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Protocollo di Kyoto: avanti con la II Fase

Cambiamenti climatici

Photo: M. Garten/UN

Una proposta legislativa della Commissione europea consentirà alla UE di ratificare ufficialmente il secondo periodo di impegno (2013-2020) del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, noto come l’«emendamento di Doha»

 

Gli Stati membri e l’Islanda si sono impegnati a ridurre del 20% le emissioni complessive di gas a effetto serra rispetto al livello del 1990 o degli altri anni di riferimento scelti. L’impegno a diminuire le emissioni è in linea con gli obiettivi del pacchetto legislativo sul clima e l’energia del 2009 e va di pari passo con le misure di riduzione decise a livello di UE e di Stati membri.

In ossequio a questo impegno, la Commissione europea ha presentato una proposta legislativa che consentirà alla UE di ratificare ufficialmente il secondo periodo di impegno (2013-2020) del protocollo di Kyoto sui cambiamenti climatici, noto come l’«emendamento di Doha».

L’emendamento al protocollo di Kyoto, che istituisce il secondo periodo di impegno, è stato, infatti, concordato in occasione della conferenza ONU sui cambiamenti climatici tenutasi a Doha (Qatar) nel dicembre 2012.

La proposta della Commissione si articola in due iniziative legislative: una decisione del Consiglio europeo sulla ratifica dell’emendamento di Doha al protocollo di Kyoto, che dà il via al secondo periodo di impegno, e un regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, inerente gli aspetti tecnici legati all’attuazione del secondo periodo.

La decisione autorizza l’UE a ratificare l’emendamento di Doha nella sua veste di firmatario del protocollo di Kyoto. Il testo legislativo stabilisce inoltre le condizioni cui dovranno attenersi gli Stati membri e l’Islanda per centrare l’obiettivo comune della riduzione del 20% delle emissioni.

La decisione sulla ratifica non modifica né gli eventuali obiettivi nazionali delineati nel pacchetto sul clima e l’energia, né il tetto relativo alle emissioni nel quadro del sistema di scambio di quote di emissioni della UE (ETS dell’UE), con una riduzione del 21% di emissioni rispetto ai livelli del 2005 entro il 2020.

Il regolamento proposto disciplina gli aspetti tecnici legati all’attuazione, e costituisce la base per una serie di atti legislativi relativi a questioni tecniche legate all’attuazione, da parte dell’UE e degli Stati membri, del secondo periodo di impegno.

I prossimi passi

L’iter procedurale prevede ora, per entrambe le proposte, il vaglio del Parlamento europeo e del Consiglio. La ratifica da parte dell’Unione Europea si svolgerà di pari passo alle procedure nazionali di ratifica degli Stati membri e dell’Islanda.

La Commissione intende completare, entro febbraio 2015, la fase di ratifica a livello di UE e degli Stati membri. L’UE, gli Stati membri e l’Islanda depositeranno congiuntamente i rispettivi strumenti di accettazione presso l’ONU, in modo da garantire che l’emendamento di Doha entri in vigore contemporaneamente nei vari Paesi.

L’emendamento di Doha entrerà in vigore a livello internazionale, una volta ratificato da tre quarti delle parti del protocollo di Kyoto (ossia 144 delle 192 parti firmatarie). L’Unione Europea ha aderito al protocollo come firmatario individuale, alla stregua dei singoli Stati membri e dell’Islanda.

Connie Hedegaard, Commissaria responsabile per il portafoglio Azione per il clima, ha dichiarato: “la ratifica della seconda fase del protocollo di Kyoto sottolinea l’impegno dell’UE a favore di un approccio di tipo prescrittivo e giuridicamente vincolante per l’azione internazionale in materia di cambiamenti climatici. La nostra determinazione nel rispettare gli impegni assunti si rispecchia nel fatto che in pratica l’UE si è attenuta fin dall’inizio, ovvero da gennaio di quest’anno, agli obiettivi e alle norme del secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto. Con la ratifica ufficiale della seconda fase, l’Europa contribuirà a rendere effettivi quanto prima a livello internazionale gli impegni assunti. Sono convinta che il Parlamento europeo, il Consiglio, gli Stati membri e l’Islanda completeranno al più presto le rispettive procedure di ratifica”.

Sul piano sostanziale, l’emendamento di Doha consiste in impegni concreti, avviati su base volontaria in più di 80 Paesi – inclusi USA, Cina, India, Sud Africa e Brasile – per limitare le emissioni inquinanti entro il 2020, e raggiungere un consenso internazionale preliminare per adottare, entro il 2015, un nuovo accordo globale sul clima, che verrà applicato dal 2020 in poi.

Grazie a questi impegni, unitamente agli obiettivi ufficiali delle 38 parti che aderiscono al secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto, oltre l’80% delle emissioni globali è coperto da obiettivi o impegni fino al 2020.

 

Alessandro Ferri

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