Nel Meeting di primavera 2014 dal titolo «Imprese e lavori per una green economy» della Fondazione Sviluppo Sostenibile, strumenti per un nuovo sviluppo europeo. All’appello: fisco verde, eurobond per l’eco-innovazione, liquidità
•• Se vogliamo che si realizzino le previsioni delineate da uno studio dell’Unep insieme all’Organizzazione internazionale del Lavoro, ossia che nei prossimi venti anni l’economia verde riesca a generare dai 15 ai 60 milioni di posti di lavoro a livello globale e, in Italia, secondo una stima compiuta dalla Guida ai green jobs, oltre 1.400.000 posti di lavoro verde con picchi nelle risorse agroforestali (400.000) e nelle energie rinnovabili (150.000), oggi non possiamo sbagliare!
Così, in nome di un nuovo progetto per lo sviluppo sostenibile per l’Europa, dobbiamo saper interpretare i nuovi bisogni, cogliere i deboli segnali di ripresa in atto e puntare su misure incisive e innovative, a cominciare dalla revisione del fiscal compact su strumenti finanziari idonei e su una fiscalità ecologica a livello europeo. Gli strumenti per dare vita a questo grande progetto di sviluppo europeo sono l’alleggerimento del peso debito pubblico tenendo bassi i tassi di interesse; l’aumento della liquidità per i nuovi investimenti con un ruolo più attivo della BCE come banca centrale: la possibilità di utilizzare gli eurobond per finanziare gli investimenti per l’eco-innovazione senza pesare sul debito pubblico e una riforma fiscale ecologica europea che riduca il prelievo su lavoro e imprese, aumentandolo su inquinamento e consumo di risorse, così da rilanciare uno sviluppo pulito a maggiore occupazione.
L’economia verde più forte dell’economia tradizionale
A mettere in chiaro questi punti fermi è stato il Meeting di primavera 2014, l’appuntamento annuale della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, dal titolo: «Imprese e lavori per una green economy», lo stesso tema che verrà affrontato, a novembre, nel corso degli Stati generali della green economy.
“Le imprese green e i greenjob – ha sottolineato il Presidente della Fondazione Edo Ronchi – stanno facendo i conti con la crisi, anche se alcuni indicatori ci dicono che l’economia verde ha resistito meglio dell’economia tradizionale. Ma le politiche europee durante questa crisi sono state largamente carenti e stanno alimentando sfiducia e euroscetticismo. Il mondo della green economy dovrebbe chiedere la revisione del fiscal compact, perché far prevalere tetti e vincoli provoca riduzione della ricchezza e di conseguenza delle entrate fiscali, aumento della spesa sociale e conseguente aumento del debito pubblico”.
La fotografia scattata allo stato attuale della green economy mostra situazioni inaspettatamente positive e qualche regresso: la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è passata da 58.164 GWh del 2008 a 108.500 GWh del 2013 (il fotovoltaico è passato da 193 a 22.400 GWh), ma sono calati gli investimenti passati da 23,66 miliardi del 2011 a 4,5 del 2013. I risparmi energetici fatti grazie alla detrazione del 55% tra il 2007 e il 2012 sono stati di 8.899 GWh, ma tra il 2010 e il 2012 sono diminuiti del 55%.
Il valore economico dei prodotti biologici acquistati in Italia continua a crescere dal 2008 anche se dal 2010 la crescita è rallentata. Tra il 2008 e il 2012 diminuiscono i passeggeri e le merci trasportate, ma aumentano i passeggeri del trasporto pubblico locale. In calo le registrazioni Emas, da 248 del 2008 a 75 nel 2013. In calo, tra il 2008 e il 2012 la produzione di rifiuti e in aumento la raccolta differenziata (da 9.933 kt a 11.965) e la percentuale di imballaggi inviati al riciclo (dal 60% al 67%). Crollano gli stanziamenti dello Stato per l’ambiente da 1.832 milioni del 2008 a 828 del 2012 fino a 605 milioni nelle previsioni di competenza del 2014.
Una situazione di chiaro-scuri, ma se paragoniamo i dati della green economy con gli indicatori economici generali dell’ultimo quinquennio, la situazione dell’economia verde ci appare subito più…«chiara»: -16% i prestiti bancari tra il 2007 e il 2013; -24% la produzione industriale fra il 2008 e il 2013: raddoppio della disoccupazione giovanile tra il 2007 e il 2013 dal 20,6% al 40%.
