Paola Villani • Le scelte ragionevoli, quelle che avrebbero permesso la «solidità» del nostro Paese, sono state sacrificate per il bene di pochi. Ora si pagano i conti e si evidenziano i danni di una politica logorata dall’interesse privato
Ne avevamo scritto l’anno scorso ma sono bastate alcune analisi approfondite (di cui i media informeranno a breve) per restituire il quadro completo. Un quadro desolante e che così può essere riassunto per sommi capi.
Chiaro – adesso – anche il senso scellerato delle politiche avviate. Si citavano opere importanti e si operava a fini di lucro su quelle ordinarie. Nel campo della manutenzione stradale si definiscono proprio così: opere ordinarie e straordinarie. E mentre si progettavano in tutti i settori realizzazioni straordinarie, si creava il quadro normativo perfetto per agire ed evitare ricorsi, per sottrarre gli amici degli amici ad ogni ipotetico controllo e per operare al di fuori della Normativa. Sì, perché di questo tratta il lungo articolo. Ma andiamo con ordine.
Non si trattava tanto di operare in grande ma si trattava di far operare solo e soltanto gli amici degli amici e – se questi non avessero avuto i titoli o le certificazioni occorreva soltanto produrli a tavolino. Tanto, dicevano tra loro, “chi controlla?”. A parole si dichiarava di “voler riavviare la macchina che progetta e realizza grandi, medie e piccole infrastrutture viarie, ferroviarie e marittime rimasta inceppata negli anni“, nella pratica si facevano progetti di ben altro tipo. Ma gli artefici del piano scellerato non avevano considerato che un’opera può anche essere realizzata ma se non viene eseguita a regola d’arte presto o tardi chiunque se ne potrà avvedere. Lo evidenzia anche il nome: infatti nell’ingegneria civile «ponti», «sottopassi» e «gallerie» vengono denominate «opere d’arte» nel senso che tutti (o quasi) possono progettare e realizzare una strada ma per alcune opere occorre «vera» competenza e «reale» capacità.
La fiducia nelle istituzioni
La fiducia nelle Istituzioni, la certezza delle regole, le buone pratiche erano capisaldi. Poi, qualcosa è mutato.
Quanti amministratori hanno smesso di pensare rettamente e hanno adombrato la possibilità di conseguire illeciti guadagni dagli appalti per la realizzazione di lavori e forniture? Troppi. Per questo gli antichi suggerivano di scegliere i politici tra una selezionata élite. Selezionata non in base al censo o al reddito ma su valutazioni comportamentali.
Ora tra alluvioni, semplici temporali o scrosci di pioggia, un intero Paese evidenzia i problemi etici e morali che hanno permesso a taluni, forse troppi, di agire indisturbati.
Quale Normativa?
Non è detto che i firmatari del Decreto si siano accorti delle anomalie in esso contenute, però alcuni articoli paiono al limite dell’incostituzionalità. Non certo quella evidenziata e riportata ma quella connessa al mancato rispetto dell’art. 28 della Costituzione “Art. 28 – I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli Enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli Enti pubblici.”.
E sentire molti, troppi politici che a più riprese citano la necessaria rirforma della Costituzione, solleva qualche perplessità? Colluso oppure semplice megafono di altri? Consapevole oppure del tutto inconsapevole?
Abbiamo sempre detto che non vi sono difficoltà ordinarie che non possano essere superate. E che a fronte di potenziali cambiamenti climatici in atto sarebbe stato sufficiente costruire infrastrutture più resistenti procedendo con operazioni idonee alla salvaguardia capillare del territorio, utilizzando tutte le tecniche possibili per far sì che nessuna alluvione avrebbe potuto apportare danni. Eravamo ragionevolmente certi che le uniche difficoltà che avrebbero dovuto essere superate erano di tipo economico ed invece si scopre – con rammarico – che l’unica difficoltà è morale. Individui senza morale hanno operato contro gli interessi della collettività. Non si tratta tanto di controllo della spesa quanto di controllo degli appalti. Anche a fronte di notizie di reato che hanno coinvolto apparati dello Stato è bene ripristinare le regole, denunciare chi deve essere denunciato e non temere possibili conseguenze sul piano politico.
Con gli articoli 40, 41, 70, 77, 120-123, 133 il Decreto Legislativo 104/2010 mirava a sovvertire il quadro normativo che impone rispetto delle regole, controlli e sanzioni severe ai sensi del già citato art. 28 della Costituzione.
Non si devono fare nuove infrastrutture ma occorre mantenere in perfetto stato quelle esistenti. E la manutenzione ordinaria costa meno di quella straordinaria. Si veda quanto è scritto nel Rendiconto del Bilancio dello Stato anno 2011. Come è stato possibile che la spesa straordinaria abbia superato, e di molto, quella ordinaria? La spesa straordinaria, come dice il termine, è solo e soltanto per far fronte alle emergenze. E questo non era un Paese in emergenza. Negli ultimi anni è stato soltanto un Paese mal amministrato.
