In occasione della Giornata mondiale della biodiversità il 22 maggio, la Fondazione UNA sottolinea il ruolo strategico della pratica venatoria che, quando ispirata da un forte senso etico e di responsabilità, può trovarsi in una posizione privilegiata per tutelare gli equilibri di flora a fauna
I cacciatori sentinelle dell’ecosistema. Quanto potrebbe apparire una contraddizione in termini, viene reinterpretato e rivalutato dalla Fondazione UNA (Uomo, Natura, Ambiente) che, in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità 2021, fa chiarezza sul suo impegno di riqualificare l’attività venatoria e la figura del cacciatore. In che modo? Il cacciatore moderno – sostiene UNA – è consapevole dell’importanza di tutelare gli equilibri naturali di flora e fauna e interviene quotidianamente, con attenzione e consapevolezza, per preservare l’ambiente. Infatti, solo un’attività venatoria caratterizzata da un forte senso etico e di responsabilità può essere in grado di salvaguardare la biodiversità dei territori.
Gli oltre 350mila cacciatori affiliati alle associazioni fondanti di UNA, dimostrano come l’opera di moralizzazione di questo esercito armato sia già avviata.
Il cacciatore buono…
Il ruolo rinnovato di questa figura nasce dalla convinzione che possa essere un importante supporto alla comunità che vive sul territorio. Si configura, ad esempio, come il miglior alleato dell’agricoltore: preservare gli equilibri naturali implica infatti anche intervenire con azioni mirate nei confronti della fauna problematica, di quella in esubero o aliena, che con la sua presenza eccessiva arreca danni alle coltivazioni agricole, al reticolo idrico, al patrimonio forestale e, in generale, alle imprese agricole.
Il cacciatore dunque, svolgendo un ruolo di manutenzione del territorio, fornisce a chi lavora nei campi un importante contributo nel limitare i danni provocati al raccolto dalla fauna selvatica cacciabile, mentre per i danni provocati da quella non cacciabile si mette a disposizione per interventi mirati (deroghe o abbattimenti controllati). La sua costante presenza nell’ambiente naturale, lo rende un esperto del settore, in grado di vigilare costantemente sullo stato dell’ambiente del suo territorio.
A questa caccia «sostenibile» si contrappone la pratica illecita e irresponsabile del bracconaggio, molto lontana dai principi di UNA e dei cacciatori che aderiscono alla sua Fondazione.
Nell’ottobre del 2020 UNA ha fatto il suo ingresso in IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, impegnata nel trovare soluzioni pragmatiche per le sfide ambientali più urgenti e nel rafforzare il dialogo sulla conservazione della natura e dell’ambiente a livello internazionale.
È stata dunque la prima associazione italiana del mondo venatorio a far parte di un think tank di questo livello, un’occasione importante per fare luce sulla caccia come attività fondamentale e imprescindibile per la tutela della biodiversità e degli equilibri della natura.
[ Roberta Di Giuli ]
