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Il degrado degli ecosistemi e la sicurezza alimentare

Produzione primaria: potenziale punto critico per l’ingresso di contaminanti nella filiera produttiva alimentare

di Silvio Borrello, Sarah Guizzardi, Ida Poni • Diossine, PCB diossino-simili e pesticidi sono contaminanti ambientali che negli ultimi anni hanno minacciato la sicurezza della produzioni agrozootecniche di alcune aree del Paese. La legislazione europea e nazionale riconosce che solo un approccio integrato dal campo alla tavola è la chiave per garantire la sicurezza alimentare anche in situazioni ambientali problematiche

Un cibo sano non può che provenire da un ambiente sano. Le produzioni agrozootecniche costituiscono la base comune da cui tutte le filiere alimentari si sviluppano. Avere materie prime sicure è il prerequisito per ottenere alimenti, sia di origine vegetale che animale, sicuri per il consumatore. La produzione primaria rappresenta un punto particolarmente critico per l’ingresso di contaminanti ambientali, agricoli o industriali nella catena alimentare. Sull’onda delle crisi di fiducia che hanno investito il mercato alimentare europeo a cavallo degli anni ’90, l’Unione Europea e l’Italia come Paese Membro sono state costrette a ripensare l’assetto delle proprie politiche di garanzia della sicurezza alimentare e tutela dei consumatori, implementando una strategia globale di intervento che tenesse in particolare considerazione la filiera produttiva nella sua interezza e la relazione con l’ambiente, nota con lo slogan «Sicurezza dal campo alla tavola». In questa formula è racchiuso lo spirito dell’intervento normativo e di controllo: predisporre una azione integrata, abbandonando l’approccio settoriale.

Strategia «controlli»

Per la produzione primaria i prodotti fitosanitari sono uno strumento indispensabile, che tuttavia necessita di un accurato controllo sia in fase precedente che successiva alla commercializzazione, per evitare ripercussioni negative sull’ambiente e la salute umana. Di conseguenza l’autorizzazione all’immissione in commercio, il commercio stesso, l’impiego e gli eventuali residui di questa tipologia di prodotti devono essere sottoposti a rigide procedure di controllo. La «Direzione generale della sicurezza degli alimenti e della nutrizione», per compito istituzionale provvede, sulla base di quanto stabilito dal decreto legislativo 17 marzo 1995 n. 194, al controllo delle immissioni in commercio, oltre al riconoscimento di autorizzazioni rilasciate da un altro Stato Membro e all’iscrizione di sostanze attive da impiegare in agricoltura. La valutazione dei prodotti fitosanitari riguarda infatti gli aspetti sanitari, agronomici ed ambientali di sostanze attive nuove o di sostanze attive note da sottoporre a revisione, su istanza delle aziende del settore. In conseguenza della spiccata vocazione agricola dell’Italia, in media ogni anno si trattano 7.000 istanze. È importante sottolineare come l’attività valutativa dei dossier si avvalga, nell’ambito della Commissione consultiva dei prodotti fitosanitari, di esperti nelle materie di efficacia agronomica, tossicologia generale, mutagenesi, cancerogenosi, tossicità della riproduzione e dello sviluppo embriofetale, esposizione degli operatori, dei lavoratori e della popolazione, metodi di analisi, proprietà chimico fisiche, residui nelle matrici alimentari, ecotossicologia, destino e comportamento ambientale, classificazione ed etichettatura.

La necessità di cooperare

Bovino intento a masticare una bottiglia di plastica
È profonda convinzione che i risultati migliori nascano dalla collaborazione tra amministrazioni, che possono mettere in sinergia le proprie risorse e competenze. Esperienza positiva di cooperazione è scaturita dalla problematica dell’impatto negativo sulla salute delle api di alcuni prodotti fitosanitari, conosciuti come neonicotinoidi, impiegati per la concia delle sementi di mais. Da due anni a questa parte vige la sospensione cautelativa di questi prodotti, in attesa che il termine delle sperimentazioni chiarisca definitivamente il reale nesso di causa effetto tra fenomeni e si definiscano eventuali misure di mitigazione dell’impatto che permettano la pacifica convivenza della semina del mais e la pratica apistica. Negli ultimi tempi si sono fortemente consolidati i rapporti tra Ministero della Salute e Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare in relazione alla sicurezza degli alimenti di origine vegetale, dell’allevamento e dei prodotti di origine animale in alcune aree classificate come Siti di Interesse Nazionale, sulla base del rinvenimento di contaminanti tossici persistenti, ovvero laguna di Grado e Marano, Brescia-sito Caffaro, bacino idrografico del Fiume Sacco, Gela-Priolo, Manfredonia, litorale Domizio e Flegreo e Agro Aversano.

Programmi di intervento specifici

Nel 2008 l’«Emergenza rifiuti» in Campania ha scatenato una crisi con ripercussioni internazionali, culminata con la richiesta, da parte della Commissione Europea, di specifiche misure di controllo e verifica, allo scopo di garantire la sicurezza dei prodotti lattiero-caseari provenienti dalla Regione. È stato quindi elaborato, in collaborazione con i servizi tecnici della Regione Campania, l’Istituto Superiore di Sanità e gli Istituti zooprofilattici, un programma di controllo ufficiale per l’individuazione di contaminazione da diossine e dl-PCB nel latte bufalino, definito «Piano UE». Il «Piano UE», iniziato il 1° aprile 2008, ha previsto il prelievo di campioni di latte di massa bufalino, presso caseifici ubicati, nella prima fase, nelle province di Caserta, Napoli ed Avellino e nella seconda fase nelle province di Salerno e Benevento. Nella terza fase, invece, si è proceduto al prelievo di campioni di latte ed alimenti zootecnici presso i singoli allevamenti correlati ai riscontri analitici sfavorevoli nei caseifici. Inoltre, attorno ad ogni singolo allevamento non conforme è stata «disegnata» un’area buffer con raggio di tre chilometri nel cui ambito procedere ad ulteriori campionamenti, sia ambientali che di latte ed alimenti zootecnici, con il coinvolgimento di altre filiere produttive quali quella bovina ed ovi-caprina. I risultati dell’indagine hanno permesso di circoscrivere una zona, corrispondente all’area della Provincia di Caserta compresa tra il fiume Volturno e i Regi Lagni, interessata dal problema degli incendi incontrollati. Mentre si è provveduto a ritirare dal mercato e distruggere il latte interessato dalle contaminazioni, la Regione ha messo in atto un’azione di formazione agli allevatori, finalizzata all’adozione di buone pratiche agricole e zootecniche che minimizzassero l’ingresso di questi contaminanti nella filiera produttiva. Analoga attenzione è stata dedicata ad altri due territori: la valle del fiume Sacco e le aree circostanti la zona industriale di Taranto. In entrambi i casi il campanello d’allarme è scattato per il riscontro di positività durante le analisi per il Piano Nazionale Residui, rispettivamente nel 2005 per presenza di esaclorocicloesano nel latte di animali abbeveratisi al Fiume Sacco e nel 2008, per diossine e dl-PCB nel latte ovi-caprino. Per ambedue le situazioni sono scattati piani straordinari di monitoraggio, il sequestro delle aziende problema e la distruzione delle derrate non conformi, oltre che le necessarie ordinanze di divieto di pascolo.

Organizzazione e investimenti

Appare evidente come in ecosistemi degradati dalle attività antropiche garantire la sicurezza alimentare comporti sforzi considerevoli da parte delle Autorità competenti, nonché sacrifici economici per gli operatori del settore alimentare. Occorre quindi disporre di sistemi di controllo efficienti che rivelino precocemente i problemi emergenti. Il nuovo Piano pluriennale integrato dei controlli, sottoposto in questi giorni all’approvazione della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano si prefigge proprio questi obiettivi: ottimizzare le risorse economiche, l’organizzazione dei controlli in funzione dell’analisi dei rischi, permettendo così di coprire, in modo più efficace, tutte le fasi della catena alimentare dal campo alla tavola.

Silvio Borrello

Ministero della Salute, Direttore generale
della sicurezza degli alimenti e della nutrizione

Sarah Guizzardi, Ida Poni

Ministero della Salute, Direzione generale
della sicurezza degli alimenti e della nutrizione
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