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Reti di impresa, per superare rigidità e inefficienze

Reti di impresa, innovazione PMI

Roberto Mostarda • Un Paese, il nostro, che registra un aumento significativo nella formazione di quello che rappresenta uno strumento di crescita, per dare forza, ed occasioni, all’impegno degli imprenditori della pmi

Fare sistema. Moloch incompiuta del sistema economico, produttivo e dei servizi nel nostro Paese. Da decenni, da quando si parla di programmazione economica si discetta di sistema, di reti che devono facilitare, sostenere, rafforzare l’impegno degli imprenditori singoli e associati, vera forza del modello Italia, quello fatto di piccola e media impresa. Un modello che la crisi internazionale e le carenze strutturali ed esponenziali proprie dell’Italia, hanno messo a dura prova.

Forse proprio da questo territorio martoriato e in difficoltà, però, sembra arrivare la volontà di riscossa, di sperare una volta per tutte i limiti, le arretratezze, le rigidità di uno stato centralizzatore anche nelle sue autonomie, incapace di semplificare la vita a chi deve creare impresa, produrre lavoro, sostenere e sorreggere lo sviluppo nazionale.

È quanto sembrano dire i dati relativi alle «reti di impresa», nome misterioso ma sempre meno incomprensibile in un paese che vuole tornare a dare il meglio di sé.

I numeri della crescita

I dati che fotografano la situazione sono quelli diffusi dall’Osservatorio di Intesa Sanpaolo-Mediocredito Italiano. Sono dati che mostrano un chiarissimo trend di crescita. Momento di svolta la metà dello scorso anno quando sono state formate 389 reti, in pratica quasi il 60% in più del 2012. Nel complesso il numero di nuove reti tra piccole  e medie imprese è arrivato a quota 1.353. Se guardiamo ai dati dal 2009, anno nel quale la legge istitutiva delle reti prese corpo, il numero raggiunto nel settore è 6.435 aziende che hanno scelto di fare gioco di squadra per razionalizzare e contenere i costi, sviluppare e tutto questo senza rinunciare alla propria caratteristica e dimensione.

Il trend ha interessato pressoché tutto il territorio nazionale ma si è concentrato in particolare in Lombardia, Abruzzo, Emilia Romagna e Lazio. In queste regioni sono ben 1.048 le nuove reti operative. La Lombardia è peraltro in prima linea con un terzo dei contratti di rete (439) che coinvolgono 1.564 aziende. Seconda area in crescita, l’Emilia-Romagna, con 286 alleanze che riuniscono 907 PMI. Vengono poi l’Abruzzo con 141 aggregazioni, e la Toscana.

La suddivisione per dimensioni vede il 52% composto da imprese piccolissime, il 31% quelle di piccole dimensioni. Se poi parliamo di settori oltre il 44% è nei servizi, il 32% nell’industria, soprattutto metalmeccanica. Ma un po’ tutti i settori stanno attivandosi. Così il 4,8% riguarda le PMI della moda, vengono poi costruzioni e immobiliare. Un posto rilevante anche per l’industria agroalimentare con un buon 8,9% del totale.

Dunque una crescita decisa, esponenziale, incoraggiante anche se, a livello macro il rapporto tra imprese e contratti di rete è di un piccolo 0,15%. Lo studio citato sottolinea che questa difficoltà di diffusione – malgrado i dati in evoluzione – è dovuta soprattutto alla scarsa conoscenza dello strumento e delle sue potenzialità, fatto apposta per dare forza e consistenza a chi oggettivamente ne è carente.

La rete come opportunità

Nei giorni scorsi, a Bologna si è svolto il secondo Meeting nazionale di Assoretipmi, associazione nazionale indipendente di Imprenditori, Reti di Imprese, Professionisti, Manager di Rete e tutte le persone interessate allo sviluppo dell’aggregazione, nata attraverso i social network dedicati all’impresa, che conta attualmente 800 associati (erano 240 nel 2012), con oltre 16mila membri.

In occasione dell’incontro, il Presidente di Assoretipmi, Eugenio Ferrari, ha sottolineato che costruire una rete “vuol dire dare alle imprese soprattutto piccole, aiuti per trovare sinergie e raggiungere un obiettivo comune. La rete diventa un modello organizzativo per far si che imprese piccole intravedano possibilità nuove soprattutto nei confronti della globalizzazione. Il grande obiettivo è internazionalizzare le piccole imprese, soprattutto di eccellenza che da sole non avrebbero mai la forza di competere all’estero”.

Le modalità di costituzione di una rete sono ampie e varie”, ha osservato ancora Ferrari. La rete nasce sempre da un’intuizione tra imprenditori che viene estesa poi ad altri operatori dello stesso o di settori vicini e interdipendenti. La rete, però, deve nascere per rafforzare la capacità operativa, innovativa e competitiva delle imprese associate. È in sostanza una strategia organizzativa pianificata nel tempo, un contratto che unisce e che deve darsi obiettivi almeno di medio periodo, anche se esistono associazioni che nascono per uno scopo e a tempo determinato. Ma non possono essere considerate reti.

Roberto Mostarda
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