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48° Giornata mondiale dell’ambiente 2020: “È il momento per la Natura”

Dead soil with floral border around

Istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (Stoccolma, 15 dicembre 1972), questa edizione, che deve convivere con il Covid-19, si focalizza sulla crisi della biodiversità

La Giornata Mondiale dell’Ambiente, venne istituita per ricordare la prima Conferenza ONU sull’ambiente dalla quale scaturì la Dichiarazione di Stoccolma, in difesa, appunto, dell’ambiente.

Tale giornata, che ogni anno si tiene in un paese ospite (per questo 2020 la Colombia) viene focalizzata su un tema di particolare interesse rappresentato, in questa occasione, dalla biodiversità, argomento affiancato da temi quali l’inquinamento atmosferico e il cambiamento climatico, anch’essi strettamente correlati alla salvaguardia dell’ambiente.

Un argomento non solo attuale ma decisamente scottante visto che, su un totale di circa 8,7 milioni di specie, circa un milione è a rischio estinzione a causa del degrado, nella quasi totalità dei casi provocato dall’uomo, del loro habitat. Da qui il motto Time for Nature, come a sottolineare la tutela che va globalmente posta da parte di tutti, e ovunque nel mondo, a favore dei vari ecosistemi.

A tale proposito la Rappresentanza dell’ONU in Italia ha dichiarato che l’obiettivo di questa Giornata è sempre stato quello di “dare un volto umano alle questioni ambientali, facendo sì che le persone diventino agenti attivi dello sviluppo equo e sostenibile; accrescere la consapevolezza che le comunità sono di importanza fondamentale per il cambiamento dell’atteggiamento riguardo le questioni ambientali; promuovere partnership che garantiranno a tutte le nazioni e popolazioni un futuro sicuro e prospero”.

Di segno purtroppo opposto a tale obbiettivo sono i risultati di un contributo pubblicato sulla rivista PNAS lo scorso febbraio, con il coordinamento di Moreno Di Marco del Dipartimento di Biologia e biotecnologie Charles Darwin della Sapienza Università di Roma, che “mette in relazione il fenomeno della diffusione delle malattie infettive con l’azione dell’uomo sulla natura” che ricorda che “l’attuale epidemia di Covid-19, originata nella provincia cinese di Hubei e causata da un coronavirus simile a quello della Sars, sta tenendo ancora una volta il mondo sotto scacco”.

Questa pandemia è stata peraltro preceduta da altre calamità quali Ebola, Sars, Zika, MERS, H1N1, tutte associate “alle alte densità di popolazione umana, ai livelli insostenibili di caccia e di traffico di animali selvatici, alla perdita di habitat naturali (soprattutto foreste) che aumenta il rischio di contatto tra uomo e animali selvatici e all’intensificazione degli allevamenti di bestiame (specie in aree ricche di biodiversità)”.

I ricercatori sostengono che nei piani di sviluppo sostenibile non viene dedicata la giusta attenzione al rischio di insorgenza di malattie infettive e relative misure di prevenzione.

Sempre secondo tale studio negli ultimi 100 anni abbiamo assistito all’estinzione di oltre 400 specie animali, un ritmo che – senza l’influenza dell’uomo – si sarebbe svolto in un arco temporale lungo fino a 10mila anni.

Numerose infine le iniziative organizzate per l’occasione in Italia, di cui segnaliamo quelle a nostro avviso più significative:

[ Redazione PROTECTAweb ]

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