di Riccardo Valentini • Una ricchezza inestimabile e una funzione di equilibrio tra gli elementi: la foresta è un’alleata irrinunciabile per il futuro. Eppure il fenomeno della deforestazione continua incessante
Tre milioni di anni di evoluzione sulla Terra trovano una delle loro più ricche espressioni nelle foreste. Esse racchiudono all’incirca il 90% delle specie animali e vegetali viventi sul Pianeta. Le foreste coprono una superficie di 3.870 milioni di ettari, pari al 30% della terra. Le foreste tropicali e subtropicali rappresentano il 56% delle foreste mondiali, mentre quelle temperate e boreali sono il 44%. Le foreste sono quindi essenziali per la protezione della biodiversità del pianeta. Complessivamente le foreste tropicali, temperate e boreali offrono una moltitudine di habitat per piante, animali e microrganismi, ospitando la grande maggioranza delle specie terrestri. Garantiscono un’ampia gamma di beni e servizi, dai prodotti legnosi a quelli non legnosi. Contemporaneamente forniscono i mezzi di sostentamento e posti di lavoro a centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Anche la stessa diversità biologica delle foreste ha un importante ruolo economico, sociale e culturale nella vita di molte comunità indigene. Le foreste inoltre giocano un ruolo fondamentale per le dinamiche del clima a livello planetario, dando un significativo apporto nella mitigazione del clima come bacini di assorbimento del carbonio. Infatti quando vengono distrutte rilasciano grandi quantità di carbonio, questo raggiunge l’atmosfera contribuendo in maniera massiccia all’effetto serra. L’attuale ritmo di distruzione delle foreste incrementa di circa il 15% le emissioni di carbonio in atmosfera. Basti pensare che gli incendi divampati nella foresta pluviale Indonesiana nel 1997 hanno rilasciato quantità di anidride carbonica pari a quelle emerse annualmente dalla combustione di combustibili fossili in Europa Occidentale. È chiaro quindi che la distruzione delle foreste accelera i cambiamenti climatici. I cambiamenti climatici, tramite un aumento della concentrazione di anidride carbonica (CO2) ed altri gas serra in atmosfera, condurranno probabilmente ad un riscaldamento globale di circa 3-4°C, o anche maggiore ad alte latitudini, alla fine di questo secolo (Watson, 1999). Questo trend di riscaldamento potrebbe causare molti cambiamenti in tutti i sistemi viventi, comprese le foreste. È stato stimato che circa un terzo delle foreste del Pianeta potrebbero essere altamente alterate dai cambiamenti climatici (Melillo, 1999; Shriner and Street, 1998).
Deforestazione: una grave minaccia
Negli ultimi 8.000 anni circa il 45% della superficie boschiva originaria della Terra è andato perduto, soprattutto nel secolo scorso. Stiamo distruggendo le preziose foreste del Pianeta ad un ritmo accelerato. Ogni due secondi viene distrutta un’area di foreste grande quanto un campo da calcio. Metà delle foreste perdute negli ultimi diecimila anni sono state distrutte nel corso degli ultimi ottanta, e la metà di questa distruzione è avvenuta a partire dagli anni settanta. Fra il 1990 e il 2000 è andato perduto circa il 5% della superficie forestale del Pianeta, ad un ritmo di circa 14 milioni di ettari l’anno. Le foreste perdute significano specie perdute. Il tasso di estinzioni di piante e animali si è moltiplicato di mille volte rispetto al ritmo precedente alla comparsa dell’uomo sulla terra. La comunità scientifica prevede che entro il 2050 sarà diecimila volte di più. Siamo di fronte alla sesta grande ondata di estinzioni, la prima legata alla presenza umana. Questo processo di deforestazione globale continua ad un ritmo che non ha precedenti, tanto che numerose specie di piante e di animali sono già estinte per sempre insieme ai loro habitat forestali. La deforestazione interessa principalmente le foreste tropicali, che rappresentano il più prezioso bacino di biodiversità e svolgono importanti funzioni per il clima mondiale, e le foreste boreali, che si rinnovano molto lentamente.
I sistemi forestali italiani
Il patrimonio forestale italiano è molto diversificato: dai boschi alpini di resinose, affini a quelli del Centro e Nord Europa, ai boschi misti di latifoglie, fino alla macchia mediterranea e alle formazioni dei climi caldo-aridi assimilabili a quelli dei Paesi nordafricani. La superficie forestale italiana, secondo i dati dell’Inventario Nazionale delle Foreste e dei Serbatoi di Carbonio realizzato dal Corpo Forestale dello Stato nel 2005 (INFC, 2005), è stimata in 10.467.533 ha, pari al 34,7% del territorio nazionale, e risulta in aumento. Il tasso di crescita nel decennio 1990-2000 è stato dello 0,3% l’anno, a fronte di una media europea dello 0,1%. Il 32% delle formazioni forestali italiane rientra nella regione biogeografica alpina (sensu Direttiva Habitat), il 16% in quella continentale e il 52% in quella mediterranea. In relazione a questa marcata variabilità biogeografica, i sistemi forestali italiani sono caratterizzati da una elevata diversità fisionomica. Secondo i dati riportati dalla FAO a livello mondiale le specie arboree forestali presenti in Italia sono 117 (FRA, 2000), di cui un discreto numero è endemico. La biodiversità genetica degli alberi forestali in Italia, come in tutta la regione mediterranea, è in genere più elevata rispetto alle altre regioni d’Europa: oltre a un discreto numero di specie endemiche, si hanno pool genetici specifici e peculiari lungo la Penisola italiana anche per specie forestali ad ampio areale, quali Fagus sylvatica, Abies alba, Picea abies, Quercus sp. pl. Le formazioni più diffuse sono rappresentate dai boschi a prevalenza di specie caducifoglie del genere Quercus (27% della superficie forestale totale); seguono i boschi a prevalenza di Fagus sylvatica (12%). Le più estese cenosi a prevalenza di conifere sono quelle a Abies alba e/o Picea abies (10%), seguite dai boschi a prevalenza di specie montane e oromediterranee del genere Pinus (5%).
Un alleato per contenere i gas serra
Nel complesso la situazione forestale italiana è abbondante e ben diversificata sia in termini floristici che fisionomici e strutturali. Raramente è possibile riscontrare nel nostro Paese la presenza di lembi di bosco correttamente definibili come «boschi vetusti» (old growth forests). Per quanto riguarda la produzione primaria dei nostri boschi, e più in specifico il loro ruolo nella mitigazione dei gas serra, si può affermare che essi contribuiscono in modo sostanziale al bilancio dei gas serra del Paese. Secondo la quarta comunicazione all’UNFCCC l’Italia ha emesso nell’anno 2005 circa 493 milioni di tonnellate di CO2, a fronte dei quali le foreste hanno assorbito circa 110 milioni di tonnellate, pari al 22% del totale. Altre ricerche nel settore (Papale et al., 2005; Corona et al., 2007) realizzate nell’ambito del progetto CarbiUS e CarboItaly mostrano un assorbimento delle foreste pari a 90,7 Mt CO2. Va inoltre considerato che non tutto il carbonio sequestrato dalle foreste può essere considerato nell’ambito del Protocollo di Kyoto ai fini della riduzione delle emissioni, ma soltanto una parte pari a circa 10 milioni di tonnellate di CO2 per ogni anno del periodo di impegno. Tale limite è frutto dei negoziati in ambito della UNFCCC e protocollo di Kyoto. Altre funzioni delle foreste italiane sono fondamentali per la qualità delle acque e per la protezione dei suoli e dei versanti. Inoltre le foreste italiane, per le peculiarità del nostro territorio, svolgono un ruolo fondamentale nel ciclo dell’acqua per quanto riguarda la riduzione dei tempi di corrivazione delle piene e del ruscellamento superficiale. In questo contesto la formulazione di una politica forestale su scala nazionale che porti alla valorizzazione del patrimonio forestale boschivo e dei suoi servizi eco-sistemici: biodiversità, sequestro di carbonio e lotta al dissesto idrogeologico è assolutamente urgente e necessaria.
Riccardo Valentini
