Rapporto OCSEPresentato il Rapporto OCSE presso il Ministero dello Sviluppo economico. In atto la Nuova Rivoluzione Industriale: implicazioni per Governi e imprese 


•• Il lavoro cambia e condiziona, ma può essere anche «condizionato» favorevolmente. Insomma, un po’ come prendere il diavolo per la coda dopo essersi posti una serie di domande: quale impatto avranno le nuove tecnologie sul mercato del lavoro? Come incideranno sulla produzione e quali conseguenze subiranno settori fondamentali come l’ambiente, il benessere, il commercio e la distribuzione del reddito? Sono questi i principali quesiti affrontati dal Rapporto OCSE «La Nuova Rivoluzione Industriale: implicazioni per i Governi e per le imprese», presentato a Roma presso il Ministero della Sviluppo economico, in via Vittorio Veneto: l’importante appuntamento rientra nell’ambito della Presidenza italiana del G7.

Ai lavori, aperti dal vice-Ministro dello Sviluppo economico Teresa Bellanova, sono intervenuti Gabriela Ramos, Capo di Gabinetto del Segretario Generale dell’OCSE e Sherpa al G20, Raffaele Trombetta, Sherpa del Primo Ministro italiano in ambito G7 e G20, Andy Wyckoff, Direttore Scienze, Tecnologie Innovazione dell’OCSE, e Stefano Firpo, Direttore Generale per la politica industriale, la competitività e le PMI del Ministero dello Sviluppo economico. 

Dodici capitoli

Nel dettaglio, il Rapporto è suddiviso in12 capitoli e analizza diversi temi, quali:

a) il modo in cui le aziende dovranno adeguarsi allo sviluppo tecnologico che trasformerà tutti i comparti produttivi;

b) l’impatto delle nuove tecnologie sulla disponibilità e sulla natura dei posti di lavoro;

c) la necessità che i leader politici monitorino e gestiscano attentamente il processo di adeguamento, adottando congrue politiche a lungo termine sia sul fronte della mobilità del lavoro sia sulla formazione e sull’acquisizione di nuove competenze;

d) l’importanza di diffondere informazioni chiare e trasparenti sulle nuove tecnologie, di riconoscere le eventuali criticità che possono generare squilibri e di favorire un clima di comprensione tra istituzioni, comunità scientifiche e società. 

Obiettivo G7

Valorizzando la proficua collaborazione in  atto, il Rapporto OCSE esplora alcuni dei principali argomenti de i Governi dei Paesi del G7 affronteranno sia nel corso del Vertice di Taormina sia durante la Settimana dell’Innovazione a Torino. Infatti, la Presidenza italiana del G7 mira a promuovere, di concerto con gli altri Paesi, un approccio olistico in materia di: innovazione produttiva, formazione, valorizzazione della ricerca scientifica, adeguamento delle politiche per il lavoro e per la protezione sociale. Nonché la diffusione di infrastrutture di qualità in grado di rafforzare l’accesso di persone, aziende e ricercatori alla Nuova Rivoluzione Industriale. Tutti temi destinati ad avere un impatto concreto sia in ambito nazionale che sul versante internazionale, con l’obiettivo di promuovere una trasformazione tecnologica delle nostre realtà produttive e di mettere le «persone al centro». 

La Nuova Rivoluzione Industriale

La Nuova Rivoluzione Industriale avverrà attraverso l’utilizzo delle tecnologie che spaziano da un’ampia gamma di sistemi digitali (stampa 3D, Internet of Things, robotica avanzata, etc.) a nuovi materiali («bio» o «nano») e processi (produzione guidata dai dati, intelligenza artificiale, biologia di sintesi). Il Rapporto esamina le implicazioni economiche e strategiche di una variegata serie di tecnologie che, verosimilmente, trasformeranno i processi produttivi nel breve periodo (all’incirca fino al 2030). Tali tecnologie incideranno notevolmente sulla produzione avranno conseguenze di vasta portata sulla produttività, l’occupazione, le competenze, la distribuzione del reddito, il commercio, il benessere e l’ambiente. 

Produttività e cambiamenti del mercato del lavoro

Le nuove tecnologie di produzione svolgeranno un ruolo importante nel determinare la disponibilità e la natura dei posti di lavoro. A tale riguardo, parte della strategia volta a fronteggiare l’aumento delle quote di lavori ad alto e basso salario deve comportare la crescita del lavoro produttivo a elevata intensità tecnologica. Lo sviluppo tecnologico trasformerà inevitabilmente l’industria odierna e le aziende attualmente presenti sul mercato saranno messe a dura prova per il fatto che le nuove tecnologie ridefiniscono i termini del successo competitivo. Non si conoscono la velocità e l’entità degli adeguamenti futuri, ma la resilienza e la prosperità saranno più propense in Paesi che adottano politiche orientate al futuro, con istituzioni funzionanti, cittadini più istruiti e informati, e con capacità tecnologiche essenziali in diversi settori. 

Differenze con le precedenti Rivoluzione Industriali

Rispetto alle Rivoluzioni Industriali prevedenti, indotte dalla macchina a vapore e dall’elettrificazione, la creazione e la diffusione delle invenzioni volte a trasformare la produzione, si succederanno a un ritmo molto rapido. Tuttavia, per le nuove tecnologie, una volta inventate, trascorrerà probabilmente molto tempo prima della loro diffusione in tutti i settori dell’economia e di poter, quindi, esplicare pienamente gli effetti sulla produttività. Infatti, si è già sprigionato in passato un entusiasmo irreale in merito ai tempi di introduzione di numerose tecnologie di produzione. 

Conoscenza delle tecnologie e competenza

La diffusione delle tecnologie deve includere non solo l’hardware, ma anche gli investimenti immateriali complementare il know-how, necessari per sfruttarlo appieno, spaziando dalle competenze alle nuove forme di organizzazione aziendale. A tale fine sarà fondamentale implementare redistribuire le risorse umane ed economiche in modo efficace. Per di più, occorrerà allineare le politiche che promuovono la concorrenza sui mercati di beni, rendere più flessibile il mercato del lavoro, eliminare i disincentivi per l’uscita delle imprese dal mercato e gli ostacoli alla crescita per le aziende di successo. Molte nuove tecnologie saranno introdotte proprio dalle nuove imprese. 

Investimenti su dati e scienza

I dati saranno un fattore centrale nella produzione del ventesimo secolo, È necessario adottare misure volte a incoraggiare gli investimenti dei dati che abbiano ricadute positive sulle aziende stesse e tra di esse. Gli ostacoli al riutilizzo e alla condivisione dei dati, inclusi quelli pubblici, meritano un attento esame e serve un quadro di gestione dei dati che tenga conto delle problematiche e delle criticità relative alla privacy e alla sicurezza digitale. Ci vorrà un po’ di tempo: impegno immediato, ma anche pazienza per una corretta programmazione.

 

Marino Collacciani

[10 Mag 2017]
Share

Noi usiamo i cookie per per migliorare il nostro sito e la vostra esperienza quando lo utilizzate. I cookie essenziali al funzionamento del sito sono già stati impostati. Per saperne di più sui cookie che utilizziamo e come eliminarli, leggi la nostra cookie policy.

Io accetto i cookie di questo sito.