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L’intervento del Presidente Mario Draghi allo «Youth4Climate Driving Ambition»

L’intervento del premier Draghi alla sessione conclusiva dello «Youth4Climate Driving Ambition» al MICO Milano Congressi insieme alla replica finale

 

Signor Presidente della Repubblica,
Primo Ministro Johnson,
Presidente Fontana,
Sindaco Sala,
Delegati da tutto il mondo,
Eccellenze,
Giovani delegate e delegati,

Vorrei ringraziare tutti i giovani che hanno lavorato con così tanto impegno negli ultimi mesi e soprattutto nel corso di questi tre giorni.
Rappresentate la generazione di giovani più numerosa della storia.
Circa 3 miliardi di persone con meno di 25 anni; e un aspetto molto importante è che la maggior parte vive in paesi a basso e medio reddito.
Questa generazione, la vostra generazione, è la più minacciata dai cambiamenti climatici.
Sapete fin troppo bene quali sono le conseguenze drammatiche delle disuguaglianze globali in termini di povertà, malnutrizione, accesso a servizi sanitari.
Avete ragione ad esigere responsabilizzazione e cambiamento.
L’andamento attuale ci dice che stiamo venendo meno alla nostra promessa di contenere il riscaldamento globale entro 1,5 gradi.
La pandemia e i cambiamenti climatici hanno contribuito a spingere quasi 100 milioni di persone in situazione di povertà estrema, portando il totale a 730 milioni.
La crisi climatica, la crisi sanitaria e quella alimentare sono strettamente intrecciate.
Per affrontare tutte queste crisi, dobbiamo agire più velocemente – molto più velocemente – e con più efficacia.
La transizione ecologica non è una scelta – è una necessità.
Abbiamo solo due opzioni.
Affrontare ora i costi di questa transizione o agire più tardi, pagando il prezzo – molto più alto – di una catastrofe climatica.
La ripresa post-pandemia ci dà l’occasione di portare avanti le nostre ambizioni in materia di clima, e di farlo in modo giusto.
Lo Stato deve essere pronto ad aiutare le famiglie e le imprese a sostenere i costi a breve termine di questa transizione.
L’Italia sta facendo tutto il possibile per garantire che i vari Paesi si muovano nella giusta direzione – e rapidamente.
Nel quadro dell’Unione europea abbiamo contribuito ad istituire il programma “Next Generation EU” per assicurare una ripresa equa e sostenibile.
La transizione ecologica è uno dei tre pilastri di questo programma, assieme alla digitalizzazione e all’inclusione sociale.
L’Italia ha dedicato il 40% delle risorse del suo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) alla transizione ecologica.
Il nostro obiettivo è quello di aumentare la quota delle fonti rinnovabili nel nostro mix energetico, rendere più sostenibile la mobilità, migliorare l’efficienza energetica dei nostri edifici e proteggere la biodiversità.
Come Presidenza del G20 e Co-Presidenza della COP26 con il Regno Unito, stiamo chiedendo ai Paesi di rispettare i loro impegni climatici e, in certi casi, di prepararsi ad assumerne di più audaci.
Se vogliamo avere successo, tutti i Paesi devono fare la loro parte, a partire da quelli del G20.
I Paesi del G20 generano oltre l’80% del PIL a livello mondiale e oltre il 75% delle emissioni globali. E del G20 fanno parte i principali attori ed emettitori. .
A giugno, i Ministri dell’Istruzione del G20 si sono assunti l’impegno di promuovere l’insegnamento dello sviluppo sostenibile nei programmi didattici.
A luglio, alla riunione ministeriale G20 su Energia e Clima di Napoli, i Ministri si sono impegnati a dedicare una parte significativa dei rispettivi piani di ripresa alla transizione ecologica.
Ciononostante siamo consapevoli che dobbiamo fare di più – molto di più.
Questo sarà l’obiettivo del Vertice di Roma, che si terrà alla fine di ottobre.
A livello G20, vogliamo raggiungere un accordo sulla necessità di realizzare l’obiettivo di 1,5°C.
E vogliamo sviluppare, dobbiamo sviluppare, delle strategie di lungo termine che siano coerenti con questo obiettivo dell’1,5 °C.
Allo stesso tempo, dobbiamo rispettare il nostro impegno di donare 100 miliardi di dollari per sostenere i Paesi in via di sviluppo.
I Paesi a basso e medio reddito sono spesso più vulnerabili rispetto agli effetti dei cambiamenti climatici.
È inevitabile che le emissioni in una parte del mondo abbiano un impatto sul resto del pianeta.
Aiutare questi Paesi nella fase di transizione è dunque non solo un imperativo morale ma anche una urgente necessità.
Noi adulti abbiamo imparato cosa dobbiamo fare: mitigare, adattare e raccogliere fondi per aiutare i Paesi più poveri a fare lo stesso.
Ma la cosa più importante è che dobbiamo farlo adesso.
Dobbiamo agire adesso.
Sono convinto che abbiamo tanto da imparare dalle vostre idee, dai vostri suggerimenti e dalla vostra leadership.
E le vostre pressioni, che sono davvero benvenute, devono spronarci ad agire.
La vostra mobilitazione è stata molto potente.
Siate certi che noi vi stiamo ascoltando.
Grazie

L’intervento di replica

Lasciatemi dire soltanto una cosa riguardo al fatto che noi facciamo tutto questo “bla, bla, bla”.
Beh, il “bla, bla, bla”, a volte, è solo un modo per nasconderci e nascondere la nostra incapacità di perseguire l’obiettivo con le azioni – e soprattutto con azioni coerenti.
Ma in realtà e in una certa misura, quando ci troviamo di fronte a cambiamenti così trasformativi, esso è utile per convincere le persone che l’azione è necessaria; per convincere la gente che i numeri che abbiamo citato qui – 1,5 ºC, zero emissioni nette e così via – non sono qualcosa che è stato creato ad arte.
Che questi numeri ci vengono dati dalla scienza, e la gente va convinta di questo. Forse sono troppo ottimista – e forse verrò corretto dai ragazzi qui – ma la mia sensazione è che i leader siano tutti assolutamente convinti della necessità di agire, e della necessità di agire in fretta.
E la domanda che tutti questi eventi, come l’evento odierno, come la COP26, il G20, stanno effettivamente ponendo è: “Come faremo?”
Inoltre, mi sembra che un’altra cosa di cui i leader sono uniformemente convinti, è che la lotta contro i cambiamenti climatici è di per sé una lotta per una distribuzione più equa. Forse sono ottimista, ma se parlaste del valore di questo convincimento, la maggior parte delle persone sarebbe d’accordo.
Noi adulti abbiamo creato questo problema, non lo avete creato voi. E gran parte dei giovani del mondo vive in paesi le cui emissioni sono le più basse a causa della povertà. Quindi, la dimensione della giustizia è assolutamente evidente, non ha bisogno di essere elaborata; tuttavia oggi va meglio rispetto a due o tre anni fa.
Vedo più convinzione tra i leader. Non dimentichiamo che alcuni leader avevano abbandonato l’accordo di Parigi nemmeno tre anni fa. E credo che dovremmo ringraziare il Presidente Biden per la sua decisione, ma il passo successivo è: “come facciamo a raggiungere gli obiettivi fissati?”
Quindi, prima di tutto, dobbiamo affrontare la transizione in modo equo e molti di voi — in realtà, tutti voi — dite che la transizione deve essere inclusiva. Inclusiva significa che includa i poveri, che includa i più fragili, che includa i paesi più poveri e che includa voi.
Nulla in questo campo può essere fatto senza la vostra partecipazione al processo decisionale, è inimmaginabile. La vostra partecipazione è essenziale. Le dimensioni di queste trasformazioni sono talmente enormi che non possono essere paracadutate su persone come voi, né sui paesi più poveri.
Quindi, il primo passo è quello di essere consapevoli di ciò che abbiamo fatto, e credo che questa consapevolezza sia stata in larga misura raggiunta.
Il secondo passo è quello di essere assolutamente convinti della necessità di agire e di agire in fretta, ed ecco la vera sfida. Penso che il vostro malcontento, la vostra perdita di fiducia, siano dovuti alla lentezza di questo processo, alla necessità di raggiungere compromessi senza fine. Invece è la velocità che conta adesso, perché ancora una volta la scienza ci dice che abbiamo un tempo limitato.
Quindi la sfida è questa, ecco, è qui che valuterete i nostri sforzi. E tutti noi possiamo essere giudicati in base a quello che facciamo, in primo luogo dai giovani. Ora, quella che ci attende nei prossimi mesi è un’opportunità, forse un’opportunità immensa.
Non voglio dire un’opportunità unica, perché auspico che altri eventi come questo – il G20, la COP26, le Nazioni Unite – continuino e si ripetano anno dopo anno. Ma certo, possiamo dire che si tratta già di un inizio se effettivamente raggiungiamo l’accordo per un impegno di 100 miliardi di dollari a favore dei paesi in via di sviluppo – e non parlo di prestiti, parlo di sovvenzioni.
In secondo luogo, ciò che emerge da queste riunioni è un allineamento generale degli obiettivi. Questa è un’altra dimensione molto importante, perché i paesi sono molto diversi tra loro; e sappiamo che in questo campo, se gli obiettivi non sono allineati, non possono essere raggiunti.
Quindi l’allineamento degli obiettivi – il che significa che ogni paese dovrebbe condividere gli stessi numeri – è molto importante ed è molto difficile. Ci sono poi questioni specifiche nella transizione che renderanno le cose ancora più complesse.
Se si considera il recente aumento dei prezzi dell’energia, tutti si chiedono se questo sarà temporaneo o persistente. Beh, l’uno e l’altro. Alcuni fattori che hanno causato questo aumento sono temporanei, ma altre cose – come la transizione, gigantesca, dal carbone al gas – rimarranno per un po’. E questo significa che  i prezzi dell’energia rimarranno ancora alti, forse non così alti come li stiamo vedendo oggi, ma rimarranno con noi per un po’; quindi abbiamo dovuto riorganizzare le nostre società intorno a questo problema, è questa la sfida che abbiamo ora.
Ma ora vorrei concludere dicendo soltanto che tutto ciò sarà difficile. Tutti i leader si stanno impegnando al massimo, ma questo non è sufficiente. Occorre definire azioni, programmi e obiettivi chiari. E non dimenticare mai i più deboli e i più poveri in tutto questo.

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