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Monito al Governo disattento: assenti 5,5 milioni di pompe di calore

Una politica inadeguata ha comportato un freno alla diffusione delle pompe di calore, strumento necessario, insieme ad eolico e fotovoltaico, per il raggiungimento degli obiettivi evidenziati nel PNIEC. Gli Amici della Terra, nella seconda giornata della XIII Conferenza Nazionale per l’Efficienza Energetica, con dati alla mano, sottolineano la mancanza di 5 milioni e mezzo di apparecchi installati per 34 GWt

 

Inizia con una denuncia all’operato del Governo, reo di non aver portato avanti una adeguata politica di incentivazione delle pompe di calore, strumento strategico per il perseguimento degli obiettivi evidenziati nel PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima per il periodo 2021-2030), la seconda giornata di lavori della XIII Conferenza Nazionale per l’Efficienza Energetica degli Amici della Terra. Così la Presidente dell’associazione ambientalista Monica Tommasi:Denunciamo una forte disattenzione da parte del Governo e delle forze politiche al ruolo delle pompe di calore, essenziale per raggiungere gli obbiettivi 2030. Secondo il PNIEC le pompe di calore devono garantire oltre l’85% delle rinnovabili termiche che l’Italia dovrà installare al 2030. Si tratta di una tecnologia a cui il piano assegna un valore pari a quello di eolico e fotovoltaico ma che non trova poi un riscontro conseguente in strumenti di incentivazione adeguati, sui quali è necessario uno sforzo importante da parte del Governo”.

L’elettrificazione dei consumi e in modo particolare il ruolo delle pompe di calore nel raggiungimento degli obiettivi del PNIEC italiano sono stati dunque il tema portante dell’incontro di oggi. Dati alla mano, sottolineano gli Amici della Terra, si registra un calo del 16% nel triennio 2018-2020 dell’energia rinnovabile fornita da pompe di calore. Un dato in controtendenza se confrontato con l’andamento positivo registrato fino al 2017 e che impone una maggiore attenzione e sostegno a questa tecnologia affinché si possa raggiungere l’obiettivo individuato dal PNIEC. Ai dati attuali il paese è in deficit di 5,5 milioni di apparecchi installati.

Qui tutti i lavori della sessione: https://youtu.be/B8WAEBuduh0

Lo studio di Assoclima ed Enel

Questi dati fanno parte dei risultati preliminari dello studio sui sistemi di incentivazione delle pompe di calore in Italia che Gli Amici della Terra stanno conducendo in collaborazione con Assoclima e con il supporto di Enel. Lo studio ha lo scopo di analizzare il funzionamento delle detrazioni fiscali ecobonus gestite da ENEA e del conto termico gestito dal GSE a sostegno della diffusione delle pompe di calore.

Tra gli intervenuti, Fernando Pettorossi di Assoclima ha illustrato il rapporto interattivo delle pompe di calore con il sistema elettrico in relazione alle traiettorie stabilite dal PNIEC sulle rinnovabili elettriche e termiche. “L’ampliamento della produzione rinnovabile elettrica – ha detto – ha effetti positivi anche sulla tecnologia pompe di calore. Con l’aumento del peso delle rinnovabili elettriche, grazie all’efficienza delle pompe di calore aumenta proporzionalmente anche la quantità di energia rinnovabile termica prodotta da questa tecnologia (fino a cinque volte). Nel contempo si genera anche un netto miglioramento ambientale e del comfort per gli esseri umani. Altro elemento importante le pompe di calore possono essere fornite di un sistema smart che dialoghi con la rete e consenta ai gestori (Terna, Enel, ecc.) di cogliere i segnali e le caratteristiche di prelievo e poter eventualmente interrompere per un breve periodo il carico al fine di non costruire nuove centrali da fonti fossili per la sicurezza e la stabilità della rete elettrica”.

Sonia Sandei di Enel ha invece sottolineato: “I pilastri della transizione energetica sono la decarbonizzazione attraverso la spinta sulle fonti rinnovabili, la digitalizzazione e l’elettrificazione. In particolare, sull’elettrificazione siamo molto indietro a livello internazionale, in quanto la baseline da cui partiamo al 2020 è il 33% di elettrificazione dei consumi finali, 22% dei consumi industriali e 1% di trasporto e gli obiettivi cui traguardiamo al 2050 sono rispettivamente sono 66%, 44% e 46%.

In ambito residenziale le pompe di calore sono un tema molto concreto ed in pochi sanno che si tratta di una filiera produttiva quasi totalmente italiana. Quindi, con una accelerazione dell’elettrificazione dei consumi finali sosterremmo anche una filiera nazionale che esporta ad oggi circa il 61% della produzione“.

L’abstract dei relatori della III SESSIONE 

◙ Francesco Santangelo (Eni Gas e Luce)

Eni gas e luce punta a fornire il 100% di energia decarbonizzata a tutti i propri clienti entro il 2040 accompagnando nella transizione energetica famiglie e aziende anche con servizi dedicati al risparmio energetico. Con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia, vuole fornire servizi smart per le case, contribuire alla riqualificazione energetica degli edifici e aiutare le imprese a realizzare interventi efficienza energetica.

L’utilizzo delle pompe di calore abbinate a un impianto FV per il riscaldamento e raffrescamento domestico è un esempio concreto. Tante case che producono, accumulano, autoconsumano, formando una Comunità energetica potranno condividere la propria energia domestica pulita ottenendo quindi risparmio sulla bolletta e contribuendo al contenimento delle emissioni per la salvaguardia dell’ambiente. 

◙ Davide Raccagni (Olimpia Splendid)

Le pompe di calore sono di molteplici tipologie e vengono installate in edifici con caratteristiche che differiscono molto da caso a caso. È fondamentale, per ridurre la CO2 concretamente, sfruttare ogni occasione d’installazione e buon uso delle pompe di calore. Incentivare adeguatamente queste ultime anche per la sola integrazione ad un generatore a combustione esistente potrebbe essere un’idea vincente”.

◙ Stefania Bracco (Panasonic)

L’applicazione delle pompe di calore a edifici e impianti esistenti è una realtà che contribuisce a ridurre le emissioni di CO2 e azzera tutte le emissioni locali. In prospettiva avremo a disposizione macchine sempre più efficienti e sostenibili, che porteranno all’obiettivo di consumare meno energia di quella prodotta.

Per Panasonic le pompe di calore AQUAREA concretizzano la mission “A better life. A better world” contribuendo alla decarbonizzazione del riscaldamento domestico. 

◙ Davide Castagna (APPLiA)

Introdotta nell’UE nel 1995 con il sostegno dell’industria degli elettrodomestici e divenuta elemento prioritario nella scelta d’acquisto dall’85% dei consumatori europei, l’etichetta energetica e l’ecoprogettazione supportano la sostenibilità, l’innovazione e permettono attraverso prodotti e sistemi più efficienti, di contribuire all’economia circolare riducendo rifiuti, energia ed altre risorse essenziali come l’acqua.

◙ Giuseppe Lorubio (Ariston)

L’efficienza energetica può davvero aspirare ad essere “l’eroe non celebrato della transizione energetica” (“the unsung hero of the energy transition”). Basti pensare che la decarbonizzazione degli edifici – uno dei settori le cui emissioni sono più difficili da eliminare – richiede uno sforzo immane in quanto gli edifici da soli rappresentano ca. il 41% dei consumi energetici e ca. il 36% delle emissioni di CO2 in Europa. Di questi, ca. l’80% dei consumi degli edifici sono riferiti al settore del comfort termico, cioè riscaldamento e acqua calda sanitaria. Le aziende del comparto stanno lavorando fattivamente per favorire il raggiungimento della neutralità climatica degli edifici al 2050, tramite investimenti in tecnologie più efficienti basate sull’elettrificazione quali le pompe di calore per il riscaldamento e le pompe di calore per l’acqua sanitaria. Inoltre, stanno preparando il terreno per la diffusione di sistemi ibridi – che accoppiano le PdC a sistemi tradizionali – nonché per il funzionamento dei prodotti a combustione con gas rinnovabili (quali biometano e idrogeno verde)

Ariston Group – attraverso i marchi con i quali opera a livello globale – ha come obiettivo il raggiungimento di più dell’80% delle proprie vendite da prodotti rinnovabili e ad alta efficienza entro la fine del 2022, favorendo una riduzione dei consumi e delle emissioni del proprio parco prodotti (emissioni c.d. Scope 3). Inoltre, Ariston Group sta lavorando per rendere efficienti i propri consumi e ridurre le emissioni (c.d. Scope 1 e Scope 2). Venendo al tema della sessione, l’efficienza degli elettrodomestici, crediamo ci siano due direttrici principali sui quali sia necessario lavorare a tutti i livelli, a partire da quello legislativo e regolatorio:

► o Efficienza di prodotto («product efficiency»): cioè la progressiva introduzione di prodotti sempre più efficienti ed innovativi. Nel settore del comfort termico, ad esempio, parliamo della diffusione degli scaldacqua a pompa di calore (HPWH), che hanno la capacità di convertire il calore direttamente dall’aria circostante per fornire acqua calda nel modo più efficiente possibile, minimizzando i consumi elettrici (per capire, un HPWH in funzionamento assorbe 350 W max, cioè quanto 3-4 lampadine…)

► o Efficienza di sistema («system efficiency»): cioè la progressiva trasformazione in senso innovativo e digitale dei prodotti, anche esistenti, quali gli scaldacqua elettrici ad accumulo, che sono in grado di immagazzinare energia termica sotto forma di acqua calda partendo da fonti di energia rinnovabili quali sole e vento.

Sul primo tema, è importante sottolineare come l’Europa sia senza dubbio all’avanguardia con la legislazione di prodotto, avendo introdotto ormai da quasi un decennio delle regole armonizzate per l’immissione in commercio di prodotti che devono rispettare degli specifici requisiti di efficienza energetica (il c.d. ErP). Per quel che consta la tipologia di prodotti commercializzata da Ariston (gli scaldacqua e i sistemi per il riscaldamento), dal luglio di quest’anno è in discussione una nuova bozza di regolamento che stringerà ulteriormente le maglie, favorendo maggiormente i prodotti rinnovabili e che vantano efficienze maggiori.

Sul secondo tema, è importante sottolineare come siamo in un ambito ancora tutto da esplorare e da definire – e proprio per questo molto entusiasmante. Con la progressiva elettrificazione e digitalizzazione dei consumi energetici si sta aprendo la porta a concetti ancora di frontiera quali i prosumer – consumatori che diventano produttori di energia -, comunità energetiche – anche rinnovabili – e sistemi di gestione intelligente dei consumi (l’home energy management) e molto altro.

Uno studio dell’ENEA del 2018 ha mostrato come la sostituzione dell’intero parco italiano di scaldacqua elettrici ad accumulo attraverso prodotti intelligenti e connessi potrebbe portare ad una riduzione delle emissioni di CO2 associata al loro utilizzo pari al 15% del totale, favorendo l’integrazione delle rinnovabili intermittenti e lo spegnimento delle centrali a carbone e olio in sicurezza per la rete elettrica nazionale. Tutto questo, peraltro, tramite prodotti che costano poche centinaia di euro a fronte delle migliaia di euro di altre soluzioni per la flessibilità (p.es. uso delle batterie sia stazionarie che dei veicoli elettrici). Purtroppo ad oggi mancano le norme abilitanti che permettano a questi prodotti di esprimere appieno il proprio potenziale. Ad esempio manca una definizione specifica di accumulo termico e di come questo possa interagire con il mercato elettrico e le reti di trasmissione e, soprattutto, di distribuzione. Mancano le regole che permettano a queste risorse distribuite di partecipare ai mercati elettrici, come ad esempio ai progetti pilota lanciati negli ultimi anni da Terna o il mercato della capacità, che oggi è fortemente sbilanciato verso gli impianti tradizionali a gas e non permette una partecipazione reale e attiva della domanda. Infine, ci preme sottolineare come quanto richiesto da Ariston sia pienamente in linea con il pensiero della stessa Commissione europea che, nel settembre di quest’anno, ha pubblicato le proprie raccomandazioni agli Stati membri in merito all’applicazione del cosiddetto principio «efficienza energetica al primo posto» («Energy Efficiency First principle»). Ebbene fra le raccomandazioni si legge o l’invito a «trattare l’efficienza energetica al primo posto come un principio generale da applicare in un contesto politico più ampio, piuttosto che un obiettivo finale destinato a ridurre il consumo di energia», o «Le risorse e la flessibilità della domanda devono essere prese in considerazione nel contesto delle soluzioni di efficienza energetica da una prospettiva di efficienza del sistema».

◙ Daniel Danielov Neshev (Whirlpool)

L’etichetta energetica è fondamentale per la scelta del prodotto da acquistare. Si stima che, ad oggi, l’85% di consumatori europei riconosce ed usa l’etichetta energetica quando deve acquistare un nuovo elettrodomestico.

Vista l’importanza di raggiungere classi energetiche sempre più basse, i produttori sono arrivati alle «super dichiarazioni», come ad esempio A+++-30%. La lettura era diventata più complessa per il consumatore finale. L’Unione Europea ha quindi deciso di costruire una nuova classifica, con scala dalla A alla G e con metodologie di misurazione più facili e comprensibili agli utenti finali. Questa che oggi in gergo chiamiamo la «nuova etichetta energetica».

Quali sono le tecnologie che possono rendere un prodotto più efficienti in termini di consumo elettrico e di acqua?Nel caso delle lavatrici dobbiamo innanzitutto parlare dello sviluppo di nuove tecnologie nel mondo dei motori, ed in particolare dei motori «brushless». Questi sono motori aventi il rotore a magneti permanenti. A differenza dei motori a spazzole, non hanno bisogno di contatti elettrici striscianti (le “spazzole”) sull’albero del rotore per funzionare – arrivando ad una migliore efficienza energetica. In secondo luogo abbiamo i sensori – come il famoso Sesto Senso di Whirlpool – che capiscono quanti indumenti sono stati inseriti nella lavatrice e, grazie ad algoritmi intelligenti, permettono alla lavatrice di ridurre la quantità di acqua e di energia senza compromettere la qualità del risultato finale. Infine abbiamo i sistemi di ricircolo ed iniezione per cui è famoso il nostro brand Hotpoint, come ActiveCare e GentlePower. Queste tecnologie permettono di miscelare acqua e detergente in una vasca separata, raggiungendo alti livelli di pulizia a più basse temperature e quindi con meno energia necessaria. I sistemi di ricircolo permettono di utilizzare meno acqua e immetterla nuovamente nel cestello: in questo modo si evita di riscaldarne in eccesso portando quindi un risparmio energetico. Il risparmio di risorse con queste tecnologie non è banale. I nostri prodotti dotati di sensori e sistemi di ricircolo sono in grado di risparmiare circa la metà di energia e acqua, rispetto a prodotti che non sono equipaggiati con le stesse tecnologie. Anche il consumatore ha un enorme impatto sul risparmio energetico che si attiva tramite un comportamento attivo fatto di scelte consapevoli. Una di queste, ad esempio, è la scelta di cicli ecologici, più lunghi del normale ma più efficienti – se guardiamo il profilo di consumo energetico totale del ciclo di lavaggio.

Qui purtroppo c’è la nota ahimè ironica e dolente del mondo del lavaggio. Ricerche di mercato ci indicano che i consumatori, vedendo su certi cicli tempi di lavaggio più lunghi, sono portati a pensare che abbiano un consumo energetico maggiore. Credendo di fare una scelta ecologica favoriscono quindi cicli brevi, che invece sono meno efficienti.

Per finire un breve cenno su un lato della sostenibilità che spesso viene messo in secondo piano, ma che mi preme invece sottolineare. Vorrei parlare infatti dell’inquinamento sonoro. Viviamo in una società che è per definizione rumorosa, dove abbiamo pochissimi momenti di puro silenzio, in cui poterci rilassare, oppure pensare senza essere disturbati. Vorrei citare i risultati di alcuni studi per far capire quanto il silenzio sia importante:

● il rumore aumenta la perdita di memoria e la propensione a commettere errori, mentre diminuisce le capacità cognitive essenziali;

● il silenzio stimola la formazione di nuove cellule cerebrali e la connettività tra loro;

● come fonte di stress cronico, il rumore riduce la salute fisica aumentando la probabilità di malattie cardiache, morbo di Alzheimer e altri disturbi legati allo stress.

Le aziende che producono elettrodomestici quindi stanno innovando anche in questo campo, portando sul mercato prodotti sempre più silenziosi che possano aiutarci nel quotidiano ma senza disturbarci. In questo caso tecnologie come motori silenziosi e pannelli insonorizzanti ci aiutano a sviluppare, ad esempio, lavatrici che mantengono rumorosità talmente basse da poter essere utilizzate anche di notte.

La diretta delle quattro sessioni dell’evento è stata trasmessa sul canale YouTube degli Amici della Terra:

1° Priorità per la transizione: https://youtu.be/MM9T_ToPL7M

2° Costi sociali, ambientali ed economici della transizione: https://youtu.be/kXLEE-DQlyw

3° Per una elettrificazione utile e razionale: https://youtu.be/B8WAEBuduh0

4° Il ruolo dell’Italia per il Global Methane Pledge: https://youtu.be/-d8nu_IUrOs

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