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Biodiversità: a che punto siamo a due anni dalla modifica della Carta costituzionale

WWF a confronto con Sergio Costa, vice-Presidente della Camera dei Deputati, l’on. Vittoria Brambilla e illustri esponenti del diritto italiano

La Riforma della Carta Costituzionale che ha introdotto la tutela della biodiversità e dell’ambiente, oltreché del paesaggio, ha rappresentato un momento importante in cui – per la prima volta – il legislatore ha incluso la protezione degli animali nel perimetro dei valori cardine dell’ordinamento italiano. Si rende oggi necessario proseguire in questo percorso, con l’introduzione di nuovi e più ampi strumenti che diano piena attuazione al diktat costituzionale.

Ne hanno discusso a Montecitorio Alessandra Prampolini, Direttrice Generale del WWF, Sergio Costa, vice-Presidente della Camera dei Deputati, insieme a professionisti e onorevoli parlamentari, facendo il punto su quanto realizzato, dopo la modifica dell’art. 9 dell’8 febbraio 2021 e sulle prospettive di sviluppo.

Nel corso dell’incontro, il WWF Italia ha rilanciato la proposta per la creazione di un Garante della Natura che, al pari di altre istituzioni presenti nel nostro ordinamento a tutela di particolare aree, possa avere poteri di vigilanza in materia ambientale ed assicurare una visione sistemica e unitaria, a partire dagli interventi previsti dalla Strategia Nazionale per la Biodiversità. Di fronte ai parlamentari e ai massimi esperti del settore, la direttrice Prampolini (foto in alto) ha bocciato la frammentarietà dell’autonomia differenziata, ricordando come i confini territoriali non abbiano alcun fondamento scientifico in tema di salvaguardia delle specie.

Sotto il profilo pratico, oltre all’importanza dell’educazione culturale come attività preventiva alle violazioni, Giorgio Maria Borrelli, colonnello dei Carabinieri Forestali, ha evidenziato la necessità di maggiori misure investigative e repressive dei reati ambientali.

Le Forze dell’Ordine hanno condotto numerosi interventi in questi anni contro i reati venatori, come ad esempio l’operazione «Pettirosso» nel lombardo-veneto e la «Rapaci» in Sicilia, ma le misure penali in caso di illeciti sono ancora lacunose e fortemente inadeguate.

Il fenomeno del bracconaggio ittico è in forte crescita, generando un giro d’affari, con ripercussioni pesanti sull’ambiente a causa del ricorso sempre più diffuso ad elettrostorditori, che causano la morte biologica lungo ampi tratti di fiume. Tra le soluzioni praticabili per il futuro spicca per efficacia ed immediatezza l’applicazione di un ticket a pagamento per l’accesso alle aree protette, oltre all’introduzione di livelli standard oggettivi per garantire il rispetto della biodiversità e facilitare iter probatori nei casi illeciti.

Un tema che suscitato grande interesse durante il dibattito è quello della centralità della tutela di una specie anche rispetto ai limiti territoriali o amministrativi di competenza: l’intervento in una zona ha effetti benefici sull’intero habitat, indipendentemente dalla posizione e dai confini.

“Non si può immaginare la biodiversità senza animali” ha affermato con vigore l’onorevole Sergio Costa (foto a sx con a dx l’on. Vittoria Brambilla), chiudendo i lavori.

[ Roberta Mordini ]

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