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Biodiversità e servizi ecosistemici: misurare per poter gestire

di Davide Marino, Filippo Blasi • La biodiversità, e i servizi che da questa derivano, rappresenta un valore economico. Strumenti e metodi di valutazione per individuare i costi sociali generati dalla sua perdita

 

Nel 2006 la Commissione delle Comunità Europee, pubblicava la Comunicazione: «Arrestare La Perdita di Biodiversità entro il 2010 e oltre» [COM (2006) 216 def.], con il sottotitolo «Sostenere i servizi ecosistemici per il benessere umano ». Per conseguire tale obiettivo – a sua volta derivante dagli accordi stipulati a livello internazionale – la Comunicazione era integrata da un «Piano d’Azione dell’UE fino al 2010 e oltre», che ha rappresentato il principale strumento europeo attuativo per le politiche in materia di biodiversità. Nel 2010 – Anno Internazionale della Biodiversità – la X Conferenza delle parti della CBD, svoltasi in Giappone a Nagoya, se da un lato ha sancito il sostanziale fallimento dell’obiettivo per il 2010, allo stesso tempo ne ha rilanciato gli impegni internazionali con uno nuovo, lo «Strategic Plan» per il periodo post 2010, fondato su un principio base: “La biodiversità e i servizi ecosistemici, nostro capitale naturale, sono conservati, valutati e, per quanto possibile, ripristinati, per il loro valore intrinseco e perché possano continuare a sostenere in modo durevole la prosperità economica e il benessere umano nonostante i profondi cambiamenti in atto a livello globale e locale”. Allo stesso tempo anche l’UE ha varato una propria Strategia post 2010, in cui il 3° Target è: “Fermare la perdita di biodiversità, Ripristinare i servizi ecosistemici”. In tutti questi documenti, così come nella recente Strategia Nazionale, viene dunque affermato lo stretto legame tra la biodiversità e i servizi ecosistemici che la prima è in grado di fornire. Negli ultimi anni infatti si è affermato – sotto il profilo scientifico e sociale – che tali servizi rappresentano una componente essenziale per il benessere umano e che pertanto la biodiversità e i servizi associati possiedano un valore economico. Alla COP 10 è stata infatti presentata la versione finale del TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) che, partendo dalla constatazione che “non si può gestire ciò che non si sa misurare”, sottolinea la necessità di valutare i benefici economici della biodiversità per poterne ottimizzare la gestione.

Una questione economica

Il declino e l’estinzione delle specie, che si verifica a un tasso circa 100 volte più elevato del tasso di estinzione di fondo presente prima dell’arrivo dell’Homo sapiens 150.000 anni fa, è causato dalla pressione demografica, dalla distruzione degli habitat, dall’introduzione di specie alloctone, dall’inquinamento, dallo sfruttamento eccessivo delle risorse, e dalla combinazione di tali fattori. Le specie, i processi ecosistemici e le componenti fisiche dell’ecosistema generano i servizi ecosistemici. Un servizio ecosistemico è una componente degli ecosistemi che fornisce valore per la vita umana; il flusso di servizi ecosistemici utilizzato dalla società è prodotto dal capitale naturale, definito come lo stock di materiali e informazioni che esistono in un punto nel tempo. È possibile concettualmente convertire la complessità di un ecosistema in un numero discreto di funzioni ecosistemiche, che sono la capacità dei processi e delle strutture di un ecosistema di fornire i servizi ecosistemici. Le funzioni ecosistemiche possono essere raggruppate in quattro categorie. Le funzioni di regolazione sono correlate con la capacità degli ecosistemi di regolare i processi ecologici essenziali (le funzioni di regolazione dei gas e di regolazione del clima, per esempio, sono correlate con il ruolo degli ecosistemi nei cicli biogeochimici). Le funzioni di habitat sono correlate con la diversità degli ambienti di un ecosistema e con i processi che contribuiscono a produrre tale diversità (le funzioni di rifugio e di nursery degli ecosistemi sostengono la diversità specifica e genetica, costituendo la base per la gran parte di tutte le altre funzioni ecosistemiche). Le funzioni di produzione: la diversità delle strutture organiche che prendono forma dalla produzione (primaria e secondaria) degli organismi forniscono molti beni per il consumo umano – come il cibo, i materiali, le risorse energetiche. Le funzioni di informazione si riferiscono alla capacità delle strutture e dei processi degli ecosistemi di fornire opportunità per lo sviluppo cognitivo (servizi ecosistemici di informazione di tipo estetico, artistico, ricreativo, culturale, educativo, spirituale e scientifico).

Il valore della biodiversità: i servizi ecosistemici

Per ordinare in modo coerente i servizi ecosistemici sulla base della loro utilità, si utilizza il concetto di Valore Economico Totale delle risorse naturali (VET). Il VET individua due tipologie di valore dei servizi degli ecosistemi: il «valore d’uso» e il «valore di non uso». Il valore d’uso può essere ulteriormente distinto in valore d’uso diretto, valore d’uso indiretto e valore d’opzione. Il valore d’uso diretto deriva dall’uso «reale» (oggetto cioè di scambio sul mercato) dei servizi ecosistemici. Il valore d’uso indiretto è relativo ai benefici che non passano necessariamente attraverso il mercato (come il riciclo dei nutrienti, l’assorbimento dei rifiuti, la moderazione della forza delle onde e la stabilizzazione del clima). Il valore d’opzione esprime la disponibilità a pagare per riservarsi una possibilità di uso del servizio per il quale non esistono sostituti. I valori di non uso sono classificati in valore di lascito, che riflette il beneficio che deriva a ciascun individuo dalla consapevolezza che altri potranno beneficiare del medesimo servizio ecosistemico in futuro, e valore d’esistenza (o valore intrinseco), che si riferisce al beneficio per l’individuo che deriva dal sapere che la biodiversità è protetta. Il mercato tende a non assegnare un valore economico ai servizi ecosistemici. La mancata valutazione monetaria e il mancato riconoscimento del valore dei servizi ecosistemici può condurre a decisioni e comportamenti che non tengono conto dei costi sociali generati dalla perdita della biodiversità. Il problema può assumere proporzioni importanti quando si considerano le conseguenze della alterazione degli ecosistemi nei Paesi poveri (TEEB, 2008). Infatti, in questi Paesi, nei quali si trovano le aree più ricche in biodiversità e le popolazioni sono spesso dipendenti dai servizi ecosistemici, i poveri subiscono direttamente e nell’immediato i costi della perdita della biodiversità prodotti da attività economiche i cui beneficiari si trovano specialmente nei Paesi più ricchi. La perdita dei servizi ecosistemici può inoltre essere generata dalle politiche che incoraggiano le attività che possono condurre il mercato verso l’alterazione degli ecosistemi, per esempio tramite gli incentivi e i sussidi che comportano uno sfruttamento non sostenibile delle risorse. Per la valutazione quantitativa dei servizi ecosistemici si utilizzano specifiche tecniche di valutazione economica. In particolare si distingue tra Valutazioni dirette di mercato (in questo caso si valuta il valore di scambio dei servizi ecosistemici nel mercato), Valutazioni indirette di mercato (quando non esiste un mercato esplicito per i servizi ecosistemici si stima la disponibilità degli individui a pagare per un servizio ecosistemico o ad accettare una compensazione per la sua perdita, tramite particolari metodi di valutazione: «Avoided cost», «Replacement cost», «Factor income», «Travel cost», «Hedonic pricing»), e Valutazione contingente (si domanda agli individui quanto sono disposti a pagare per uno o più benefici offerti dalla biodiversità oppure quanto sono disposti a ricevere come compensazione per perdere tali benefici). Esempi di valutazione monetaria dei servizi ecosistemici sono presenti nel noto studio di Costanza et al. pubblicato su «Nature» nel 1997 in cui è stato stimato che il valore dei servizi ecosistemici per l’intera biosfera è compreso tra 16 e 54 trilioni di dollari (USA).

Davide Marino

Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Ambiente ed il Territorio, Environmetrics Lab, Università del Molise

Filippo Blasi

Dipartimento di Scienze e Tecnologie per l’Ambiente ed il Territorio, Università del Molise
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