Aumenta la presenza dei rifiuti plastici in aree estreme mentre è stabile sulle coste più antropizzate, e questo a fronte di previsioni che ne indicano un incremento complessivo. Una review internazionale, a cui ha partecipato l’Istituto di Scienze Polari del Cnr, spinge ad approfondire gli studi sulla loro provenienza e sul loro spostamento per dare risposte adeguate al fenomeno
Intorno alla questione «plastica in mare», nonostante se ne discuta da tempo, gli studi confermano la mancanza di dati certi su cui partire per trovare soluzioni incisive. Assodato che la quantità di plastica riversata ogni anno in mare rimane una grande questione ambientale dai numeri allarmanti, risulta ancora difficile valutare le tendenze effettive del loro flusso, poiché non ci sono stime affidabili né per la quantità sedimentata nel fondo marino, né per l’input di microplastiche che avviene attraverso la deposizione atmosferica. La difficoltà nasce anche dal fatto che le fonti di provenienza sono troppo numerose e ancora non del tutto definite. È necessario, in sintesi, approfondire i fenomeni di provenienza, degrado e spostamento.
Una review di un team internazionale a cui ha partecipato l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp) pubblicata su Microplastics and Nanoplastics mette ora in luce le tendenze a livello globale di questi rifiuti.
L’origine «impensabile» delle microplastiche
L’attività antropica è produttrice, spesso inconsapevole, di microplastiche: “Basti considerare – spiega ancora Azzaro – che ogni volta che laviamo un pile o qualunque indumento contenente fibre sintetiche, queste vengono veicolate dagli scarichi nell’ambiente marino. Questa azione che a noi risulta naturale provoca enormi danni all’ambiente, ancor più se commessa in ambienti estremi dove sono ubicate le basi scientifiche polari”.
[ Roberta Di Giuli ]
Istituto di Scienze Polari
Con sedi a Venezia (Glaciologia, paleoclima, contaminazione ambientale), Bologna (Geologia Marina, Paleocanografia, chimica e fisica dell’atmosfera), Messina (Biologia Polare) e Roma (Chimica e fisica dell’atmosfera, coordinamentoArtico), ha come mission di contribuire ad accrescere la qualità della ricerca scientifica e tecnologica italiana nelle regioni polari fornendo un contributo alle conoscenze sui cambiamenti globali a sostegno delle politiche ambientali italiane ed europee e sviluppando nuove tecnologie e metodologie di indagine.
