energia rinnovabile

In un convegno organizzato da assoRinnovabili a Roma si è discusso degli obiettivi delineati dalla COP21 e di come la politica energetica italiana debba adeguarsi 



La Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (COP21) tenutasi lo scorso novembre a Parigi e recentemente ratificata ha indicato una serie di obiettivi da raggiungere, con un sistema di verifica delle scadenze e ridiscussione - solo al rialzo - dei target. Un processo in cui l’Europa è chiamata ancora una volta ad assumere il ruolo di capofila. In questo scenario, anche l’Italia dovrà necessariamente rivedere la strategia energetica per essere pronta a ottemperare alle scadenze del 2020 e del 2030. Per discutere sui modi e sulle tempistiche di questo percorso, assoRinnovabili ha organizzato a Roma, al Tempio di Adriano, il convegno «COP21: cosa deve cambiare nella politica energetica italiana», cui hanno preso parte esperti del settore e membri delle istituzioni tra cui il Ministro dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare Gian Luca Galletti. 

Emissioni, inquinamento, città del futuro

Presidente di assoRinnovabili Agostino Re RebaudengoI lavori sono stati aperti dal Presidente di assoRinnovabili Agostino Re Rebaudengo. Nella sua presentazione, ha evidenziato tre questioni all’ordine del giorno e tre possibili soluzioni. In cima alla lista delle priorità, ovviamente, la lotta al riscaldamento globale, tema principale della Conferenza di Parigi. La temperatura del Pianeta è cresciuta di 0,85 °C negli ultimi 135 anni, di cui ben 0,60 °C negli ultimi 50 anni. Tra le cause primarie le emissioni antropiche di gas serra, enormemente aumentate in seguito all’industrializzazione e alla crescita economica e demografica.

C’è poi il tema dell’inquinamento atmosferico, responsabile di 3,7 milioni di morti nel mondo all’anno (12,6 milioni i morti complessivi per inquinamento ambientale). Il nostro Paese, in particolare, vanta il triste primato europeo di 84.400 decessi prematuri all’anno dovuti all’inquinamento atmosferico: un numero ben 25 volte superiore a quello delle vittime per incidenti stradali (3.380 nel 2014, fonte Istat).

Infine le città, che oggi occupano soltanto il 2% della superficie mondiale ma sono responsabili del 70% delle emissioni. Secondo le ultime stime, nei prossimi anni le metropoli avranno bisogno di investimenti in infrastrutture urbane per 57.000 miliardi di dollari. Per rendere sostenibile questo sviluppo, sarà necessario aumentare rinnovabili e generazione distribuita, efficienza energetica, biometano e microcogenerazione e mettere in atto una vera e propria elettrificazione dei consumi (dalla mobilità elettrica alle pompe di calore).

“Per ridurre la CO2 e rilanciare l’industria europea serve un deciso cambio di marcia, in tre azioni” evidenzia Re Rebaudengo. “Anzitutto il rafforzamento dell’attuale Emission Trading Scheme (ETS) con l’introduzione di un prezzo minimo di almeno 20 €/ton di CO2 destinato a crescere progressivamente, così come già introdotto nel Regno Unito e in Francia. Quindi l’introduzione di una Border Adjustment Tax (BAT) sui beni e servizi importati in Europa basata solo sulle emissioni derivanti dall’energia impiegata nelle attività di produzione e distribuzione degli stessi. Infine l’obbligo per tutti i prodotti venduti in Europa di indicare sull’etichetta il carbonio emesso per la loro produzione e -se significativo come per le automobili- per il loro funzionamento. Ciò permetterebbe di promuovere il consumo di prodotti maggiormente ecosostenibili” ha concluso il Presidente lasciando la parola agli ospiti del convegno. 

L’era delle rinnovabili

Convegno assoRinnovabili


Nel suo intervento Alessandro Marangoni, economista e Amministratore Delegato di Althesys, ha spiegato come l’energia rinnovabile sia già competitiva rispetto a quella generata con combustibili fossili, se si considerano le esternalità negative. “Il principale costo è rappresentato dagli incentivi, in particolare quelli già esistenti. Il calo dei costi delle tecnologie ne ridurrà sempre più la necessità” spiega Marangoni, che evidenzia come il saldo costi/benefici per il sostegno alle rinnovabili è largamente positivo (tra i 30 e 100 miliardi attualizzati ad oggi). “Gli investimenti nelle FER comportano importanti ricadute economiche dirette, indirette ed indotte, sviluppando nuove filiere e comparti industriali, con notevoli benefici anche per l’occupazione. Le ricadute ambientali e i vantaggi strategici (riduzione del fuel risk e dipendenza energetica), benché difficili da valutare economicamente, sono fattori chiave per lo sviluppo dell’intero sistema Paese”. 

SEN, un cambio di passo

Il Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi, ha tracciato un bilancio della COP21 e avvertito sull’urgenza di definire nuovi obiettivi al 2030 in un momento in cui il trend degli investimenti in FER degli ultimi 3 anni va nella direzione opposta a quanto sarebbe auspicabile. Se tra il 2005 e il 2012 l’Italia ha raddoppiato il contributo delle FER al consumo di energia (dall’8% al 16%) facendo meglio della media europea - spiega Ronchi - nel triennio 2013-2015 la crescita delle FER si è fermata allo O,2% medio annuo (da 16,7 a 17,3%). Nel 2015, dopo anni di calo, la produzione di elettricità da fonte fossile è aumentata, mentre quella da rinnovabili, dopo anni di crescita costante, è diminuita. Per attuare l’Accordo di Parigi l’Italia dovrà dunque aggiornare la «Strategia Energetica Nazionale» al 2030 con un nuovo pacchetto di politiche e misure per lo sviluppo delle rinnovabili. “Le politiche climatiche promuovono lo sviluppo di una green economy, aumentano gli investimenti interni e l’innovazione, fanno crescere imprese, creano nuovi posti di lavoro e riducono i costi e la dipendenza dall’importazione di combustibili fossili. Non riconoscere il valore anche economico delle rinnovabili e pensare che si possa emettere carbonio a costo zero, significherebbe sottovalutare i danni e i costi del cambiamento climatico e non dare basi solide allo sviluppo industriale del Paese”. 

Un buon uso per la CO2

Guido Saracco, dell’Istituto Italiano di Tecnologia, ha illustrato come la CO2 possa costituire anche un’opportunità di sviluppo, a condizione che la ricerca (italiana e mondiale) trovi soluzioni per utilizzarla come materia prima per la sintesi di sostanze chimiche, materiali ad alto valore aggiunto e biocombustibili. Una speranza che tuttavia non può essere una scusa per non ridurre le emissioni. “La produzione chimica globale cambierà in maniera significativa nei prossimi decenni a causa della pressione internazionale per il raggiungimento degli obiettivi di riduzione. La COP 21 ha richiesto velocità ed efficacia. Ci sono grandi opportunità per l’innovazione dei processi chimici, in particolare per quanto riguarda l’integrazione delle energie rinnovabili e l’utilizzo della CO2 o dei rifiuti organici come materie prime”.

Un punto di partenza

GallettiLa sessione di interventi è stata chiusa dal Ministro Gian Luca Galletti. “La COP21 è un punto di partenza, non un traguardo. Ogni Paese si è presentato a Parigi con i propri contributi nazionali, che rappresentavano il 97% delle emissioni globali, mentre a Kyoto rappresentavano il 12%. Nel 2023, alla prima verifica globale dei risultati raggiunti, l’Europa dovrà dare il buon esempio”. La conferenza di Parigi, secondo il Ministro, ha segnato un punto di vista storico: “i Paesi hanno capito che l’economia del futuro o sarà amica dell’ambiente o non sarà più sopportata dalle comunità. Oggi esistono tutti i presupposti per stringere un grande accordo tra ambiente ed economia per raggiungere gli obiettivi della COP21. Non dobbiamo perdere quest’occasione”.

In questo contesto sia l’Unione Europea che l’Italia sono chiamati a giocare un ruolo chiave. “L’Europa dal punto di vista ambientale è sempre stata virtuosa, e andrà verso il carbon pricing più in fretta degli altri continenti. Le misure che prendiamo in Italia devono essere inserite in un contesto globale, altrimenti rischiamo una perdita di competitività. Dobbiamo andare di pari passo con le scelte europee e lavorare affinché siano sempre più virtuose. Sono molto soddisfatto di quello che l’Italia ha fatto finora sul fronte delle rinnovabili, ma sono convinto che nel nostro Paese abbiamo le competenze, la spinta e l’esperienza per fare ancora di più. Ci riusciremo solo se lo faremo tutti insieme” ha concluso il Ministro.

È seguita una tavola rotonda moderata da Michele Renzulli del TG1 con un serrato confronto tra Enrico Borghi (Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati), Lucia Bormida (vice-Presidente Assoelettrica), Basilio Catanoso (Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati), Gianni Girotto (Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato della Repubblica), Giuseppe Marinello (Presidente Commissione Territorio, Ambiente, Beni Ambientali del Senato), Rossella Muroni (Presidente Legambiente Nazionale) e Carlo Franco Pignoloni (Responsabile Europe Area Enel Green Power).


[ Paolo Magnani ]
[25 Mag 2016]
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