Pannelli solari

Roberta Di Giuli • La sovvenzione è contraria ai principi internazionali del commercio eppure non si profilano al momento moniti alla pratica della concorrenza sleale, che intanto miete vittime tra i produttori europei. Le risposte di Milan Nitzschke, Presidente di EU ProSun, e di Alessandro Cremonesi, Presidente IFI

 

 

 

•• Dopo un’indagine di 9 mesi, prove schiaccianti confermano un’ipotesi che non sorprende: i produttori cinesi di energia fotovoltaica ricevono aiuti statali dal loro Governo pari a più dell’11,5% dei loro fatturati.

Il supporto statale si concretizza, secondo la lista esaminata dalla Commissione europea, attraverso sconti per l’acquisto di materie prime, sconti sull’utilizzo di elettricità, finanziamenti bancari e aiuti dedicati alla comunicazione e al marketing. Questi aiuti hanno creato una produzione eccedente rispetto al mercato e hanno supportato aziende non concorrenziali.

Milan Nitzschke, Presidente di EU ProSun, ha dichiarato: “Molte aziende produttrici cinesi avrebbero dovuto dichiarare bancarotta tempo fa invece hanno avuto aiuti statali. Questi aiuti hanno portato a un aumento di prodotti cinesi sul mercato europeo portando quindi alla chiusura di molte aziende produttrici europee e alla perdita di migliaia di posti di lavoro”.

Nitzschke ha proseguito: “L’indagine della Commissione europea conferma nuovamente che il Governo Cinese offre massicci aiuti ai loro produttori nazionali di moduli fotovoltaici. Questo fatto viola i principi internazionali del commercio che la Cina ha approvato nel momento che è entrata a far parte del WTO. Circa il 90% della produzione di moduli fotovoltaici viene esportata e gli aiuti statali cinesi si riferiscono ad aiuti per supportare l’export per cui vanno indirizzati sotto le leggi del WTO e dell’Europa Unita”.

I costi di produzione europei sono più bassi che in Cina. L’unica ragione di questa maggiore competitività è legata proprio a questi aiuti, accertati dalle indagini svolte da Europa e Stati Uniti. Nitzschke ha concluso: “Prendiamo atto che la recente iniziativa accettata dall’Europa non affronta l’argomento dedicato agli aiuti statali cinesi, nel testo non c’è niente che chieda al Governo Cinese lo stop di questi aiuti statali ai produttori cinesi. È per questo che chiediamo all’Unione Europea di imporre dazi di compensazione sui prodotti cinesi e che diano lo spunto al Governo Cinese di fermare queste pratiche illegali di commercio”.

 

Anche il Comitato IFI (Industrie Fotovoltaiche Italiane), attraverso il suo Presidente Alessandro Cremonesi ha voluto esprimersi: "Finalmente la Commissione ha reso esplicito e certificato quanto da oltre due anni abbiamo denunciato agli organi politici e di governo italiani ed europei e cioè che il massivo intervento dei sussidi governativi illegali da parte dei cinesi, unitamente alle pratiche di dumping, abbiano messo completamente fuori gioco tutte le nostre industrie nazionali. Su di questo continueremo a chiedere e a pressare la Commissione e tutti gli organi politici nazionali ed europei al fine di rivedere nei termini l'accordo stipulato con la Cina e in vigore dallo scorso 6 agosto. Accordo totalmente inefficace nel rimuovere il grave pregiudizio già sofferto da tutte le aziende europee e nazionali in questi anni".

 

 

Roberta Di Giuli


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