Dal Rapporto «Verso un’economia Nature Positive», presentato al Convegno «Restoration Economy: le imprese protagoniste della riqualificazione dei territori», emerge che il degrado degli ecosistemi potrebbe costare all’Italia 60 miliardi entro il 2050. La tutela della natura genera valore economico e nuove opportunità per le imprese
Il documento sottolinea come la crisi della natura non abbia solo un valore etico e sociale, ma rappresenti un rischio diretto per la stabilità dei processi economici. A livello europeo, l’inerzia porterebbe a una perdita stimata di 57 miliardi l’anno, con un impatto complessivo di 1.700 miliardi entro il 2050.
Il quadro per l’Italia è preoccupante: 58 ecosistemi su 85 sono in uno stato di conservazione sfavorevole, quasi la metà della superficie naturale è a rischio e solo il 9,9% degli habitat comunitari gode di uno stato favorevole. A ciò si aggiungono il consumo crescente del suolo e la qualità critica delle acque, con meno del 50% dei corpi idrici superficiali in buono stato.
“La tutela e la gestione dell’acqua rappresentano una priorità da affrontare responsabilmente e in modo collaborativo – ha ricordato Andrea Colombo, Segretario Generale facente funzione dell’Autorità di Bacino del Po -. È necessario un modello di governance pubblico-privato capace di integrare dimensione ambientale, economica e sociale”.
Per le imprese, una strategia nature positive non significa solo sostenibilità ambientale, ma anche vantaggi economici concreti: maggiore accesso al credito, nuovi mercati, innovazione e resilienza ai cambiamenti climatici. Secondo il rapporto, circa metà del PIL mondiale dipende direttamente dai servizi ecosistemici, e ignorare questa interconnessione significa esporsi a rischi crescenti.
“Restaurare la natura ha un costo elevato e centrale sarà il tema dei finanziamenti – ha sottolineato Giuseppe Dodaro, coordinatore del Nature Positive Network –. L’UE destina 115 miliardi del bilancio 2021-2027 alla biodiversità, ma servirà integrare fondi nazionali, regionali e privati. Per le imprese investire nella natura significa garantirsi resilienza e competitività”.
Il messaggio emerso dal convegno è chiaro: proteggere e ripristinare gli ecosistemi non è solo un dovere ambientale, ma una scelta economicamente strategica, capace di rafforzare la competitività delle imprese e la sicurezza del Paese di fronte alle sfide climatiche ed ecologiche.
[ Alessandra Vitale ]
