Alla 74ma Conferenza del traffico e della circolazione, organizzata da ACI e Fondazione Caracciolo, presenti il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la Ministra delle infrastrutture Paola De Micheli, una attenta valutazione sulla mobilità sostenibile, che sarà in grado di raggiungere l’obiettivo europeo di ridurre a 49 milioni di tonnellate le emissioni di gas serra del comparto per il 2030
L’Italia della mobilità potrà vincere la sfida più grande: quella di garantire il diritto allo «spostamento» riducendo il suo impatto ambientale entro il 2030. L’occasione per fare il punto sul decennio che verrà è stata offerta dallo studio realizzato da Fondazione Caracciolo – Centro Studi dell’Automobile Club d’Italia, ENEA e Cnr-Dipartimento di Ingegneria, ICT e Tecnologie per l’Energia e i Trasporti, dal titolo «Per una transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica». I risultati sono stati presentati a Roma, in occasione della 74ma Conferenza del Traffico e della Circolazione, alla presenza del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e della Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.
Impegni e prospettive
Plauso del Presidente del Consiglio Conte (foto apertura) all’iniziativa, che si propone come terreno di confronto utile per il Governo attento ad una svolta verde dei trasporti. Conte ha quindi sottolineato come la partita della mobilità sostenibile integrata potrà essere vinta solo con una cooperazione tra gli attori senza perdere di vista l’urgenza di rinnovare i meccanismi incentivanti per un rinnovamento del parco auto di cui l’Italia ha il triste primato di avere il più «longevo» d’Europa, con 14 milioni di auto inquinanti pari al 35% del totale circolante.
“Ciascun motore e vettore energetico – ha invece sottolineato Giuseppina Fusco, Presidente della Fondazione Caracciolo – apporterà un contributo importante agli obiettivi di decarbonizzazione nel nostro Paese, in virtù degli investimenti in atto e in programma per i prossimi anni. È necessario, quindi, un quadro regolatorio chiaro e certo che, in ottica di neutralità tecnologica, consenta alle imprese di proseguire nelle strategie di investimento, leva centrale dell’evoluzione energetica dell’automobile, potendo contare su una prospettiva di lungo termine definito. Le scelte di policy – ha concluso la Presidente Fusco – dovranno essere fondate su criteri di eco-razionalità, che coniughino le esigenze ambientali con quelle economiche e sociali, così da conseguire l’obiettivo minimizzando i costi per la collettività”.
Lo studio ACI-Cnr-ENEA
Quale scenario di mobilità possiamo prevedere tra un decennio? Lo studio «Per una transizione energetica eco-razionale della mobilità automobilistica» tira le somme e calcola: nel 2030 le auto termiche rappresenteranno l’82% del parco circolante, le ibride il 10%, le elettriche (BEV e PHEV) quasi il 9%. Ma su cosa porre attenzione per raggiungere gli obiettivi della sostenibilità? Ecco i punti salienti della proposta:
■ Investire promozione TPL e sostituzione mezzi più inquinanti
Efficientamento e promozione di TPL e mobilità condivisa e ciclopedonale, riducono le emissioni climalteranti (fino a 49 Mt di CO2 eq) e migliorano qualità dei trasporti e vivibilità delle città. Una pianificazione eco-razionale della mobilità deve, quindi, prevedere investimenti per l’eliminazione o la sostituzione con usato recente dei quasi 14 milioni di auto ante Euro4 (il 35% del parco circolante) e per lo svecchiamento dei mezzi pubblici, sostituendo gli autobus Diesel Euro3 (il 60% del parco autobus nazionale), con modelli elettrici alimentati da energie rinnovabili (ogni sostituzione comporta una riduzione delle esternalità ambientali pari a 24.055 euro l’anno).
■ Valutare emissioni durante intero ciclo di vita dei mezzi di trasporto
ACI, CNR ed ENEA sottolineano che – dato che i veicoli non inquinano soltanto nella fase d’uso – le emissioni devono essere valutate durante tutte le fasi del ciclo di vita: produzione, distribuzione, trasporto, uso, dismissione e riuso. Nella fase di produzione, ad esempio, le auto elettriche emettono l’82% in più di CO2 di quelle termiche, per recuperare nella fase d’esercizio, arrivando a «pareggio emissivo» dopo circa 45.000 km. Con l’aumento delle percorrenze, però, aumentano i vantaggi emissivi dell’auto elettrica: a 150.000 km l’auto elettrica produce emissioni di CO2 inferiori di almeno il 20% di un’autovettura termica.
studio ACI-CNR-ENEA-Fondazione-Filippo-Caracciolo
A proposito di auto elettriche, lo studio invita a considerare il fatto che con la diffusione dell’auto elettrica e con i minori consumi legati al progresso dei motori, si ridurranno le entrate fiscali derivanti dalle accise sui carburanti che nel 2018 hanno generato – per le sole autovetture – entrate pari a 18,474 miliardi.
Non va, inoltre, sottovalutato il rilevante contributo che anche i veicoli ibridi, a metano e GPL potranno offrire al raggiungimento dei target ambientali. Un veicolo a metano, ad esempio, presenta oggi emissioni inferiori a 95 g CO2/km: un valore già in linea con gli obiettivi europei.
■ Evitare che transizione all’elettrico penalizzi fasce sociali meno abbienti
ACI, Cnr ed ENEA, infine, invitano a scongiurare il paradosso di una transizione all’elettrico che gravi sulle spalle delle fasce sociali meno abbienti. In alcune regioni, grazie agli incentivi per l’acquisto di un’automobile elettrica, si può arrivare ad un risparmio di 16.000 euro, anche per modelli di alta gamma, che rimangono tuttavia, fuori dalla portata di un’ampia fascia della popolazione.
Inoltre, nonostante i moderni veicoli euro 6 abbiano ridotto sensibilmente le emissioni, nonché migliorato gli standard di sicurezza (un veicolo di recente immatricolazione ha quasi il 50% di probabilità in meno di essere coinvolto in un incidente stradale grave), nelle Regioni con PIL pro capite più basso, solo 1 veicolo su 10 è di classe Euro6.
[ Roberta Di Giuli ]
