Traffico Stati UnitiIl rapporto annuale di Inrix, l’operatore privato di infomobilità, svela che la crescita del traffico è superiore a quella economica


•• Quarantasette ore. Questo, in media, il tempo che gli americani residenti nelle grandi aree metropolitane trascorrono, ogni anno, negli ingorghi stradali. È uno dei dati più eloquenti emersi con la presentazione del settimo rapporto annuale di Inrix (il colosso statunitense che fornisce le informazioni sul traffico). Dopo due anni di costante calo delle congestioni urbane, dal 2013 si è assistito a un’inversione di tendenza: il traffico ha ripreso ad aumentare e, tutto sommato, è una notizia positiva in quanto testimonianza diretta e concreta che, almeno sotto il profilo economico, il peggio è dietro le spalle (qualunque ne sia stata la causa). Se però scendiamo nei dettagli e, soprattutto, raffrontiamo il tasso di crescita degli ingorghi con quello del PIL, noteremo che i primi sono cresciuti, nel 2013, del 6% rispetto all’anno precedente, mentre il PIL si è attestato su un più modesto 1,9%. Vale a dire, poco meno di un terzo.

L’unica città statunitense in controtendenza, dove si è assistito a un calo degli ingorghi, è stata Washington DC. Un’anomalia spiegabile con le severe misure restrittive sul bilancio, decise lo scorso anno dall’Amministrazione di Obama, e gli inevitabili riflessi sulle attività di funzionari, apparati, uffici di staff e via elencando. Fra le 100 maggiori città USA, le peggiori in termini di traffico sono Los Angeles (64 ore di sosta, ogni anno, negli ingorghi), dove il traffico è cresciuto dell’8,5% rispetto al 2012, seguita da Honolulu (60 ore di sofferenza all’anno, con un tasso di crescita di ben il 18%) e San Francisco (56 ore, + 13% rispetto al 2012).
Per l’Amministratore Delegato di Inrix, Bryan Mistele, queste cattive notizie per gli automobilisti sono, in realtà, molto positive per l’economia del mercato e, soprattutto, per il settore degli ITS (Intelligent Transport Systems: la telematica del traffico): “Non ci resta che investire negli ITS, e nelle tecnologie delle auto connesse, e accelerare l’integrazione fra strada e veicolo. L’unico modo per adattare le strade alle esigenze della collettività è il renderle funzionali alle destinazioni per cui sono state progettate, incentivando il più possibile le attività di comunicazione e di previsione. È troppo tardi per costruire nuove infrastrutture”.


[Redazione PROTECTAweb]
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