Toyota Mirai - idrogeno

PROTECTAweb, in collaborazione con la testata Motori360, ha provato un capolavoro ecologico della mobilità. La Mirai è la più significativa chance che la Casa del Sol levante offre al futuro, che proprio questo significa in giapponese…


••  Sarà il potere della suggestione, ma quel blu scuro metallizzato ci è sembrato perfetto per questa Mirai alimentata a idrogeno, un colore azzeccato per sottolineare tanto la tecnologia del Toyota Fuel Cell System (il TFCS che utilizza le celle a combustibile e la tecnologia ibrida, alimentata da idrogeno) quanto la sua pulizia: le emissioni allo scarico consistono infatti solamente in vapore acqueo e niente di più, né CO2 né altri agenti inquinanti.

Negli ultimi mesi dello scorso anno la Toyota ha iniziato la commercializzazione della sua Mirai in Giappone e negli USA, Paesi nei quali le auto a idrogeno iniziano a trovare un numero di punti di rifornimento non ancora capillare ma comunque tale da giustificarne in qualche modo l’acquisto: un atto di fiducia nel futuro, ossia in «Mirai» che in giapponese significa appunto «Futuro».

L’Europa si sta lentamente attrezzando per questo specifico tipo di futuro mentre l’Italia - al solito - è ancora indietro. Speriamo in un colpo di reni tanto per l’elettrico quanto per questo idrogeno la cui unica pompa nostrana si trova - al momento - a Bolzano… dove chi vorrà mettersi questa Mirai in garage, potrà fare il pieno in soli tre minuti (contro le tre o dodici ore dell’elettrico).

Ma quanto «fa» questa Mirai con 12 litri? Risposta: 100 chilometri, solo che i litri sono non di benzina ma di acqua prodotta sotto forma di vapore… e sono non alla pompa (quindi a monte del motore) ma allo scarico





Il sistema di alimentazione/propulsione

Poiché uno degli elementi comburenti è l’aria, il frontale della Mirai ospita due grandi aperture, integrate ai lati del muso, che devono ingoiare il prezioso fluido in quantità industriale non per raffreddare un più o meno inquinante motore endotermico, bensì per combinarsi con l’idrogeno e produrre quindi energia elettrica per l’alimentazione del suo propulsore.

Il motore elettrico ed i sistemi di bordo della Mirai, prima berlina a celle a combustibile alimentata a idrogeno, sono alimentati da pile chimiche (370 celle da 1 volt l’una, collegate in serie) a loro volta rifornite dall’ossigeno atmosferico che si combina con l’idrogeno contenuto nei serbatoi. L’energia prodotta può essere utilizzata anche per la ricarica di una seconda batteria al nichel-metallidruro che peraltro immagazzina l’energia recuperata in fase di decelerazione e nelle frenate per cederla sia per le partenze da fermo e sia in caso di necessità straordinarie (ad es. in fase di sorpasso). Le bombole per l’idrogeno, realizzate e collaudate dalla stessa Toyota, sono alloggiate in posizione protetta sotto le due poltrone posteriori e tra le ruote dietro e vengono riempite attraverso un bocchettone simile a quello dei distributori di metano.

 


A bordo della Mirai. Muoversi senza inquinare

Prima di salire a bordo, un’occhiata al corpo vettura ci mostra una due volumi e mezzo con parabrezza avvolgente molto inclinato, tre finestrini laterali e linee a cuneo molto tese che terminano posteriormente con una coda alta e tronca; questo per sottolineare come il vecchio principio di Kamm ottimizzi l’aerodinamica del veicolo e ne migliori l’efficienza in termini di minor resistenza aerodinamica cui contribuisce anche il sottoscocca piatto. La cura nel sigillare la parte inferiore dell’auto, sempre ai fini della ricerca della massima efficienza, ha portato alla realizzazione di un sottoscocca interrotto solamente dall’apertura per il piccolo ugello posteriore per lo scarico dell’acqua prodotta dalla reazione che avviene nella pila a combustibile.

Mirai

Mirai

Nel corso di questa prima presa di contatto, la Mirai si è dimostrata briosa, confortevole e dotata di un buono spunto grazie ad una coppia max di 335 Nm ed ad una potenza di 154 cavalli; al tempo stesso è silenziosa come un’elettrica e questo grazie ad un’insonorizzazione che relega il rumore di sottofondo del compressore per l’alimentazione dell’aria alle fuel cell ad un leggero ronzio un po’ più marcato sotto massima accelerazione. Maneggevole nonostante le dimensioni e peso (è lunga 4,89 metri, larga 1,81 e alta 1,53 con un passo di 2,78 metri ed un peso in ordine di marcia di 1.850 kg) si controlla bene anche nel traffico grazie ad una buona visibilità complessiva, attenuata da qualche fastidioso ma fortunatamente sporadico riflesso sul parabrezza.

I 178 km/h di velocità massima dichiarata appaiono raggiungibili ma… sulle autostrade tedesche… mentre per accelerare da 0 a 100 km/h impiega 9,6 secondi.

Premesso che la gestione ordinaria del veicolo è ad inquinamento zero, il che è un enorme vantaggio per l’ambiente, non va comunque dimenticato l’inquinamento indiretto, prodotto cioè sia dal ciclo industriale per la produzione dell’auto (e per il suo smaltimento a fine ciclo di vita) e sia da quello necessario per la produzione dell’idrogeno che ad oggi viene ricavato quasi esclusivamente da combustibili fossili mentre il processo per elettrolisi o la produzione da energia eolica, solare o nucleare, è ancora scarsamente impiegato.


Tony Colomba
[19 Feb 2016]




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