Fotovoltaico

Roberta Di Giuli • Tradisce le aspettative degli europei ma non quelle della Cina la decisione della Commissione europea di accettare un impegno in relazione al procedimento antidumping sulle importazioni di moduli fotovoltaici originari o provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese. Inevitabile, sostiene l’IFI, che nelle mani asiatiche finisca il 100% del mercato europeo considerando che, con il prezzo di dumping stabilito, “nessun produttore europeo potrà competere”!

 

 

 

•• “È come se la Commissione europea fosse rimasta del tutto ignara e impermeabile rispetto al fallimento di oltre 65 produttori di celle e moduli fotovoltaici in Europa e in Italia nell’ultimo anno e mezzo, e questo rende ancor più inaccettabile l’atteggiamento della Commissione che, anziché tutelare l’interesse dall’Unione e degli operatori che la rappresentano, ha manifestato tutto il proprio zelo verso chi, la Cina appunto, è stata capace di ribattere alle accuse e alle evidenze di dumping solamente con lo strumento della minaccia di ritorsioni commerciali.”

A parlare, senza lo scrupolo di non tradire perplessità e delusione, è Alessandro Cremonesi, Presidente IFI (Comitato Industrie Fotovoltaiche Italiane), l’associazione cioè che riunisce circa il 90% dei produttori nazionali di celle e moduli fotovoltaici) venuto a conoscenza, dalla Gazzetta Ufficiale Europea del 3 agosto, della decisione della Commissione UE di accettare un impegno offerto in relazione al procedimento antidumping relativo alle importazioni di moduli fotovoltaici in silicio cristallino e delle relative componenti essenziali (celle e wafer) originari o provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese.

 

Sebbene manchino i termini dell’accordo ufficiali, è ormai noto e più volte riportato dalla stampa il livello di prezzi minimi offerto dai cinesi, oltre al volume massimo delle esportazioni annuali, rispettivamente 57 eurocents per i moduli e 7 GW per le quantità.

 

Fotovoltaico“Ciò che più sconcerta l’industria nazionale ed europea di moduli fotovoltaici - dichiara Alessandro Cremonesi, presidente IFI - è proprio quanto comunicato in premessa nella decisione e cioè che l’offerta di impegno avanzata dai cinesi è stata esaminata dalla Commissione in un contesto differente rispetto a quello del periodo dell’inchiesta, e quindi legato ad un calo del livello di prezzo e di consumo sul mercato del’Unione. Non è accettabile - prosegue Cremonesi - che la Commissione non si sia resa conto che se c’è stato un calo nel livello di prezzi è proprio dovuto al fatto che l’industria europea per non chiudere le proprie fabbriche e mantenere al massimo il livello occupazionale abbia dovuto comprimere i propri margini fino a renderli prossimi allo zero, proprio per cercare di contrastare il dumping cinese e ritagliarsi quote di mercato da sopravvivenza.

 

Il prezzo offerto dai cinesi e accettato dalla Commissione, pari a 57 eurocents per watt è quello che l’industria europea sostiene come costo delle materie prime e costi diretti e indiretti per la produzione dei moduli; cui vanno poi aggiunti i costi fissi, quelli di struttura (SG&A) e il trasporto. In media, tali costi aggiuntivi contano per circa altri 9-10 eurocents per watt sul costo del modulo, portando il costo totale dei moduli fabbricati in Europa e Italia a circa 67 eurocents per watt, senza prendere in considerazione alcun margine di profitto. Evidentemente ci troviamo ancora una volta dinnanzi a un prezzo di dumping nei confronti del quale nessun produttore europeo potrà competere”.

“Per quanto riguarda poi i volumi massimi di esportazione, fissati a 7 GW/anno, non tengono assolutamente in considerazione della compressione delle stime del mercato europeo, previste per i prossimi anni in forte calo a causa della sopraggiunta eliminazione/riduzione di meccanismi incentivanti, quali quelli venuti meno in Italia, l'abbassamento drastico di quelli tedeschi, l'instabilità di politica di supporto alle rinnovabili dimostrati da numerosi Paesi dell'Est europeo (Romania, Bulgaria e Ungheria). Con un valore massimo di esportazione consentito ai cinesi di 7 GW si finisce per offrire in mano ai cinesi il 100% del mercato europeo.”

“Infine - conclude Cremonesi - per tutte queste ragioni, crediamo che, tanto nella decisione della Commissione pubblicata in gazzetta, quanto nel Regolamento Esecutivo che ha istituito dazi provvisori a due aliquote, la Commissione abbia violato alcuni dei profili giuridici riguardanti la legislazione dell’Unione Europea in materia. Anche per questo, continueremo a lottare e a sostenere EU Pro Sun, che già ha comunicato ufficialmente il ricorso alla Corte di Lussemburgo, per accertare eventuali responsabilità della Commissione a discapito delle nostre industrie”.


Roberta Di Giuli

Share

Noi usiamo i cookie per per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo utilizzate. I cookie essenziali al funzionamento del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, leggi la nostra cookie policy.

Io accetto i cookie di questo sito.