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Una Giornata Mondiale per celebrare le tartarughe

Il 23 maggio si festeggia la Giornata mondiale delle Tartarughe al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica nel salvaguardare questi antichi rettili ed il loro habitat naturale in tutto il mondo

Le tartarughe esistono da 200 anni ma numerosi fattori stanno comportando la loro estinzione. Ad esempio, il mercato dei souvenir e delle collezioni o la stessa industria alimentare insieme all’inquinamento stanno minacciando numerose specie ed il loro habitat naturale con il rischio che tra non molti anni le tartarughe potrebbero scomparire del tutto.

Il 23 maggio si celebra quindi la «Giornata Mondiale delle Tartarughe» per portare all’attenzione mondiale lo stato di inquinamento delle nostre acque da parte delle «sentinelle» del mare! Il World Turtle Day è stato istituito al fine di far conoscere e di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla fragilità di queste creature che proprio durante i mesi di maggio e di agosto arrivano sulle nostre coste per deporre le loro uova.

Il nostro Pianeta ospita sette specie di tartarughe, tre di queste si trovano anche nel Mediterraneo e sono la tartaruga comune denominata Caretta caretta, la tartaruga verde denominata Chelonia mydas e la tartaruga liuto denominata Dermochelys coriacea.

In Italia sono presenti tre specie di testuggini terrestri (genere Testudo). Tutte e tre le specie sono tutelate dalla normativa CITES, che regola il commercio internazionale di specie in pericolo di estinzione.

L’esistenza delle tartarughe marine viene costantemente minacciata dalle azioni dell’uomo che frequenta spesso i luoghi dove la specie depone le uova provocandone anche danni fisici. Una delle principali manacce per le testuggini, infatti, è la perdita di habitat causata anche da un’agricoltura intensiva che si espande, dagli incendi e dalla crescente urbanizzazione lungo le coste.

Le spiagge, inoltre, stanno perdendo sempre più la loro naturalità ed i mezzi utilizzati per la pesca causano spesso l’intrappolamento delle piccole tartarughe. Non si può, altresì, dimenticare i danni provocati alla specie dai rifiuti della plastica che giungono sulle rive dei corsi d’acqua.

Da alcuni studi sull’inquinamento effettuati dal Centro Recupero animali marini del Parco Nazionale dell’Asinara è emerso che il 70% degli esemplari in difficoltà e ospedalizzati presenta una costipazione intestinale per aver ingerito materiale plastico e porzioni di reti e lenze da pesca presenti nel mare.

Obiettivo di questa giornata celebrativa, dunque, è sensibilizzare la popolazione per contrastare le cause che minacciano la specie come l’inquinamento.

Non è trascurabile, inoltre, il dato che attraverso le tartarughe marine è possibili rilevare lo stato di inquinamento delle nostre acque in quanto la salute della specie è fortemente collegata alla salute del mare.

L’Italia si è mobilitata al fine di tutelare queste creature attivando centri di recupero e di riabilitazione della specie con specialisti e volontari tutelando in tal modo habitat di fondamentale importanza per la sopravivenza delle testuggini.

Il Ministero della Transizione Ecologica è l’istituzione di riferimento per la tutela delle Tartarughe marine, specie protette ai sensi della Direttiva Habitat (92/43/CEE) la quale richiede ai Paesi Membri l’obbligo di svolgere attività di conservazione e di sorveglianza per evitare che siano catturate o uccise anche se accidentalmente.

La tutela di queste specie protette in Italia e le attività di recupero, soccorso e gestione delle tartarughe marine ai fini della loro riabilitazione e la manipolazione a scopi scientifici, sono condotte sulla base di specifiche Linee Guida nazionali, redatte con il contributo di ISPRA, Ente che fornisce al MiTE supporto tecnico-scientifico.

Tutti comunque possono contribuire alla salvaguardia di questa specie di animali in via di estinzione con piccoli gesti doverosi come quello di evitare l’acquisto di tartarughe da cattura togliendole dal loro habitat.

Le testuggini detenute o commerciate illegalmente sono soggette a confisca ai sensi della L.150/1992 e vengono mantenute all’interno di Centri autorizzati con conseguenti oneri connessi al loro sostentamento e problemi legati al benessere animale. Questi oneri sono a carico del MiTE.

Il MiTE rappresenta in Italia l’autorità di gestione della CITES e provvede alla corretta collocazione degli animali confiscati ed al loro mantenimento. Ne consegue che risulta necessario ricollocare gli animali in natura comportando un’operazione molto delicata nella quale rientrano l’accertamento dell’idoneità degli individui dal punto di vista sanitario e genetico e l’individuazione del sito adatto al ricollocamento. Occorrerà, infatti, massimizzare le probabilità di sopravvivenza dello stock di animali ricollocati tutelando, altresì, le popolazioni selvatiche da eventuale diffusione di patogeni e dal rischio di inquinamento genetico. Le questioni descritte vengono monitorate dal MiTE con il contributo degli studi effettuati dalle Università di Firenze (Museo di Storia Naturale) e di Perugia (Dipartimento di Medicina Veterinaria).

[ Cristina Marcello ]

foto autrice

 

 

 

 

 

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