di Stefano Osellame • Nell’ambito del trasporto pubblico a basso impatto ambientale, Horus ed Elfo rappresentano due risposte importanti, già collaudate. Un intervento statale di incentivazione sarebbe necessario per favorirne l’opportuna diffusione


 

Se si vuole parlare di protezione ambientale, occorre innanzitutto ricordare che l’Italia ogni giorno accumula un debito di 3,6 milioni di euro, pari a 42 euro al secondo, per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto. È evidente che se anche una parte modesta di tali soldi venisse investita in innovazione nel campo ambientale, potremmo evitare di continuare a pagare multe salatissime, oltre a poter contribuire alla costruzione di un mondo più pulito e migliore per le generazioni future.

Il settore dei trasporti contribuisce per circa il 20% alle emissioni totali di CO2 collegate ad attività antropiche. Risulta chiaro come tale settore debba agire rapidamente per ridurre il suo impatto negativo sull’ambiente contribuendo all’obiettivo di riduzione di gas a effetto serra fissato dalla Comunità Europea.

Questo discorso vale tanto più in Italia, dove forte è il ritardo nell’ammodernamento dei veicoli, specie per quanto riguarda il mercato degli autobus: su un parco circolante nazionale che sfiora le 100.000 unità, secondo dati provenienti dall’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) circa il 40% è rappresentato da veicoli Euro0 ed Euro1, una percentuale che contribuisce non poco all’innalzamento delle emissioni inquinanti. Se si vuole realmente porre rimedio a tale situazione, occorre sostituire al più presto tali veicoli con autobus moderni, che hanno valori di emissioni di gran lunga inferiori.

A tal proposito, una soluzione particolarmente appetibile è costituita dall’utilizzo in ambito urbano di veicoli elettrici ed ibridi. Tali veicoli possono garantire livelli di emissione locali praticamente nulli (per i veicoli elettrici) o prossimi allo zero (veicoli ibridi) e danno inoltre la possibilità di diminuire la dipendenza del nostro Paese dal petrolio e di far aumentare la quota di energia prodotta utilizzando fonti rinnovabili. Si prevede infatti che nei prossimi decenni il prezzo del petrolio e degli altri combustibili fossili crescerà per effetto dell’aumento della domanda e, soprattutto, dell’esaurimento delle fonti a basso costo. Inoltre, il problema della mobilità è principalmente un problema urbano, in quanto il 40% delle emissioni di CO2 ed il 70% delle emissioni di altri agenti inquinanti prodotti dal trasporto su strada avviene in ambito cittadino.

Due soluzioni per il trasporto pubblico: Horus ed Elfo

L’azienda «ept» (ecopowertechnology), sulla base di queste valutazioni, propone due veicoli, Horus ed Elfo, appositamente pensati per il trasporto pubblico nelle città e per la salvaguardia dell’ambiente.

Horus, l’autobus ibrido seriale, si avvia in puro elettrico ed utilizza unicamente l’energia proveniente dalle batterie fino a quando il loro stato di carica non scende al di sotto del 75%. A questo punto entra automaticamente in funzione una microturbina multi-combustibile che, funzionando come generatore di corrente, ricarica le batterie fino a riportarne lo stato di carica al di sopra del 90%. Raggiunto tale limite la turbina torna a disconnettersi ed il veicolo riprende a viaggiare in puro elettrico.



Il vantaggio dell’utilizzo della turbina è innanzitutto dato dal fatto che è possibile farla funzionare con vari tipi di combustibile quali ad esempio diesel, bio-diesel, metano o GPL. Questo permette ad Horus (tabella 1) di andare incontro alle richieste di qualsiasi tipo di operatore senza dover apportare modifiche sostanziali al veicolo. Inoltre il livello di emissione dei principali inquinanti quali NOx, HC, CO, PM, risulta essere rispondente allo standard EEV, grazie alla combustione particolarmente efficiente realizzata dalla turbina. Infine, è possibile percorrere fino a 50 km in puro elettrico, in modo da poter attraversare le zone centrali delle città senza nessun tipo di emissione e livelli di vibrazione e sonori impercettibili. In questo momento in Italia circolano circa 30 veicoli, distribuiti nelle città di Brescia, Vicenza, Chieti, L’Aquila, Teramo, Ferrara, Napoli. Tre veicoli sono stati inoltre acquistati direttamente dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, a riprova della bontà della tecnologia utilizzata su tale autobus.

Elfo, l’autobus elettrico puro, ha invece come peculiarità un sistema di ricarica veloce induttivo. In pratica, al di sotto del veicolo è piazzato un circuito secondario il quale, in corrispondenza delle fermate, è in grado di ricevere corrente da un primario posizionato sotto il terreno sfruttando il principio dell’induzione elettromagnetica. In questo modo l’autonomia del veicolo può essere estesa fino a soddisfare qualsiasi tipo di richiesta, liberando le società di trasporto dal bisogno di utilizzare il carburante e portando il livello delle emissioni locali dei veicoli a zero. Data l’enorme differenza tra il prezzo del carburante ed il prezzo dell’energia elettrica, questi veicoli sono inoltre estremamente convenienti, tanto che al termine della loro vita utile, mediamente pari a 10 anni, i veicoli sono completamente ripagati.

Anche per quanto riguarda le manutenzioni i veicoli elettrici permettono notevoli risparmi. Per rendere l’idea, basti pensare alla differenza costruttiva e manutentiva tra un motore elettrico ed un motore endotermico a pistoni.

Anche per quanto riguarda l’Elfo, in questo momento circolano in Italia circa 30 veicoli, distribuiti tra Torino, Genova e Caserta. La flotta più imponente, di 23 veicoli, è utilizzata dall’azienda di trasporti GTT di Torino, che ha addirittura creato due linee specifiche, denominate Star1 e Star2, sulle quali circolano unicamente autobus elettrici. Tali veicoli hanno già percorso quasi due milioni di km, e trasportato più di 3 milioni di passeggeri.

Strategie di incentivazione e ricadute positive

Come mai dunque tali veicoli non sono ancora molto diffusi a livello nazionale ed europeo? Innanzitutto il prezzo di acquisto di tali veicoli risulta superiore a quello dei mezzi a combustione. È possibile però dimostrare che il costo totale del veicolo, prendendo in esame la sua vita utile, risulta di gran lunga inferiore.

Sarebbe in ogni caso opportuno, per facilitare l’introduzione sul mercato di tali veicoli, che gli Stati finanziassero una parte della cifra necessaria per il loro acquisto, rendendo meno impattante la differenza iniziale di prezzo e ancora più evidente i vantaggi derivanti dal loro utilizzo.

Inoltre, sarebbe sensato a nostro parere introdurre all’interno dei bandi di acquisto dei veicoli da parte delle società di trasporto, una percentuale minima obbligatoria di veicoli elettrici ed ibridi, seguendo il principio, applicato da lungo tempo dalla legge per quanto riguarda le aziende private, dell’utilizzo della migliore tecnologia disponibile.

È chiaro che sono necessari investimenti di una certa entità per riuscire a dotare le società di trasporto di mezzi moderni e meno inquinanti rispetto a quelli attuali. Bisogna però mettere sul piatto della bilancia anche i vantaggi derivanti dall’adozione di tali nuovi veicoli, sia dal punto di vista dei costi di gestione, che da quello più globale della salute dei cittadini, e quindi ad esempio della spesa sanitaria nazionale.

E non dimentichiamoci inoltre delle multe che, come detto, siamo costretti a pagare a livello europeo, e che andrebbero indubbiamente a calare se facessimo investimenti di questo tipo.

Dal punto di vista della gestione energetica inoltre, l’adozione di veicoli elettrici permette di utilizzare le batterie come sistemi di stoccaggio durante la notte, permettendo di recuperare una parte dell’energia che oggi viene semplicemente buttata via a causa della mancanza di utilizzatori notturni.

L’azienda «ept» è impegnata fin dal 1999 nella progettazione, costruzione e vendita di autobus a basso impatto ambientale ed è fermamente convinta che tali veicoli rappresentino il futuro del trasporto pubblico globale. Ma è chiaro che è indispensabile l’intervento programmatico da parte della politica per incentivare la transizione tecnologica e culturale verso veicoli di tale tipo.

 

Stefano Osellame

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