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AFASE IN ALLERTA PER L’ACCORDO UE-CINA: I DAZI UCCIDONO IL FOTOVOLTAICO

L’accordo sulla disputa commerciale in merito ai pannelli solari cinesi raggiunta dalla Commissione europea la scorsa settimana allarma gli esperti del settore


Dovrebbe far rumore la voce di Alleanza per l’Energia Solare Sostenibile e.V (AFASE), che, rappresentando una coalizione di oltre 740 aziende, operanti nel settore fotovoltaico europeo, per oltre 65.000 posti di lavoro, parla con esperienza e la giusta lungimiranza. Il suo appello è rivolto, ancora una volta, ai decisori istituzionali affinché evitino di approvare qualsiasi incremento dei prezzi destinato a creare una situazione insostenibile per gli installatori e gli sviluppatori fotovoltaici europei. Fin dall’introduzione dei dazi preliminari UE del 5 giugno – racconta AFASE – la domanda si è duramente contratta, portando all’insolvenza di alcune importanti società europee come Gehrlicher Solar.

 

Thorsten Preugschas, Amministratore delegato di Soventix e Presidente di AFASE, ha dichiarato: “L’aumento dei prezzi non farebbe che accelerare quello che abbiamo visto nei mesi scorsi, la distruzione di una significativa quantità di posti di lavoro lungo tutta la filiera dell’energia solare. Se il prezzo minimo pattuito tra l’Unione europea e la Cina fosse troppo alto, dovremmo licenziare personale in UE e cercare di offrire la nostra competenza sul solare al di fuori dell’Europa, dove la domanda di energia solare sta esplodendo. Tuttavia, lavoreremmo allora con installatori locali a discapito delle migliaia di installatori europei che rimarrebbero senza progetti solari su cui lavorare”.

 

Denis Gieselaar, Direttore di Oskomera Solar Power Solutions e membro del consiglio direttivo di AFASE, ha aggiunto: “Non vogliamo un aumento dei prezzi poiché diminuirebbe la domanda in Europa. Un accordo basato su prezzi minimi irragionevoli sarebbe una sconfitta su tutta la linea, anche per i produttori europei, in un momento in cui l’Europa cerca in modo disperato di stimolare la creazione di posti di lavoro «verdi»”.

 

Previsioni funeste anche da parte dell’istituto indipendente di ricerca svizzero Prognos che all’inizio dell’anno pronosticava come l’imposizione di dazi, di qualsiasi livello, potesse automaticamente innescare una riduzione della domanda, causando perdita di posti di lavoro. Nel dettaglio: con dazi del 60%, 242.000 posti di lavoro europei cancellati in tre anni.

 

[Redazione PROTECTAweb]

 

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