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Sole e sabbia: ecco la nuova fonte di energia pulita. A dodici mesi dalla sua nascita ufficiale, si presenta molto positivo il bilancio di STEM (acronimo di Solar Thermo Electric Magaldi). L’avanzato e originale sistema di accumulo e trasformazione dell’energia solare, frutto esclusivo dell’ingegno e dell’imprenditorialità del Mezzogiorno d’Italia, si sta rapidamente affermando in più di 40 Paesi nel mondo



Dopo un adeguato periodo di test sperimentali e perfezionamenti tecnici durato diciotto mesi nell’impianto prototipo di Buccino, in provincia di Salerno, un anno fa, per l’esattezza alla fine di giugno del 2016, fu inaugurata, all’interno del Polo Energetico Integrato di A2A a San Filippo del Mela, nei pressi di Milazzo (Messina), la prima Centrale solare termodinamica a concentrazione STEM.


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Questa splendida realtà dell’intelligenza italiana, basata sulla produzione di soluzioni innovative tecnologicamente all’avanguardia nel campo dell’energia solare e brevettata con la parola STEM, scaturisce dalla intensa attività di un team scientifico composto da ricercatori di tre Organi del CNR (l’Istituto di Ricerche sulla Combustione di Napoli, l’Istituto Nazionale di Ottica di Firenze, l’Istituto di Scienza e Tecnologia dei Materiali Ceramici di Faenza), da studiosi del Dipartimento di Chimica dei Materiali e della Produzione Industriale dell’Università Federico II di Napoli e da ingegneri e tecnici appartenenti ad un gruppo industriale estremamente dinamico, il Magaldi Group, guidato dal Cavaliere del Lavoro Mario Magaldi, con sede operativa e decisionale a Salerno, ma con obiettivi e interessi estesi in tutti i continenti.

Come funziona STEM

La tecnologia, fortemente voluta e sviluppata dal Gruppo Magaldi, sfrutta la tecnica del beam down attraverso una serie di eliostati (ben 786 nel caso dell’impianto siciliano!) che inseguono il sole nella sua traiettoria per catturarne i raggi e, attraverso un sistema di specchi, convogliarli in un contenitore cilindrico di acciaio dove un letto fluido di sabbia silicea e aria, a contatto col calore dei raggi, produce e accumula, sotto forma di vapore, energia termica rinnovabile che potrà essere utilizzata per produrre elettricità.


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La Centrale funzionante in Sicilia è costituita da un modulo della capacità di 2 MW, si estende su una superficie totale di 2,25 ettari ed è in grado di produrre 500 kWh (sufficienti a soddisfare le esigenze energetiche di 200 famiglie) o una quantità di vapore surriscaldato ad alta pressione pari a 20,5 tonnellate.

L’impianto solare termodinamico STEM presenta alcune importanti peculiarità che lo rendono del tutto ecocompatibile:

1) per funzionare non ha bisogno di impiegare oli diatermici o sali fusi, che risulterebbero ecologicamente invasivi, ma solo materiali dal basso impatto ambientale, come il vetro per gli specchi, l’acciaio per le strutture e la sabbia silicea, i quali, oltretutto, essendo completamente riciclabili nei vari settori dell’edilizia o in ambito industriale, non creano alcun problema di “fine vita”;

2) in aggiunta alla produzione di energia elettrica, grazie all’accumulo termico ad elevata temperatura (oltre i 600 gradi), consente applicazioni per numerosi usi industriali, come, ad esempio, la dissalazione di acque marine o l’attivazione di sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento;

3) si presenta tecnologicamente perfetto per le aree geografiche con elevato irraggiamento solare, tipo le regioni africane del Subsahara, ed è capace di generare energia e calore per siti produttivi isolati (come le miniere di Cile e Australia, che si avvalgono di elettrogeneratori diesel, notoriamente inquinanti), oltre che per piccole comunità o grandi complessi industriali;

4) la sabbia utilizzata permette al modulo STEM di funzionare come una batteria solare che accumula calore durante le ore ad alta insolazione, lo conserva per lunghi periodi e lo rilascia quando il sole non c’è;

5) l’impianto può essere acceso o spento senza particolari vincoli tecnici, garantendo un funzionamento di 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno e un capacity factor che può raggiungere l’85 per cento, di gran lunga superiore alle altre fonti rinnovabili;

6) più moduli STEM, infine, possono essere collegati in serie fra loro, in maniera da creare vere e proprie centrali anche di notevoli dimensioni costituite da 10/20 unità; ed è proprio la modularità degli impianti a rendere il sistema particolarmente affidabile poiché, in caso di spegnimento per manutenzione di un modulo, gli altri possono continuare a funzionare senza interrompere i flussi di energia.

Uno sguardo al futuro di STEM

Fin dall’inizio, la Centrale solare termodinamica di San Filippo del Mela, unica nel vasto panorama dei produttori di energie rinnovabili ecocompatibili, ha incuriosito e suscitato l’interesse non solo di autorevoli esponenti del mondo scientifico e della ricerca universitaria, ma anche di prestigiosi rappresentanti di istituzioni private e pubbliche internazionali come i Sanda National Laboratories del Department of Energy degli Stati Uniti d’America o l’Asian Development Bank.


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Considerati i lusinghieri risultati raggiunti e gli unanimi consensi ottenuti da STEM nel suo primo anno di attività, il Gruppo Magaldi ha deciso recentemente di compiere un ulteriore salto in avanti creando una nuova società, la Magaldi Sun S.p.A., che amplierà competenze e target con l’intento di sbarcare in maniera decisa sul mercato globale attraverso la commercializzazione della tecnologia STEM nel mondo e, contemporaneamente, investire nei nuovi brevetti provenienti dalla genialità di giovani ingegneri e tecnici italiani.

A tale proposito, Letizia Magaldi, proprietaria insieme al padre e ai suoi due fratelli, del Magaldi Group, così precisava alla stampa qualche tempo fa: “L’azienda ha circa 200 dipendenti, di cui la metà ingegneri e, dal quartier generale di 2.000 metri quadrati a Salerno, si sta espandendo in oltre 40 Paesi nel mondo.  A fare la differenza ci sono l’impegno, la passione e la capacità di fondere la competitività con l’innovazione, che portano il Gruppo a investire in ricerca e sviluppo circa l’8 per cento del fatturato, che nel 2016 ha sfiorato i 50 milioni di Euro: ben più di quanto venga fatto in media. Non a caso dai ricercatori siamo stati definiti un centro di ricerca più che un’azienda”.


Mario Apice
[27 Giu 2017]


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