Mobilità

Presente e futuro di un settore in evoluzione nella ricerca «Nutrire la mobilità del futuro» realizzata dalla società di consulenza globale AlixPartners. Nel trasporto pubblico nazionale necessari 40 miliardi di € di investimenti per colmare il gap con gli altri Paesi europei, mentre disoccupazione giovanile e nuove forme di mobilità condivisa contribuiscono a scrivere la crisi del settore auto


•• Fotografa la mobilità del nostro bel - ma lento - Paese, con uno sguardo attento alle tendenze a livello mondiale, la ricerca realizzata dalla società di consulenza globale AlixPartners per #FORUMAutoMotive dal titolo «Nutrire la mobilità del futuro», risultati illustrati da Giacomo Mori, Managing Director di AlixPartners in Italia, nel corso della manifestazione #FORUMAutoMotive di Milano.

Lo studio mette a fuoco gli obiettivi sensibili da raggiungere.  La mobilità, concetto dinamico nel suo complesso, è destinato, infatti, ad essere un argomento centrale nel grande libro del futuro per via dei capitoli che raccontano di qualità della vita, sostenibilità, efficienza.

La mobilità che è e che verrà

Avrà fame di sana mobilità la popolazione mondiale destinata a crescere del +35% dal 2010 al 2050, passando dai 7 ai 9 miliardi complessivi. E soprattutto saranno le aree metropolitane a dover garantire un’adeguata risposta perché saranno loro ad ospitare nel 2050 il 67% del famelico genere umano a differenza dell’attuale concentrazione (52% nel 2010).

Partiamo da un dato: oggi il 64% del totale dei chilometri percorsi avviene in ambito urbano e questa percentuale è destinata a crescere clamorosamente nei prossimi 20 anni. Nonostante il progresso tecnologico, negli ultimi 20 anni la velocità di trasferimento dei pendolari è diminuita e le ore perse nel traffico sono quasi raddoppiate con evidente impatto sulla sostenibilità e sulla qualità di vita dei cittadini: oggi sono 62 l’anno e toccheranno quota 68 nel 2020, fino alle 106 previste per il 2050.

Il nodo delle infrastrutture

Il rapporto fotografa il settore con uno «scatto» sul trasporto pubblico urbano ed extra-urbano nazionale, che registra un andamento decisamente lento in ambito infrastrutturale. Una cifra: per tentare un allineamento con gli altri Paesi europei urgono almeno 40 miliardi di € di investimenti, utili per «nutrire» reti metropolitane e tranviarie, potenziando il parco mezzi su gomma e su materiale rotabile e abbassando l’età media dei mezzi (in Italia 11,6 anni rispetto ai 7 anni del resto d’Europa). Nel dettaglio, per colmare il divario che ci separa dagli standard europei di mobilità, sono necessari 20 miliardi di investimenti per lo sviluppo di infrastrutture, 9,5 miliardi per l’adeguamento del parco mezzi e 10 per abilitare una mobilità urbana più sostenibile tramite il sostegno pubblico al rinnovo del parco con veicoli elettrici e reti di ricarica, lo sviluppo di car/bike sharing e car pooling e le nuove tecnologie per la smart mobility. In aggiunta a questi stanziamenti, si stima un costo annuale del settore del trasporto pubblico pari a circa 6,4 miliardi di euro.

Il boom del car sharing. In Italia 220mila utenti e 3.000 auto

Lo studio interpreta dati e ricadute delle nuove tendenze della mobilità, con un occhio al mercato dell’auto in crisi. A tirare il freno a mano alla mobilità del settore auto sul mercato europeo (e non solo) degli ultimi anni, oltre alla pesante disoccupazione giovanile, sarebbe anche - proprio - la rapida diffusione di nuove forme di mobilità condivisa. La strategica formula del «car sharing» ha infatti registrato in tutto il mondo una crescita costante e difficilmente prevedibile con quasi 5 milioni di utenti (+39% sul 2006) e con circa 100.000 veicoli condivisi (+30% rispetto al 2006).


mobilitàNon è da meno l’Italia con il suo sorprendente +70% rispetto al 2013, settore in cui è Milano a fare la voce grossa. In realtà da noi il boom vero e proprio dell’auto condivisa si è registrato nel 2013 (+330% sul 2012 con 130.000 iscritti e 1.800 vetture) e confermato nel 2014 (+70% rispetto al 2013), con il servizio presente ormai in 11 città italiane con 220.000 utenti e 3.000 auto complessive. Milano si conferma regina di questo particolare mercato, con quasi l’80%.

Ma la strada che il car sharing è destinato a percorrere, secondo lo studio, è ancora decisamente lunga: si prevede che nel 2020 tra Europa e Nord America saranno circa 12 milioni i cittadini che si rivolgeranno a questo servizio per le proprie esigenze di mobilità con evidente impatto positivo sugli scenari della mobilità urbana: ogni auto di car sharing sostituisce 15-30 vetture in circolazione (minor inquinamento) o parcheggiata (minori costi di gestione e maggiore spazio disponibile). In Francia, il successo della formula con veicoli elettrici ha portato alla riduzione del parco auto di 22.500 veicoli equivalenti a 164 milioni di km percorsi in un anno.

In un certo senso, strascico di questa tendenza è il mercato delle connected cars per le quali lo studio prevede nei prossimi anni quasi un raddoppio nel valore, guidato da soluzioni di connettività mobile per fornire servizi di infotainment, sicurezza e informazione/navigazione.

Giovani «Neutral» crescono

Oltre alle citate nuove forme di mobilità, anche la disoccupazione giovanile, secondo la ricerca, occupa un posto di responsabilità nell’ambito del calo delle vendite di auto degli ultimi anni. L’auto, infatti, incredibilmente, ma necessariamente, perde appeal nelle nuove generazioni, che si scoprono sempre più «Neutral about driving»

La ricerca racconta ad esempio come negli USA, a fronte di un aumento occupazionale, il numero di chilometri percorsi sia in calo. Complici del fenomeno: elevati costi del carburante e di gestione del bene auto, crescita del telelavoro (negli Usa quasi il 10% dei lavoratori opera anche da casa) e minore propensione dei neo maggiorenni a prendere la patente (nel 2000 erano l’89%, nel 2012 l’83%). Le minori disponibilità economiche, inoltre e ovviamente, incidono fortemente sulla scelta di acquisto di un’auto nuova. In Italia il 34% dei giovani (età compresa tra 18-29 anni) indica che un contratto di lavoro stabile potrebbe indurre all’acquisto di una vettura. Ritardo nel raggiungimento della stabilità lavorativa e nel concepimento di figli contribuisce a ridurre l’appeal del bene auto e tratteggia l’identikit della cosiddetta generazione «N», ovvero «Neutral about Driving». Per il 43% dei giovani italiani, infatti, il fattore economico risulta decisivo per le scelte di mobilità, mentre il 42% preferirebbe investire una vincita di 30.000 € in risparmio anziché spenderla. L’interesse di questa fascia di popolazione si concentra principalmente su prodotti di elettronica di consumo (smartphone su tutto) e il tempo dedicato al social networking e la diffusione di tecnologie video come Skype riducono le necessità di spostamento. A causa di problematiche come traffico, difficoltà di trovare parcheggio e costi di mantenimento del mezzo e con l’efficace concorrenza di altre modalità di trasporto per medie-lunghe distanze (treno alta velocità/voli low cost), l’auto oggi non viene più percepita come sinonimo di libertà.

"L'analisi di AlixPartners è impietosa”, ha evidenziato il Promotore di #FORUMAutoMotive Pierluigi Bonora alla Conferenza Stampa di Milano, “e i risultati che vengono evidenziati pongono alla ribalta, ancora una volta, una serie di nodi che come al solito sarebbero stati sciolti, o sarebbero in procinto di esserlo, solo a parole. Mi riferisco alle deficienze ormai croniche del trasporto urbano ed extra-urbano e di quelle del sistema infrastrutturale in senso lato, con le inevitabili ripercussioni sul traffico e sulle ore perse in fila o alla caccia di un parcheggio (in alcune città, come Milano, si tende scriteriatamente a cancellarli). Risultato: la colpa è sempre e comunque degli automobilisti. Quindi, tartassiamoli per bene. Non passa giorno, invece, che vengono alla luce nuovi scandali legati a opere infrastrutturali incompiute, a strade che si sbriciolano, a cavalcavia pericolanti e da ricostruire, a sprechi o ancora peggio compiuti con il denaro pubblico. Ma a pagare per tappare tutte queste falle sono sempre i soliti. E poi, come rileva ancora lo studio, ecco spiegate alcune delle ragioni all'origine del recente crollo delle vendite di auto e di disaffezione alla mobilità a motore, alcune delle quali si ricollegano proprio a un sistema delle infrastrutture che da anni fa acqua. E se a tutto questo si aggiungono una disoccupazione giovanile ai massimi e la scarsa disponibilità di risorse economiche da parte dei giovani, ecco che il quadro è completo. Da qui il boom della mobilità condivisa, arma comunque sempre a doppio taglio per le case costruttrici, soprattutto per quanto riguarda il business delle auto da città che potrebbero risentire della concorrenza in aumento del car sharing".

L’evoluzione della mobilità nei centri urbani sarà sempre più improntata alla “intermodalità” con un adeguato bilanciamento tra trasporto pubblico e privato, e alla «connettività» tra vetture e delle vetture con le infrastrutture”, ha commentato Giacomo Mori, Managing Director di AlixPartners in Italia “Le tecnologie delle «Connected car» e delle «Autonomous car» sono il motore di questa evoluzione che avrà positive ripercussioni sulla qualità della nostra vita e ridisegnerà la mappa della mobilità negli anni a venire. Il mercato mondiale della «connettività» cresce con ritmi sostenuti e raggiungerà i 46 miliardi di dollari entro il 2017, anno in cui quasi il 60% delle vetture nuove sarà «connesso», creando nuove modalità di fruizione dell’auto e appetibili opportunità di business per gli operatori del settore, come dimostra l’interesse dei colossi della tecnologia come Apple e Google e l’impegno dei principali car maker”.


Roberta Di Giuli
[08 Apr 2015]


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