di Antonio Nicoletti • Il futuro dell’industria turistica è strettamente legato alla qualità del territorio. L’obiettivo è coniugare la conservazione ambientale con lo sviluppo economico
Negli ultimi 20 anni il turismo natura, ovvero il turismo “per il quale la motivazione principale dei turisti è l’osservazione e l’apprezzamento della natura e delle culture tradizionali” (secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale del Turismo), ha conosciuto una grande diffusione caratterizzandosi, all’interno del settore turistico, come un segmento dinamico e in forte ascesa. È indubbio che la sua crescita sia legata anche al lavoro fatto in questi anni dal Sistema nazionale delle Aree protette, e dai Parchi nazionali in particolare, che ha permesso la salvaguardia di quelle bellezze naturali che ogni anno attraggono circa 35 milioni di visitatori (Fonte Federparchi – Europarc Italia). I Parchi nazionali, tra cui spiccano – per presenze turistiche – il Parco Nazionale d’Abruzzo, del Gran Paradiso, delle Cinque Terre, dello Stelvio, delle Foreste Casentinesi e dell’Etna, sono infatti una realtà forte e diffusa che tutela circa un milione e mezzo di ettari del territorio nazionale. Un sistema cresciuto nell’ultimo decennio grazie soprattutto alla legge quadro sulle Aree protette (394/91) con la quale l’Italia si è dotata di una legislazione efficace per la salvaguardia, la gestione e lo sviluppo delle Aree naturali protette, diventando una delle nazioni leader del Continente per superficie protetta passando dal 3% a oltre il 10%.
L’Italia una miniera di biodiversità
Ad oggi il nostro Paese custodisce la gran parte della biodiversità presente nel Continente europeo: circa 57.000 specie animali (pari a 1/3 di quelle europee) e 5.600 specie floristiche (il 50% di quelle europee) delle quali il 13,5% sono specie endemiche e con una notevole diversità di ambienti e paesaggi. Una rigorosa azione di conservazione della natura che ha permesso che sulle nostre montagne il lupo tornasse ad essere una presenza stabile, che sull’arco alpino alla presenza di camosci, cervi e stambecchi si affiancasse quella della lince e di altri predatori, e che sull’Appennino si salvassero dall’estinzione specie endemiche come il camoscio e l’orso bruno. Con la legge 394/91 si è passati da una concezione di Area protetta, che privilegia prima di tutto il valore esteticopaesaggistico, ad una concezione di più vasta portata che vede l’area protetta come un sistema integrato di aree naturali e aree seminaturali o urbanizzate nelle quali l’uomo è chiamato ad operare, cioè vivere e lavorare con un nuovo senso di responsabilità nei confronti dell’ambiente. Il Parco serve da un lato alla salvaguardia degli equilibri ecologici e dall’altro all’incentivazione controllata di iniziative in grado di assecondare lo sviluppo delle economie locali secondo stretti requisiti di sostenibilità ambientale.
Il Parco come opportunità economica
Il Parco quindi inizia a rappresentare una fonte di opportunità per l’iniziativa imprenditoriale con un valore aggiunto unico ed inimitabile per i flussi turistici che potrebbero derivare da questa nuova concezione e quindi per l’occupazione dei settori attivati, direttamente od in maniera indotta, dalla spesa turistica. Basti pensare che all’interno delle Aree protette nazionali sono presenti circa 750 cooperative di servizi e di lavoro (Fonte Federparchi – Europarc Italia). Oggi, dunque, i Parchi non sono riserve chiuse, ma rappresentano una risorsa da aprire ad una fruizione intelligente che veda la tutela dell’ambiente al centro dell’offerta turistica e non, come spesso accade, vittima del movimento turistico. Soprattutto, quello dei Parchi è un ruolo fondamentale perché soltanto la conservazione del territorio permette una crescita della consapevolezza del valore natura sia nei fruitori sia negli abitanti e negli operatori locali, a cui può essere consentito in questo modo di continuare a vivere e lavorare sul proprio territorio. Poiché la qualità del turismo è un valore globale che nasce dal contributo di tutti gli attori operanti sul territorio, è necessaria una forte concertazione per la condivisione degli obiettivi, l’ottimizzazione delle risorse economiche e il mantenimento del bene territorio e della sua qualità. Il turismo natura nelle Aree protette è una delle strade da seguire per riqualificare l’offerta turistica in generale, e l’esperienza fornita da questo settore è senz’altro interessante e aiuta a capire quanto di questa realtà possa essere esportato in altri luoghi e come le modalità di turismo sostenibile possano influenzare le dinamiche del turismo tradizionale. In questo contesto, proteggere la nostra biodiversità è fondamentale, così come riconosciuto anche dagli organismi internazionali che promuovono costantemente le tematiche legate all’ambiente, alla sua tutela ed alla sua fruizione in termini di sostenibilità. E proprio a sottolineare l’importanza del binomio turismo- biodiversità, il 2010, dichiarato dalle Nazioni Unite «Anno Internazionale della Biodiversità», è stato anche l’anno in cui l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha invitato gli operatori turistici e i viaggiatori “a contribuire per la loro parte a salvaguardare l’intrico di specie uniche e di ecosistemi che compongono il nostro Pianeta”. Durante la giornata mondiale del turismo (celebrata il 25 settembre 2010) è stato riconosciuto come la biodiversità sia una risorsa fondamentale per il turismo e per la crescita sostenibile: gli ecosistemi sani rappresentano, infatti, un elemento di attrattiva turistica, una risorsa per stimolare l’offerta ed attirare centinaia di migliaia di turisti ogni anno.
Turismo sì, ma responsabile
Non bisogna però scordare l’altra faccia della medaglia, ovvero il ruolo importante e di responsabilità che ha il turismo sostenibile nella gestione e conservazione delle risorse biologiche naturali, oltre a contribuire ad aumentare la consapevolezza dei problemi inerenti la biodiversità. La pressione demografica e le attività umane non sostenibili sono infatti tra le cause di perdita di biodiversità. Ad esempio, nei decenni passati lo sviluppo turistico, in Italia come in molti altri Paesi del mondo, ha alterato in maniera talvolta irreversibile la linea di costa e i sistemi dunali, e ancora oggi la domanda turistica determina una forte pressione sull’uso del suolo, per nuove edificazioni e creazione di infrastrutture stradali e portuali. Nelle aree montane le infrastrutture sciistiche hanno un forte impatto sulla stabilità dei suoli e hanno condotto ad estesi tagli forestali, mentre la costruzione di alberghi e residences ha spesso stravolto l’aspetto originario di molti paesi e frazioni alpine e appenniniche. È importante, quindi, che il turismo non consumi le risorse sulle quali si basa, e che venga gestito in maniera sostenibile, in special modo nelle Aree protette, dove la protezione della natura diviene un obiettivo primario. Fortunatamente, da alcuni anni si è cominciata ad avvertire un’inversione di tendenza in quanto si è iniziato a capire che il futuro dell’industria turistica e la sua stessa sopravvivenza non potevano prescindere dalla qualità del territorio in cui si svolge, e l’industria turistica sta cercando di realizzare il difficile compromesso che coniuga conservazione ambientale e sviluppo economico. A nessuno piace andare in vacanza in un ambiente degradato o privo di una propria identità culturale, tanto che la qualità di queste componenti, in molti casi, è diventata fondamentale per la scelta della destinazione delle proprie vacanze. La strada da percorrere è quindi una sola ed è quella di muoversi nella direzione della sostenibilità, dell’ecoturismo. Quest’ultimo può, inoltre, diventare uno strumento per la promozione e lo sviluppo economico anche di aree marginali che dispongono di grandi ricchezze di capitale naturale e di biodiversità.
Antonio Nicoletti
