Metano

La mobilità  verde, nel nostro poco eco-avanguardistico Paese, è lungi dal riportare dati significativi di diffusione. Diversi i  fattori deterrenti



Non partono le auto ecologiche! Lo dicono i numeri di una ricerca dell’Osservatorio Federmetano su dati ACI: raggiungono a mala pena nel nostro Paese (verde soprattutto per…. presenza di boschi!) il 7,5% del parco totale. Nel dettaglio: 228.174 auto elettriche, ibride, a metano e a GPL contro 3.511.524 auto a benzina e gasolio! Porta bandiera di questa poco virtuosa realtà il Lazio, che registra nel parco circolante solo il 6,1% di auto verdi.

Di chi la responsabilità di questo ancora troppo esiguo esercito di vetture che, se corposo, sarebbe capace di assestare un colpo decisivo all’assedio dell’inquinamento in città? Diversi i fattori in gioco. Alcuni inevitabili, altri risultato di una politica decisamente troppo miope.

Cominciamo dalla «crisi», alibi di cui si abusa anche a volte in maniera inappropriata. Questo fattore riduce sensibilmente il potere di acquisto, e quindi di sostituzione, di un esemplare Euro0-1-2-3 con un più virtuoso benzina Euro5-6. Dove questo ricambio è avvenuto in maniera più consistente, si sono registrati significativi risultati nell’abbattimento delle emissioni.

In relazione, invece, al «fermo» delle vetture elettriche o ibride come quelle a GPL o Metano, per non parlare di quelle ad idrogeno, dobbiamo disturbare altri aspetti disincentivanti: il maggior costo del nuovo rispetto al modello a combustione interna; la mancanza di una rete distributiva capillare relativa al tipo di alimentazione scelto; l’assenza di una campagna di incentivazione durevole che favorisca a livello nazionale il ricambio di un parco circolante la cui anzianità media è superiore a quella europea (in Italia il 23% è compreso nella fascia 0/5 anni, il 30% in quella 5/10 anni; il 34% 10/20 anni ed infine il 13% ha un’anzianità pari o superiore a 20 anni).

Blocco del trafficoCosa fare dunque? Certo non possono bastare le sporadiche campagne di sconto sul nuovo, spesso frutto di una personale iniziativa delle reti commerciali delle varie case automobilistiche costrette a fare i conti con la «giacenza». A fare la differenza potrebbe essere una campagna di alleggerimento fiscale, magari a favore dei modelli più ecologici con l’abbattimento dell’IVA, e parallelamente la diffusione di infrastrutture adeguate a sostenere ed «incentivare» una mobilità ecologica che si «vuole» far crescere.

La voce incoraggiante di Federmetano

Virtù, realtà e prospettive del metano raccontate da Federmetano. Nel sottolineare la marginalità delle alimentazioni ecologiche rispetto alla consistenza delle alimentazioni tradizionali sia a livello nazionale che regionale, l’associazione evidenzia la progressione delle riconversioni a metano per voce di Dante Natali, Responsabile dell’Osservatorio Federmetano: “L’uso di un’auto a metano consente anche di risparmiare nella spesa per il carburante. Il metano infatti è il carburante più economico tra quelli maggiormente diffusi. Il maggior investimento necessario per l’acquisto di un’auto a metano si ripaga in tempi brevi grazie al risparmio che si ottiene ogni volta che si riempie il serbatoio”. Oggi in Italia è presente una rete composta da più di mille distributori di metano, rete che è la più sviluppata a livello europeo, e sul mercato sono disponibili molti modelli a metano, prodotti direttamente dalle case automobilistiche ed inoltre vi è la possibilità di trasformare a metano le vetture a benzina già circolanti. Vi è quindi una sempre maggiore possibilità di scelta, per chi è interessato ad utilizzare un’auto a metano. “Oggi i veicoli a metano - conclude Natali - garantiscono le stesse prestazioni, lo stesso comfort e gli stessi livelli di sicurezza dei veicoli a benzina e a gasolio. In più consentono di inquinare meno e di risparmiare. Non è una qualità da sottovalutare, soprattutto in questi tempi di crisi”.

Roberta Di Giuli
[10 Dic 2014]
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