione di nuovi segmenti di mercato, sarà possibile un aumento del tasso di occupazione, riallocando così anche le personalità occupate nel settore energetico di derivazione fossile.

Nel processo di evoluzione energetica, inoltre, i singoli consumatori, che diventeranno al contempo anche produttori, avranno come garante gestionale lo stesso mercato, così da avere un sostegno sicuro qualora possano sorgere delle complicazioni di processo o di gestione durante la produzione energetica da fonti rinnovabili.


Energy Union


La Energy Union, in conclusione, permetterà di eliminare la dipendenza dell’Europa dalla generazione energetica derivante da fonti energetiche fossili possedute da altri Paesi, creerà un nuovo mercato energetico libero e concorrenziale europeo condiviso, incentivando il singolo cittadino a svolgere un ruolo attivo nella produzione da fonti rinnovabili, beneficiando di maggiori informazioni su costi di produzione e gestione dell’efficienza energetica.

Verranno sostenuti incentivi in R&S in materia di rinnovabili a livello non più di singoli Stati, bensì a livello europeo, così da incentivare la coesione e favorire la cooperazione scientifica. Tale processo di unità energetica a livello europeo, così come descritto dagli esponenti politici durante il dibattito, sembra essere un modello win-win nella gestione delle politiche energetiche europee, favorendo una maggiore trasparenza del mercato ed una consapevole tutela del prosumer, in modo da esaltare complessivamente le quattro libertà fondanti l’Unione Europea.

 Martina Musarra
[4 Dic 2015]


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