Nell’ambito di una politica attenta alla gestione delle risorse, il colosso tedesco, insieme al WWF, in via precauzionale esclude dalla catena di approvvigionamento i minerali provenienti dall’estrazione mineraria in alto mare
È un atto di tutto rispetto l’iniziativa firmata da BMW Group in collaborazione con il WWF Germany e aziende di altri settori, che prevede la rinuncia ad utilizzare minerali provenienti dalle profondità oceaniche e a non finanziare l’estrazione mineraria in acque profonde fino a quando la ricerca scientifica non potrà dare risposte chiare sulle ricadute ambientali di tale operazione.
I giacimenti minerari marini, complice una maggiore domanda del mercato, stanno focalizzando l’attenzione pubblica. In particolare, i noduli di manganese (noduli polimetallici), le croste di ferro e manganese ricche di cobalto, così come il solfuro massiccio e i fanghi ricchi di minerali, potrebbero attirare l’interesse delle compagnie minerarie. Questi, secondo alcuni esperti, potrebbero rappresentare un’alternativa valida ai minerali provenienti dall’estrazione terrestre ma la teoria rimane ancora priva di certezze per via della mancanza di analisi scientifiche.
L’attenzione alla sostenibilità del BMW Group (nominato leader del settore nel Dow Jones Sustainability Index 2020 come l’azienda automobilistica più sostenibile del mondo) si concretizza anche attraverso un uso efficiente delle risorse che implica l’aumento significativo della percentuale di utilizzo del materiale secondario nei veicoli. Qualche dato: l’Azienda impiega già fino al 50% di alluminio secondario, il 25% di acciaio secondario e fino al 20% di termoplastica secondaria. Percentuali destinate ad aumentare in futuro riducendo la necessità di materie prime primarie nel lungo periodo.
[ Roberta Di Giuli ]
