Tony Colomba • Con «Roma Capitale Investments Foundation», la Capitale lancia un nuovo approccio sistemico per l’innovazione nell’ambiente, nell’energia e nei trasporti. Presto un convegno per illustrare la logica della redditività e della partnership, senza pesare sulle casse pubbliche, per lo sviluppo delle «Smart Cities»
Auguri natalizi a parte, la visita ufficiale nei nuovi uffici di Piazza del Popolo del Sindaco di Roma Gianni Alemanno ha rappresentato, per «Roma Capitale Investments Foundation», l’avvio definitivo delle attività di questa nuova struttura, ideata e sviluppata negli ultimi due anni. La Fondazione rappresenta un approccio del tutto inedito e innovativo nel panorama industriale e amministrativo: basata sull’incontro tra l’amministrazione pubblica e il settore privato, ha tutte le carte in regola per assumere un ruolo di primo piano negli equilibri dei prossimi anni.
La struttura è stata costituita formalmente in Campidoglio lo scorso 26 luglio, al termine di un lungo, complesso iter burocratico e preparatorio portato avanti dal suo Presidente, Giorgio Heller. Oggi, la nuova sede dà un «indirizzo» preciso alle future attività.
Progetti innovativi e «sostenibili» per numerosi settori
Ma che cos’è, nello specifico, «Roma Capitale Investments Foundation»? E quali compiti si prefigge?
Lo scopo sociale della Fondazione (www.romacif.com) racchiude, nella sua definizione, una semplicità di intenti… realmente ambiziosi: individuare ed elaborare quei progetti innovativi che, nati espressamente per la città di Roma, possano svilupparsi attraverso processi e iniziative tali da potere, in seguito, essere replicabili nel mondo. Il tutto, senza pesare sulle casse pubbliche – né su quelle di Roma, o su quelle statali, desolatamente e notoriamente vuote – bensì con il coinvolgimento, da un lato, di industrie e operatori privati che forniranno il know-how e le tecnologie più avanzate e, dall’altro, il supporto economico di quegli investitori nazionali ed esteri.
Gli investitori, si sa, sono come le banche: tirano fuori i soldi solo se sanno che li potranno riavere indietro, e in un certo arco di tempo, con il giusto margine di guadagno. Ciò significa che i progetti sviluppati e proposti dalla Fondazione, e dai propri partner, oltre a essere convincenti sotto il profilo tecnico e funzionale, dovranno dimostrare la loro solidità sotto quello finanziario: regola che vale per tutte le aree in cui la Fondazione opera, senza eccezioni.
Le premesse per fare tutto e molto di più, ci sono ma, come già sootlineato, non basta che un’idea progettuale sia valida e «innovativa» (ovvero, sviluppata con l’impiego delle tecnologie più avanzate oggi disponibili). Deve essere «sostenibile» con i numeri ed entrare in risonanza con i rigidi parametri degli analisti finanziari. Deve conquistare la fiducia degli economisti, dimostrando la sua tenuta nel tempo, e di essere in grado di produrre reddito nel medio e nel lungo periodo. In altre parole, deve «camminare con le proprie gambe» e potersi sovvenzionare da sola, creando un utile a favore di chi avrà voluto investire per realizzarla, e un beneficio diretto per l’Amministrazione, ma senza pesare sui contribuenti. Di tutto questo, e molto altro, si discuterà nel convegno sulle «Smart Cities», organizzato dalla Fondazione a fine gennaio, presso la nuova sede dell’ASI a Tor Vergata.
Le nuove vie da percorrere
Tony Colomba
