Secondo Greenitaly, lo studio firmato Symbola e Unioncamere, la green economy contribuisce in modo significativo a rilanciare la competitività del made in Italy. Vi puntano 372mila imprese, ossia il 24,5% del totale. 102 i miliardi di € di valore aggiunto, pari al 10,3%, e quasi 3 milioni i posti di lavoro offerti
•• Il “dovremmo fare” è divenuto “stiamo facendo”. Lo dicono i dati di GreenItaly 2015 che raccontano un’Italia che sta percorrendo con decisione la strada che conduce alla green economy: 372.000 aziende italiane (ossia il 24,5% del totale, praticamente un quarto) dell’industria e dei servizi, dal 2008 hanno investito, o lo faranno quest’anno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Una tendenza che abbraccia tutti i settori della nostra economia – da quelli più tradizionali a quelli high tech, dall’agroalimentare all’edilizia, dalla manifattura alla chimica, dall’energia ai rifiuti – e che sale fino al 32% nel manifatturiero.
Il sesto rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere dunque, promosso in collaborazione con il Conai, fa tirare un sospiro di sollievo ai «preoccupati ambientali» mostrando come il fattore «green» sia diventando nodo strategico per la crescita del made in Italy. Così recita il rapporto: alla nostra green economy si devono 102,497 miliardi di valore aggiunto – pari al 10,3% dell’economia nazionale – e 2milioni 942mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze «verdi». Praticamente, il 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale, percentuale tra l’altro destinata a salire ancora entro dicembre. Dalla green Italy infatti arriveranno quest’anno 294.200 assunzioni legate a competenze green: ben il 59% della domanda di lavoro. E che la green economy è un paradigma produttivo sempre più forte e diffuso nel Paese, lo dimostrerebbe anche l’esercito di imprese che si è messo in marcia verso questo «bucolico» obiettivo: il 36% in più rispetto al 2014. Solo quest’anno, incoraggiate dai primi segnali della ripresa, 120mila imprese hanno infatti investito green, o intendono farlo entro dicembre. E in termini di risultati, nei bilanci, nell’occupazione e nelle performance ambientali del Paese, l’Italia può vantarsi leader europeo in alcuni campi dello sviluppo sostenibile.
“L’evoluzione ecosostenibile di una buona parte del nostro sistema produttivo è stata funzionale alla crescita della qualità delle nostre produzioni e della loro capacità competitiva”, ha invece evidenziato il Presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. “È importante fare emergere con queste analisi l’Italia dell’innovazione che scommette sul futuro. Continuare a far crescere questo volto «verde» della nostra economia vuol dire anche adoperarsi per creare un contesto più innovativo e competitivo. Le Camere di commercio sono già coinvolte su questo fronte e intendono moltiplicare il proprio impegno. Nella convinzione che, oggi, la scelta della sostenibilità non sia rinviabile”.
Risultati brillanti in export e innovazione
Ed ecco i «virtuosismi» delle nostre aziende green: le distingue un dinamismo sui mercati esteri nettamente superiore al resto del sistema produttivo italiano. Qualche dato: esportano nel 18,9% dei casi, a fronte del 10,7% di quelle che non investono nel verde. Nella manifattura, il 43,4% contro il 25,5%. E sono più presenti nei mercati extra-europei. Ancora, le imprese green innovano di più delle altre: il 21,9% ha sviluppato nuovi prodotti o servizi, contro il 9,9% delle non investitrici. Spinto da export e innovazione, il fatturato è aumentato, fra 2013 e 2014, nel 19,6% delle imprese che investono green, contro il 13,4% delle altre. Percentuali che nel manifatturiero salgono al 27,4% contro il 19,9%.
E la sostenibilità diviene guida strategica anche nel capitolo «creare lavoro», e questo sia tra le imprese eco-investitrici che tra le altre. Il 14,9% delle assunzioni previste per il 2015 (74.700 posti di lavoro) riguarda green jobs, soglia cresciuta di 4 punti percentuali rispetto al 2009. Nell’area aziendale della progettazione e della ricerca e sviluppo si arriva al 67%, con i green jobs che diventano i veri protagonisti dell’innovazione. Interessante anche il dato sulla richiesta di figure professionali con competenze green: le assunzioni tra gli «esperti del verde» sono 219.500, per un totale di 294.200 lavoratori «green», pari al 59% della domanda di lavoro. Ed anche le retroguardie delle nostre piccole e medie imprese portano il loro importante contributo e primeggiano a livello europeo sul fronte della «riconversione verde» dell’occupazione: dalla fine del 2014, il 51% delle Pmi italiane ha almeno un green job, più che nel Regno Unito (37%), Francia (32%) e Germania (29%).
Italia da primato nel settore energia e riciclo dei rifiuti
Grazie alle sue sviluppate «velleità da efficienza» l’Italia vanta importanti primati sul fronte dell’ambiente a livello europeo. A parità di valore prodotto le nostre aziende utilizzano meno materie prime ed energia e producono meno rifiuti ed emissioni. Eurostat certifica che le imprese italiane, con 337 kg di materia prima ogni milione di euro prodotto, non solo fanno molto meglio della media Ue (497 kg), ma si piazzano seconde tra quelle delle grandi economie comunitarie dopo le britanniche (293 kg), davanti a Francia (369), Spagna (373) e ben avanti alla Germania (461).
Voce grossa in lingua italiana anche nel capitolo dell’energia utilizzata. Siamo infatti secondi, alle spalle del Regno Unito. Dalle 17 tonnellate di petrolio equivalente per milione di euro del 2008 siamo passati a 15: la Gran Bretagna ne brucia 12, la Francia 16, Spagna e Germania 18. Promossa a pieni voti l’Italia anche nel comparto che riguarda la riduzione dei rifiuti, dimostrando performance da primato con le sue 39 tonnellate per ogni milione di euro prodotto (5 in meno del 2008) siamo i più efficienti in Europa, di nuovo molto meglio della Germania (65 t). E in merito alla riduzione delle emissioni in atmosfera diamo il buon esempio posizionandoci al secondo posto tra le cinque grandi economie comunitarie (113 tonnellate CO2, ultimi dati disponibili 2012), dietro solo alla Francia (91 t, in questo caso favorita dal nucleare) e, ancora una volta, davanti alla Germania. Saliamo invece sul gradino più alto del podio nel riciclo industriale: a fronte di un avvio a recupero industriale di oltre 163 milioni di tonnellate di rifiuti riciclabili su scala europea, nel nostro Paese sono stati recuperati 25 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 23). Riciclaggio nei cicli produttivi che ci ha permesso di risparmiare energia primaria per oltre 15 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio ed emissioni per circa 55 milioni di tonnellate di CO2. L’Italia è inoltre tra le principali economie europee, seconda solo alla Germania, in termini di percentuale di riciclo e di recupero di rifiuti di imballaggio, facendo meglio di Spagna, Francia e Regno Unito.
La geografia degli eco-investimenti
La cartina delle performance ambientali mostra un’Italia molto indaffarata praticamente lungo tutto il territorio, anche se le eccellenze le troviamo piuttosto al Nord del Paese, dove spicca la Lombardia che guida la classifica regionale per numero delle imprese green, con quasi 71.000 casi che rappresentano poco meno di un quinto del totale. Seguono a distanza Veneto e Lazio, che si attestano sulle quote di 34.770 e 31.010 imprese green, poi Emilia Romagna e Campania, rispettivamente con 30.710 e 27.920 realtà che hanno investito per migliorare le loro performance ambientali. E quindi troviamo Piemonte con 27.330 imprese green, Toscana attestata sulla soglia di 26.770, poi Puglia con 23.300 casi, Sicilia 22.520 e ancora Marche 10.800.
I green jobs
La diffusione geografica della domanda di green jobs segue ovviamente quella delle imprese green confermandone la concentrazione nel Nord-Ovest, dove le assunzioni previste per il 2015 arrivano a sfiorare le 26.000 unità, di cui ben 19mila solo in Lombardia. Buone prospettive per le assunzioni dal mondo della green economy anche nel Nord-Est, dove le assunzioni di green jobs programmate entro l’anno sono quasi 16mila, grazie soprattutto alla presenza del Veneto, dove se ne contano 6.210 unità. La macroripartizione Sud e Isole conta su un numero di assunzioni di green jobs previste nel 2015 di 17.600 unità, mentre il Centro si attesta a 15.170, 9.410 delle quali nel Lazio (regione in seconda posizione dietro la Lombardia nella graduatoria per numerosità assoluta di assunzioni di green jobs). Tra le regioni più virtuose su questo fronte citiamo anche l’Emilia Romagna (6.390), il Veneto (6.210) e la Campania (5.030). Scendendo nel dettaglio provinciale, troviamo sul podio, con il più elevato numero di assunzioni di green jobs programmate per quest’anno, la provincia di Milano (11.450 unità), cui seguono la provincia Roma (8.060), Torino (3.110) e Napoli (2.860).
Ma quali sono i green jobs più richiesti? Spiccano l’installatore di impianti termici a basso impatto, l’ingegnere energetico, il tecnico meccatronico, l’ecobrand manager, l’esperto di acquisti verdi, l’esperto in demolizione per il recupero dei materiali, l’esperto del restauro urbano storico, il serramentista sostenibile, l’esperto nella commercializzazione dei prodotti di riciclo, il programmatore delle risorse agroforestali, l’esperto in pedologia – la scienza che studia il suolo, la genesi, sua composizione, le variazioni, soprattutto a fini agricoli -, l’ingegnere ambientale, lo statistico ambientale e il risk manager.
Così, l’Italia che si affannava a risalire, ha saputo afferrare il treno più difficile da raggiungere, quello che comportava una certa propensione ad innovare e la capacità di competere nel mondo. Lo stesso, però, che conduce verso nuovi stili di vita, più attenti all’ambiente, e che impone una nuova economia su cui puntare. Proprio con questo treno l’Italia raggiungerà puntuale la Conferenza Onu sul Clima di Parigi. E avrà molto da dire, nel dire la sua.