Parigi - traffico

I risultati di un recente studio sugli effetti del particolato spingono il Primo Ministro Manuel Valls a penalizzare questo tipo di propulsione sovvertendo le regole di mercato


•• Il Governo francese sembra deciso, dopo un lunghissimo periodo di incentivazione all’acquisto di piccoli mezzi diesel a minor emissione di CO2, ad invertire la rotta e penalizzare la diffusione di questo tipo di motorizzazione.

Il Primo Ministro francese Manuel Valls è stato chiarissimo: “I motori diesel sono stati a lungo privilegiati e questo è stato un errore. Bisogna progressivamente ritornare sulla decisione con intelligenza e pragmatismo”… e costruire un…..”sistema di identificazione dei veicoli in funzione delle loro emissioni inquinanti” per consentire a livello locale lo sviluppo di “politiche che favoriscano i veicoli più puliti” (discorso conclusivo della Conferenza ambientale organizzata dal Governo).

Entro febbraio prossimo le misure di contrasto saranno già state predisposte ed inserite in un apposito progetto di Legge.

Attualmente il parco circolante francese è composto per circa il 62% da auto diesel le cui immatricolazioni nel periodo gennaio /settembre corrente hanno toccato il 64% mentre quello relativo ai consumi di carburante nello stesso periodo sale all’80% del combustibile complessivamente commercializzato.

Il nuovo corso si deve ai risultati di un recentissimo studio - durato 18 mesi - del CNRS di Orléans sulla qualità dell’aria di Parigi che hanno evidenziato un andamento esponenziale della presenza di polveri fini (diametro da 0,2 a 1 micron) prodotte dai veicoli diesel e dalle stufe a legna; a tali polveri è attribuita la responsabilità di 1.400 decessi l’anno nella Capitale (42.000 in Francia che in Europa, in base all’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea dell’ambiente del 2011 sarebbero 400.000).

In Francia (come in Italia) la quasi totalità dei veicoli più vecchi ed inquinanti è concentrata nelle fasce di popolazione meno abbienti e quindi le misure dissuasive colpiranno inevitabilmente proprio coloro che meno possono spendere; di conseguenza, il Governo francese, scontenterà gli ecologisti se le misure saranno attenuate per non gravare troppo sui più deboli ovvero questi ultimi qualora le misure dovessero rivelarsi troppo pesanti.

Pur avendo Valls dichiarato che non intende danneggiare i meno abbienti, ha comunque anticipato che verrà adottato un “sistema di identificazione dei veicoli in funzione delle loro emissioni inquinanti” e che la tassa sul consumo di prodotti energetici (Ticpe) sarà aumentata di due centesimi di euro al litro (+800 milioni di euro l’anno di entrate fiscali).


Parigi - inquinamento aria


Del tutto allineato è il ministro per l’Ecologia Ségolène Royal, che ha a sua volta dichiarato “Se diamo un impulso forte, ed eliminiamo il vantaggio competitivo dei diesel, ci si orienterà sul trasporto sostenibile e daremo un impulso all’auto elettrica“.

Sempre a proposito di polveri sottili, il Prefetto di Parigi ha recentemente emesso un’ordinanza con la quale vieta, dal 1° gennaio 2015, l’accensione di 135mila camini estendendo tale divieto a 435 comuni della regione Ile-de-France. Anche tale misura sarebbe stata ispirata dallo studio di cui sopra che ha rilevato che i camini sarebbero fonte, quanto l’auto, dell’emissione di polveri sottili; a differenza però dell’atteggiamento assunto nei confronti dell’auto, il Ministro Royal ha definito la misura "eccessiva" e "ridicola”.

In un intervento a France 2, il Ministro francese ha espresso la volontà di far “cambiare questa decisione che va nella direzione sbagliata; ci vogliono far credere che i caminetti inquinano più delle auto diesel. Bisogna essere ragionevoli - ha aggiunto -. Sono contraria ad una società di divieti"; un diverso atteggiamento, quindi, verso lo stesso tipo di emissioni anche se provenienti da fonti diverse e questo non risulta facilmente comprensibile, visto che la tutela della salute dovrebbe venire prima di tutto.

È possibile che per operare un distinguo del genere il Ministro per l’ecologia sia in possesso di elementi diversi da quelli di pubblico dominio poiché - in caso contrario - il suo pensiero non sarebbe facilmente comprensibile.

Il Ministro ritiene inoltre che le misure anti-diesel sposteranno l’attenzione verso l’auto elettrica che però - va ricordato - non è a emissioni zero a meno che la corrente di ricarica non sia generata da fonti rinnovabili; in caso contrario la ricarica genera inquinamento indiretto… Rimane poi sempre valido il problema delle emissioni derivanti dalla fabbricazione dell’auto, dal trasporto e dallo smaltimento delle batterie e degli pneumatici, quello derivante dalla rottamazione dell’auto, per la parte di componenti non riciclabili. Questo tanto per essere precisi pur condividendo - ovviamente - il fatto che l’auto elettrica è comunque un enorme passo avanti rispetto ad un’auto a combustione interna.

Va però tenuto anche detto che, a nostro avviso, questa battaglia contro i diesel deve essere mirata all’eliminazione dei modelli più vecchi ed inquinanti e non condotta indiscrminatamente anche perché l’introduzione della normativa Euro6 riporta le loro emissioni di particolato e NOx quasi al livello di quelle previste per i motori a benzina (massimo 80 mg, contro i 60 dei motori a benzina).

Il vero problema non lo creano quindi i diesel in generale ma i vecchi diesel. Secondo l’autorevole quotidiano francese «Le Figaro», “è sul parco circolante che bisogna concentrarsi, ma lo Stato non ha i mezzi finanziari per incentivare il ritiro dalla circolazione dei diesel più anziani”.  L’osservazione non può che essere condivisa e ci fa capire come, in questo campo, i problemi francesi, tanto di inquinamento quanto di politica, siano del tutto analoghi ai nostri.

Carlos Tavares, numero uno di PSA Peugeot-Citroën, difende nettamente i nuovi diesel francesi, caratterizzati da cilindrate, consumi e conseguenti emissioni ridotti e progettati anche in funzione della campagna di incentivi statali basati sul sano principio del meno inquini meno paghi.

E d’altra parte Tavares fa intendere che dopo decenni di orientamento consolidato, non si possono sovvertire le regole di mercato, e rendere quasi inutili miliardi di investimenti nonostante i Costruttori abbiano ottenuto risultati allineati ai limiti alle emissioni imposti dalla normativa Euro6 e precedenti.


Giovanni Notaro
[17 Dic 2014]


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