La Commissione deferisce il Regno Unito alla Corte di giustizia in conseguenza di carenze nella raccolta e nel trattamento delle acque reflue e per le emissioni non a norma di una Centrale in Galles
La Commissione europea ha deciso di deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia perché in 17 agglomerati urbani non sarebbe garantito un adeguato trattamento delle acque reflue. Ricordiamo che gli Stati membri dell’Unione sono tenuti a predisporre adeguati impianti di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane in quanto le acque non trattate rappresentano un rischio per la salute dell’uomo, le acque interne e l’ambiente marino.
La legislazione dell’UE sul trattamento delle acque reflue urbane risale al 1991 e ha previsto ampi margini di tempo per la sua applicazione. Gli Stati membri avevano tempo sino a fine 1998 per adottare un trattamento più rigoroso delle acque reflue provenienti da agglomerati prima del loro scarico in aree sensibili, sino a fine 2000 per assicurare un adeguato trattamento delle acque reflue di grandi agglomerati che scaricano in acque non specificate e sino a fine 2005 per prevedere un adeguato trattamento per gli scarichi di agglomerati di medie dimensioni e per gli scarichi, provenienti da piccoli agglomerati, in acque dolci e in estuari.
Emissioni sotto accusa
Anche la mancata riduzione delle emissioni della centrale a carbone di Aberthaw in Galles ha mosso la Commissione europea a deferire il Regno Unito alla Corte di giustizia dell’Unione europea. Le emissioni di ossidi di azoto (NOx) di tale centrale sono infatti risultate superiori ai limiti ammissibili.
A norma della legislazione dell’UE sulle emissioni di grandi impianti di combustione, gli Stati membri erano tenuti a ridurre le emissioni di diversi inquinanti originati da centrali entro il 1° gennaio 2008. L’impianto di Aberthaw non ottempera alle prescrizioni della direttiva perché opera sulla base di un’autorizzazione che stabilisce il limite delle emissioni di NOx a 1.200 mg/Nm3, rispetto al limite giuridicamente applicabile di 500 mg/Nm3 previsto dalla direttiva. La Commissione ha espresso le sue preoccupazioni dapprima in una lettera di costituzione in mora nel giugno 2013 e successivamente in un parere motivato nell’ottobre 2014.