PROTECTAweb

Plastiche negli oceani: un fenomeno ancora in alto mare…

Aumenta la presenza dei rifiuti plastici in aree estreme mentre è stabile sulle coste più antropizzate, e questo a fronte di previsioni che ne indicano un incremento complessivo. Una review internazionale, a cui ha partecipato l’Istituto di Scienze Polari del Cnr, spinge ad approfondire gli studi sulla loro provenienza e sul loro spostamento per dare risposte adeguate al fenomeno

Intorno alla questione «plastica in mare», nonostante se ne discuta da tempo, gli studi confermano la mancanza di dati certi su cui partire per trovare soluzioni incisive. Assodato che la quantità di plastica riversata ogni anno in mare rimane una grande questione ambientale dai numeri allarmanti, risulta ancora difficile valutare le tendenze effettive del loro flusso, poiché non ci sono stime affidabili né per la quantità sedimentata nel fondo marino, né per l’input di microplastiche che avviene attraverso la deposizione atmosferica. La difficoltà nasce anche dal fatto che le fonti di provenienza sono troppo numerose e ancora non del tutto definite. È necessario, in sintesi, approfondire i fenomeni di provenienza, degrado e spostamento.

Una review di un team internazionale a cui ha partecipato l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) pubblicata su Microplastics and Nanoplastics mette ora in luce le tendenze a livello globale di questi rifiuti.

Maurizio Azzaro, Responsabile della sede Cnr-Isp di Messina e coautore dell’articolo illustra la situazione: “In mare le plastiche galleggianti si frammentano gradualmente in particelle più piccole. Particolarmente preoccupanti sono le microplastiche, particelle di dimensione tra 1 micron e 5 millimetri, il cui impatto sull’ecosistema marino è ancora oggetto di ricerca a uno stadio iniziale”. La situazione diviene più complessa e preoccupante in quanto, continua Azzaro: “È comunque confermato da diversi studi scientifici il passaggio nella rete alimentare delle microplastiche, ritenute una delle sei emergenze mondiali dell’ambiente, con forti ripercussioni sulla salute umana”.

L’origine «impensabile» delle microplastiche

L’attività antropica è produttrice, spesso inconsapevole, di microplastiche: “Basti considerare – spiega ancora Azzaro che ogni volta che laviamo un pile o qualunque indumento contenente fibre sintetiche, queste vengono veicolate dagli scarichi nell’ambiente marino. Questa azione che a noi risulta naturale provoca enormi danni all’ambiente, ancor più se commessa in ambienti estremi dove sono ubicate le basi scientifiche polari”.

Secondo lo studio si starebbe verificando una sorta di «migrazione» di questi inquinanti. Mentre, infatti, nelle zone costiere la quantità di rifiuti plastici è rimasta costante negli ultimi anni, fino al 2019, in aree remote se ne osserva un aumento. “Questo potrebbe essere interpretato come un trasferimento a lungo termine di rifiuti, dalle aree urbanizzate colpite più direttamente alle regioni in cui l’attività antropica è estremamente ridotta o assente” afferma ancora il ricercatore del Cnr-Isp. “Tuttavia, mentre la quantità totale globale di rifiuti di plastica è prevista dai modelli in aumento, la situazione apparentemente stazionaria delle quantità nei sistemi costieri pone una sfida alla nostra capacità previsionale. Le domande sul destino dei rifiuti plastici, su come si degradano e si spostano in mare non hanno avuto una risposta completa e nel prossimo decennio, dedicato dalle Nazioni Unite alle scienze oceaniche, questa dovrebbe essere sicuramente una priorità”.

[ Roberta Di Giuli ]

 

Istituto di Scienze Polari

Con sedi a Venezia (Glaciologia, paleoclima, contaminazione ambientale), Bologna (Geologia Marina, Paleocanografia, chimica e fisica dell’atmosfera), Messina (Biologia Polare) e Roma (Chimica e fisica dell’atmosfera, coordinamentoArtico), ha come mission di contribuire ad accrescere la qualità della ricerca scientifica e tecnologica italiana nelle regioni polari fornendo un contributo alle conoscenze sui cambiamenti globali a sostegno delle politiche ambientali italiane ed europee e sviluppando nuove tecnologie e metodologie di indagine.

Exit mobile version