L’8 marzo può rappresentare un’occasione anche per sottolineare l’impegno della donna in difesa dell’ambiente. Lo fa in ogni angolo del Pianeta, rivestendo ruoli istituzionali chiave o opponendosi in prima persona contro lo sfruttamento del proprio territorio
La presenza di molte donne ambientaliste ed attiviste nel mondo evidenzia la forte relazione tra donna e natura.
L’8 marzo, nella Giornata Internazionale della Donna, è doveroso ricordare alcuni esempi di donne che rivestono un ruolo importante nella protezione del clima e dell’ambiente sul nostro Pianeta.
A conferma del loro impegno in politica per la salvaguardia dell’ambiente, la vice-Presidente USA e la premier neo-zelandese intervengono oggi, attraverso videomessaggi, alla plenaria dell’Europarlamento che, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, omaggia le donne che lavorano per combattere la pandemia.
A Copenaghen l’utilizzo molto diffuso di biciclette e di energia pulita fa della capitale danese il luogo più sostenibile al mondo. Ed è in Danimarca, primo Paese produttore mondiale di pale eoliche, che Mette Frederiksen, 43 anni, socialdemocratica, ponendo la questione ambientale al centro del programma politico, si è posta l’obiettivo di ridurre del 70%, in 10 anni, le emissioni di gas serra. La Frederiksen punta, altresì, all’utilizzo di nuove tecnologie che catturino il carbonio, che permettano un’agricoltura sostenibile e che facilitino il riciclaggio della plastica con la promessa di utilizzare più di 1 miliardo di euro del recovery fund europeo per la produzione di energia rinnovabile ed iniziative per il clima.
Le battaglie delle donne ambientaliste ed attiviste. Le donne dell’Amazzonia
Spesso molte donne ambientaliste devono affrontare battaglie a difesa dell’ambiente subendone le conseguenze in prima persona. La Giornata che celebra la donna a livello mondiale, deve sottolineare soprattutto il sacrificio di coloro che subiscono molestie, abusi, intimidazioni nel difendere il nostro Pianeta e che devono combattere su due fronti: quello pubblico per le loro denunce collettive e quello privato nel subire attacchi personali di ogni genere.
Per questo motivo è impossibile non ricordare le donne che mettono a rischio la propria vita per difendere l’Amazzonia da pratiche di deforestazione.
Il territorio amazzonico si estende per 6 milioni di chilometri e sono 9 i Paesi dell’America del Sud interessati: Brasile, Bolivia, Perù, Venezuela, Colombia, Guyana, Ecuador, Suriname e Guyana francese. L’importanza che riveste l’Amazzonia per il nostro Pianeta è data dalla funzione che ricoprono i suoi alberi, fondamentali per ripulire l’atmosfera dalla CO2, restituendo l’ossigeno vitale al nostro ecosistema.
La costante minaccia all’Amazzonia proviene da più fonti: dall’eccessivo disboscamento della foresta pluviale causato dall’azione volontaria dell’uomo nel tagliare gli alberi, dallo sfruttamento delle risorse, trivellazioni per il petrolio nonché dagli incendi dolosi ed ancora dall’inquinamento. Il sottosuolo di questo territorio è ricchissimo di minerali come l’oro giallo e nero: per trovare l’oro si utilizzano grandi quantità di mercurio nei fiumi.
Le donne che difendono il più grande polmone del nostro Pianeta sono le leader delle popolazioni indigene, donne forti che vivono nelle foreste pluviali e che frequentemente si vedono private dei loro territori. Queste donne subiscono, ad ogni loro protesta, minacce, persecuzioni, violenze e prevaricazioni di ogni genere perché non vogliono rinunciare ai loro diritti fondamentali tra i quali vivere nella loro foresta. Le lotte di queste donne resilienti sono spesso contro i governi dei loro stessi Paesi affinché si rispettino le leggi di protezione o contro l’estrattivismo, contro gli uomini che tagliano gli alberi e contro chiunque minacci il loro territorio.
Tutta questa forza e unità di ideali ha portato nel 2016 alla creazione della «Alleanza delle Donne Amazzoniche» con la presenza di donne appartenenti a 7 etnie indigene: Kichwa, Sápara, Shiwiar, Shuar, Achuar, Andoa e Waorani.
Le rappresentanti femminili più numerose dell’Amazzonia appartengono all’Ecuador e sembrerebbero le più battagliere. In particolare, si sono distinte con le loro azioni: Miriam Cisneros che dal 2017 è Presidente della regione di Sarayaku; Nema Grefa Ushigua, prima donna Presidente dell’etnia Sápara – territorio gravemente minacciato dall’estrattivismo e i cui abitanti sono stati riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio Culturale Immateriale – ha cercato di opporsi alle trivellazioni delle industrie petrolifere; Patricia Gualinga, leader Kichwas, portavoce delle popolazioni amazzoniche in diversi summit internazionali e che nel 2019 ha partecipato al Sinodo per l’Amazzonia convocato da Papa Francesco in Vaticano.
Alla forza delle donne dell’Ecuador segue la determinazione delle donne amazzoniche del Brasile, Paese in cui vi sono circa 450 etnie diverse. Le donne dei Kayapo – la maggiore etnia indigena – si sono opposte alle restrizioni e ad ogni illegalità sulle loro terre. Qui le donne amazzoni hanno contribuito a superare le divisioni tra le loro comunità e, così unite, si sono mobilitate protestando contro le condizioni precarie in cui vivono e facendo appello alla comunità internazionale per i loro diritti fondamentali tra i quali la salvaguardia del loro territorio.
La parte amazzonica peruviana non conosce situazione diversa riguardo allo sfruttamento e alle precarietà delle popolazioni indios. Nell’enorme industria di estrazione e di trasporto dell’oro che ospita la zona, lavorano anche le donne, senza diritti e tutele in un ambiente totalmente privo di leggi.
Sono cento anni che si festeggia la Giornata Internazionale della donna. Nel mondo molte sono le donne che hanno permesso la diffusione di movimenti ambientalisti dei nostri giorni e molte altre stanno ancora lottando per la salvezza del nostro Pianeta.
[ Cristina Marcello ]
